Terremoto in Venezuela, trovato il corpo di Giuseppe Colaianni: ha salvato la moglie prima di morire – Il dolore del figlio in Toscana
La tragedia che ha colpito il Paese sudamericano continua a restituire storie di coraggio e disperazione, mentre dalle zone devastate arrivano conferme e testimonianze che raccontano l’impatto umano del sisma anche sulle comunità italiane all’estero
Un gesto eroico e poi la tragedia. C’è il nome della prima vittima italiana in Venezuela. Il Paese del sud America sta vivendo una delle pagine più drammatiche della sua storia recente. Le scosse che nelle prime ore di giovedì 25 giugno hanno devastato vaste aree del Paese hanno lasciato dietro di sé un quadro di distruzione totale, con intere comunità isolate e un numero di vittime destinato purtroppo a crescere. Alle 15 di venerdì 26 giugno si parla di quasi 300 morti, mentre si scava ancora tra le macerie. Le autorità parlano di decine di migliaia di dispersi, un dato che rende l’idea della portata del disastro e della difficoltà dei soccorritori, impegnati a scavare senza sosta tra cumuli di detriti.
La prima vittima italiana
In questo scenario di dolore globale, l’Italia piange la sua prima vittima con doppia cittadinanza: Giuseppe Colaianni, 55 anni, nato a Calascibetta, nell’Ennese, e da tempo residente nei pressi di Caracas. L’uomo ha perso la vita compiendo un gesto di straordinario coraggio: ha messo in salvo la moglie pochi istanti dopo l’inizio della scossa, spingendola fuori dall’abitazione. Subito dopo, il crollo improvviso dell’edificio lo ha travolto.
Il legame con la famiglia e l’ultima videochiamata
La tragedia si intreccia con un momento che avrebbe dovuto essere di festa. Due giorni prima del sisma, Giuseppe e la moglie avevano videochiamato la figlia Antonella, 22 anni, che vive in Francia per motivi di studio, per farle gli auguri di compleanno. È stato l’ultimo contatto tra padre e figlia. La famiglia Colaianni era molto unita: i genitori avevano trascorso due anni in Francia per stare vicino alla ragazza, prima di rientrare in Venezuela appena venti giorni fa. Giuseppe lascia anche un altro figlio, Egidio, 27 anni, che vive e lavora a Firenze come ingegnere chimico.
Il ricordo a Calascibetta
La notizia della sua morte ha scosso profondamente la comunità di Calascibetta, dove Giuseppe tornava ogni volta che il lavoro glielo permetteva. I parenti lo descrivono come un uomo solare, appassionato di musica rock e legatissimo alle tradizioni della sua terra. La cugina Giovanna ricorda i suoi rientri in Sicilia, le richieste affettuose — come il tiramisù che adorava — e la sua fede calcistica nata ai tempi in cui acquistò la prima chitarra a Bologna. La sua scomparsa diventa simbolo del dramma che sta colpendo migliaia di famiglie italo‑venezuelane, sospese tra la speranza di ritrovare i propri cari e la consapevolezza della devastazione lasciata dal sisma.
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