Strage di Viareggio, Mauro Moretti si è costituito in carcere
La decisione della Suprema Corte ha reso esecutive le condanne per il disastro del 2009: respinti tutti i ricorsi e confermate le pene per gli ex dirigenti coinvolti, chiudendo una delle vicende giudiziarie più lunghe e dolorose per la città
VIAREGGIO. Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e di Rete Ferroviaria Italiana, si è presentato spontaneamente in carcere nella tarda serata di giovedì 25 giugno. La decisione è arrivata poche ore dopo che la Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne per gli imputati coinvolti nel procedimento sulla strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, una delle pagine più drammatiche della storia recente del Paese: 32 vittime e oltre cento feriti. La Quarta sezione penale della Suprema Corte ha respinto i ricorsi presentati dagli imputati, confermando integralmente la sentenza dell’Appello ter. Per Moretti resta dunque valida la condanna a cinque anni di reclusione, così come vengono confermate le pene inflitte ad altri dieci tra ex dirigenti e tecnici delle società che avevano in carico la gestione e la manutenzione del convoglio deragliato.
La lunga vicenda giudiziaria e il nodo delle attenuanti
Il nuovo giudizio d’appello — il cosiddetto Appello ter — era stato disposto dalla Cassazione nel gennaio 2024. In quell’occasione la Corte aveva confermato la responsabilità penale degli imputati, ma aveva chiesto ai giudici fiorentini di rivalutare esclusivamente la misura delle pene, concentrandosi sulla corretta applicazione delle attenuanti generiche. Il punto contestato riguardava la riduzione della pena: nella sentenza del 2022 le attenuanti erano state riconosciute nella misura minima di un nono, mentre le difese chiedevano la diminuzione massima prevista, pari a un terzo. La Corte d’Appello di Firenze aveva però respinto le richieste, ritenendo che la gravità eccezionale dei fatti non consentisse un’ulteriore riduzione. Nelle motivazioni depositate un anno fa, i giudici avevano scritto che «per mantenere sanzioni il più possibile adeguate alla gravità eccezionale dei fatti» la diminuzione non poteva superare il limite di un nono. Una posizione confermata ieri dalla Cassazione, che ha chiuso definitivamente il percorso giudiziario.
Una ferita ancora aperta
La sentenza della Suprema Corte arriva a pochi giorni dal nuovo anniversario della tragedia di Viareggio. Per i familiari delle vittime e per l’intera comunità, il pronunciamento rappresenta la conclusione di un processo durato oltre quindici anni, segnato da rinvii, ricorsi e passaggi complessi. Con la decisione di ieri, la Cassazione mette un punto fermo su una vicenda che ha segnato profondamente la città e il Paese, confermando le responsabilità e rendendo esecutive le condanne.
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