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Torre del Lago, 31enne trovato morto in pineta: cosa è successo a Michele? Ipotesi malore fatale, disposta l’autopsia
Michele Lorenzoni, era originario di Levigliani, frazione di Stazzema. Il suo corpo è stato trovato nella macchia di Migliarino il 4 giugno scorso: «Un ragazzo che sapeva farsi volere bene»
STAZZEMA. C’è un paese, in Alta Versilia, che in questo momento non riesce a darsi spiegazioni. Levigliani, frazione del comune di Stazzema, ai piedi del Monte Corchia, si è svegliato con un vuoto enorme: Michele Lorenzoni, 31 anni, il suo Miché, non c’è più.
Il corpo del giovane è stato ritrovato il 4 giugno nella macchia di Migliarino, nella pineta al confine tra Torre del Lago e Vecchiano, all’interno del Parco naturale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli. La sua moto era parcheggiata in via Matteotti a Torre del Lago. A ucciderlo, con ogni probabilità, è stato un malore: sul corpo non ci sono segni che possano far pensare a una morte violenta. Verrà comunque eseguita un’autopsia.
Michele aveva 31 anni, un lavoro, una fidanzata e una vita che scorreva con la serenità di chi è radicato in un posto e in una comunità. Nulla, nei giorni precedenti, lasciava presagire quello che sarebbe successo. A dirlo con chiarezza è l’avvocato Francesco Mazzei, legale della famiglia: «I genitori sono sconvolti, non si sarebbero mai aspettati nulla di simile. Sono sorpresi da tutto: dal luogo del ritrovamento, dall’accaduto. Non c’erano sentori che si potesse arrivare a una cosa del genere. Lavorava, aveva la fidanzata, aveva una vita regolare. Anche ieri sera se ne parlava: la mamma non se lo riesce a spiegare». Sul piano giudiziario, tutto è ancora aperto. «Sarà soltanto l’autopsia a farci capire la situazione», ha spiegato Mazzei. «Gli inquirenti (al lavoro i carabinieri di Pisa, ndr) non si sono espressi ufficialmente». Il legale ha anticipato che la famiglia nominerà un consulente tecnico di parte. C’è da capire come mai il giovane abbia lasciato la moto a Torre del Lago, per poi finire in mezzo alla pineta. In un luogo tristemente noto alle cronache perché crocevia dello spaccio di stupefacenti.
Chi ha lavorato con Michele non fatica a descriverlo. Emiliano Babboni, presidente della Cooperativa Sviluppo e Futuro di Levigliani, lo ha conosciuto bene nel corso degli anni e lo ricorda con tanto affetto: «Era un ragazzo solare che va ricordato per la sua semplicità, naturalezza ed empatia. Penso che l’empatia fosse il suo tratto che tutti gli riconoscevano, sia qui in paese a Levigliani, sia quando prima lavorava al Caffè Michelangelo a Pietrasanta. A Michele, tutti volevano bene».
Un’empatia che non era una qualità astratta, ma si misurava nei fatti. Quando la cooperativa lo mandava nelle strutture alberghiere della costa versiliese a distribuire il materiale promozionale del Corchia Park, bastava poco perché Michele diventasse un volto di casa ovunque andasse. «Una cosa che mi colpiva è che dopo poco tempo tutti lo salutavano, tutti sapevano chi era», ricorda Babboni. «Aveva creato empatia con la sua semplicità, col suo modo di fare, sempre col sorriso in faccia. In tanti mi dicevano: “Mandami Michele”. In così poco tempo creava tante connessioni». Il rapporto di Michele con la Cooperativa Sviluppo e Futuro non era casuale: suo padre Giorgio è socio e vicepresidente della realtà, una delle colonne del sistema turistico e comunitario di Levigliani, che gestisce tra l’altro il Corchia Park. Michele aveva collaborato con la cooperativa in modi diversi nel corso degli anni: dalla guida del bus per il trasporto scolastico e turistico, alle collaborazioni nel circolo del paese, fino alle ultime settimane. «Nel periodo di maggio, con le scuole e il picco di lavoro, gli avevamo rifatto un contratto», racconta Babboni.
«Ci stava ridando una mano proprio adesso». «Era una persona con la battuta pronta, disponibile, estremamente generosa, estremamente buona», continua il presidente. «Era una mascotte, nel senso più bello del termine: quando faceva una battuta, una risata, era lui il punto di riferimento. La sua scomparsa ha lasciato nello sconcerto tutta la cooperativa». Babboni aggiunge che il legame andava oltre Michele: anche il fratello Gabriele aveva collaborato con la cooperativa, e tutta la famiglia — padre, madre Nadia, i figli — era parte integrante del tessuto di Levigliani. «È una famiglia che si era messa a disposizione del paese. Tutti davano una mano».
A Levigliani, l’Unione Sportiva è l’associazione di giovani volontari che ogni anno organizza il Levigliani Wine Art Festival, una delle manifestazioni più attese dell’estate versiliese. Michele era parte di quel mondo, del circolo, di quella allegria collettiva che tiene unito un paese piccolo: «Ci sono parole che non si vorrebbero mai scrivere – il commento dell’Unione Sportiva – Michele era uno di noi, con quell’allegria contagiosa che riempiva il circolo e rendeva tutto più leggero. Trentuno anni». E poi la rabbia, quella che non si riesce a trattenere: «Insieme al dolore profondo, emerge una forte rabbia e un senso di profonda ingiustizia. Una domanda resta inevitabile: come si può morire così? ». Il saluto finale è quello di chi ha perso un amico vero: «Ciao Miché, non ti dimenticheremo».
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