Trovato morto in pineta a Torre del Lago, la rabbia della mamma: «Chi è coinvolto spero bruci all’inferno»
Durante il funerale, la madre del 31enne, Nadia, ha ricordato il figlio e chiesto a chiunque sappia qualcosa di farsi avanti: «L’angoscia di non sapere è atroce»
STAZZEMA. «Siamo nella casa del Signore e spero che mi perdoni per quello dirò: se esiste una giustizia divina spero che se qualcuno è coinvolto in qualche modo nella morte assurda di Michele, quel qualcuno bruci all’inferno per l’eternità».
A oltre due mesi di distanza ieri, 7 agosto, nel Duomo di Pietrasanta parenti e amici hanno potuto finalmente dare l'ultimo saluto a Michele Lorenzoni, il 31enne di Levigliani trovato senza vita il 4 giugno nella pineta di Migliarino a Torre del Lago.
L’ultimo saluto
La madre, Nadia Vezzoni, ha concluso così il suo lungo intervento, letto di fronte a una chiesa gremita di persone, in cui ha ricordato Michele, la sua bontà, la caparbietà nel saper riprendersi anche da un problema di salute, e soprattutto la sua troppo grande disponibilità dimostrata più volte. E che forse l'ha proprio portato alla morte.
Il funerale di Michele Lorenzoni è stato officiato da don Roberto Canale. In prima fila, accanto alla madre Nadia, il padre Giorgio – con cui Michele viveva a Levigliani – e il fratello. Tra i presenti, il sindaco di Stazzema Maurizio Verona e il sindaco di Pietrasanta Alberto Giovannetti. Tanti i compaesani di Levigliani, i colleghi della Cooperativa Sviluppo e Futuro e il presidente Emiliano Babboni, visibilmente commosso. E, subito a sinistra del feretro, un gruppo di giovani in t-shirt bordeaux con la scritta Caffè Michelangelo: gli ex colleghi del bar di Pietrasanta dove Michele aveva lavorato a lungo, venuti a salutarlo con quella divisa addosso, come se fosse soltanto un ultimo turno insieme.
Le parole della madre
Prima della frase finale, Nadia ha parlato a lungo di Michele. Lo ha fatto con la precisione e la tenerezza di chi conosce ogni piega di una persona. Ha ricordato la fiaccolata di Levigliani, le centinaia di persone che sono scese in strada per lui. «Lo hanno descritto e ricordato per com'era: spesso disordinato, non sempre puntuale, ma sempre disponibile, con un sorriso contagioso, voluto bene da tutti. Un ragazzo che non avrebbe fatto del male a una mosca». Poi la voce si è incrinata. «Mi manca tanto. Mi mancano i suoi abbracci e il suo dirmi: mamma, lo sai che ti voglio bene. Sono sempre stata orgogliosa del suo modo di essere e lo sarò sempre. Gentile – ricorda – ma soprattutto rispettoso».
E non ha utilizzato mezzi termini per dire che «Michele ha sbagliato ad andare in quel posto». Però «quella maledetta pineta dovrebbe essere un posto dove una famiglia può portare i bambini a passeggiare. Invece tutti sanno cosa succede lì, ma non si fa niente. È un luogo di spaccio, frequentato da centinaia di persone ogni giorno. Giovani che sbagliano ad andarci, perché si fanno del male. E forse qualcuno di loro è anche qui oggi. Ma sono persone che di solito tornano a casa. Michele non è tornato a casa». E poi il pensiero che la accompagna ogni notte: «Sento il dolore che deve aver provato. La consapevolezza che nessuno lo avrebbe aiutato, perché nessuna delle persone che lo amavano sapeva dove fosse. Sento la sua paura. E so che Michele ha avuto paura, tanta paura. Questo pensiero mi accompagna ogni giorno».
L’appello
Ha chiuso con un appello diretto «Se qualcuno ha informazioni su cosa sia successo a Michele e perché, si faccia avanti». Perché l'angoscia di non sapere è atroce.
Don Roberto Cardinali invece ha costruito la sua omelia attorno a un'unica immagine: il buio. Il buio che avvolge la terra alla morte di Gesù nel Vangelo, e il buio di quella pineta: un buio non solo fisico, ma morale, spirituale, umano. «È buio il fatto che nella nostra società possa esistere un luogo riconosciuto e accettato da tutti come un luogo fuori controllo», ha detto. E poi, rivolgendosi direttamente alla famiglia: «È buio il dolore della mamma, del padre, del fratello, degli amici, rimasti senza una risposta, senza conoscere la verità». Il momento più commovente della cerimonia è arrivato alla fine, con l'ascolto di una poesia scritta da Giorgio Lorenzoni, il padre del 31enne.
Le indagini sulla morte di Michele sono ancora in corso, mentre si attendono gli esiti delle analisi del medico-legali svolte sul corpo.
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