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L'omicidio

Delitto di Camaiore, le indagini su Piero Moriconi: sei colpi di fucile e un “piano” maturato da settimane

di Gabriele Buffoni
Delitto di Camaiore, le indagini su Piero Moriconi: sei colpi di fucile e un “piano” maturato da settimane

La Procura punta sulla premeditazione per il duplice omicidio di mercoledì. L’uomo, rimasto muto davanti alla gip, ci avrebbe pensato da inizio mese

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CAMAIORE. Si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande della giudice per le indagini preliminari Raffaella Poggi. Ieri, nel carcere di Lucca, Piero Moriconi è rimasto in silenzio durante l’udienza di convalida dell’arresto. Dichiarando solo di avere intenzione di nominare un proprio legale di fiducia in sostituzione di Giacomo Fabbri, l’avvocato che gli era stato assegnato d’ufficio nelle ore successive all’arresto avvenuto mercoledì.

Dopo che l’uomo, muratore 63enne di Pieve di Camaiore, ha freddato a colpi di fucile la moglie Kety Andreoni (51 anni) e il figlio Mirko (24 anni) nella corte davanti casa. L’arresto di Moriconi è stato immediatamente convalidato e, dopo l’iniziale riserva della giudice, nel pomeriggio di ieri è stata confermata anche la custodia cautelare in carcere.

La Procura sembra inoltre intenzionata a puntare sull’ipotesi della premeditazione: durante il lungo interrogatorio di mercoledì sera davanti alla pm Elena Leone infatti l’omicida non era rimasto in silenzio, raccontando la propria verità ma anche lasciandosi sfuggire che dall’inizio di giugno stava pensando di mettere fine alle vite di Kety e Mirko. Da quanto trapela da fonti investigative, avrebbe iniziato a maturare l’idea dopo un episodio risalente al 3 giugno durante il quale, forse in un accesso d’ira al termine dell’ennesimo litigio in famiglia, il figlio aveva rotto alcuni vasi di un vicino di casa. In quell’occasione erano intervenuti anche i carabinieri che avevano poi riportato la situazione alla normalità ma, per il muratore 63enne, quello sarebbe stato un punto di non ritorno.

Raccontando la sua verità Moriconi ha presentato agli inquirenti il racconto «di un atto estremo di un uomo esasperato», come ha confermato anche ieri mattina al termine dell’udienza di convalida l’ormai ex avvocato dell’omicida, che pure ha sottolineato come per la difesa si sia trattato di «un atto estemporaneo».

L’uomo ha dichiarato di aver ucciso moglie e figlio perché non avrebbe più sopportato «il mix esplosivo di frustrazione, depressione e ansia dovuto alla situazione complessiva – prosegue Fabbri – con un figlio problematico che, come ha raccontato Moriconi, abusava di alcol e droga e chiedeva in continuazione soldi a entrambi i genitori arrivando anche a minacciare il padre. E una moglie che aveva minacciato di andare via di casa per rifarsi una vita lasciandolo solo con il figlio». A questo si aggiungono la mancata accettazione da parte di Moriconi dell’omosessualità del figlio (denunciata più volte dallo stesso sui social network dopo il coming out di quattro anni fa) che avrebbe inasprito i rapporti tra i due in modo irrimediabile e i problemi coniugali con la moglie, a cui il figlio invece era molto legato e che lei avrebbe, secondo quanto riferito da Moriconi stesso al pm, affiancato spesso nelle sue richieste di soldi. «L’ho trovato ancora molto confuso – ha dichiarato l’avvocato Fabbri – avevo anche maturato l’idea di chiedere alla pm una perizia psichiatrica perché Moriconi, così come già mercoledì sera, si trova in un forte stato di agitazione e di depressione e ritengo ci siano gli estremi per valutarne la capacità di intendere e di volere sia al momento del fatto oltre che per affrontare un eventuale giudizio».

Emergono inoltre nuove indiscrezioni sulla dinamica del duplice omicidio. Elementi che sembrerebbero avvalorare proprio l’ipotesi della premeditazione. L’uomo infatti avrebbe aspettato il rientro a casa del figlio (che da quanto dichiarato dal cognato dell’omicida si trovava a pranzo dagli zii, a pochi passi da casa) e della moglie: questo spiegherebbe anche la disposizione dei corpi, quello del 24enne rinvenuto nel cortiletto davanti alla porta di casa mentre quello della moglie nella corte, vicino all’auto con cui sarebbe tornata. Inoltre sono ben sei i colpi sparati dal fucile, quattro per uccidere Kety e due contro il figlio Mirko. I carabinieri avrebbero poi sequestrato all’uomo un vero e proprio arsenale di 6-7 fucili, tutti regolarmente registrati.


 

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