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Spiagge in Versilia, meno tradizione e più intrattenimento: «Ma a caro prezzo» – Così cambia il turismo balneare

di Matteo Tuccini

	Relax in spiaggia a Viareggio in questi primi giorni di caldo (foto Giannini)
Relax in spiaggia a Viareggio in questi primi giorni di caldo (foto Giannini)

Le famiglie storiche lasciano il posto alle multinazionali: i clienti alle prese con le nuove tariffe. E intanto nella categoria dei balneari dimissioni e voglia di ricorrere in tribunale: «I Comuni si assumano le loro responsabilità»

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VIAREGGIO. «Tutto passa», sospira Robert Duvall nella seconda parte de “Il Padrino”. E se è vero, com’è vero in effetti, è facile comprendere che anche per il turismo balneare un’epoca – con tutto l’immaginario malinconico che si porta dietro – si stia chiudendo. La rivoluzione delle spiagge, causata dalla messa a gara delle concessioni entro l’estate del 2027, è già in corso. E sta portando i primi cambiamenti.

Per i balneari, che fanno i conti con le “aste” tra progetti di partecipazione e rilancio, decisioni di dare battaglia in tutte le sedi – tribunali in primis – e dimissioni ai vertici delle associazioni. La più clamorosa, quella che sta facendo discutere, l’ha comunicata Marco Daddio, ormai ex presidente dei balneari di Lido di Camaiore. Ma le novità sono anche per i clienti che si sono affacciati in questi giorni agli stabilimenti che stanno cambiando gestione e politica, soprattutto tariffaria: al punto che c’è chi ha deciso di rinunciare al posto spiaggia, oppure di trovarne un altro dopo decenni di fedeltà.

Cosa sta cambiando

Stessa spiaggia, stesso mare? Ormai dipende. La faccia conosciuta del balneare che ti aspetta all’ingresso, con i soliti riti e le consuete lamentele per le pretese del bagnante, potrebbe essere rimpiazzata da un professionista a orario continuato, che invece di strappare il pallone tra le urla, propone un happy hour e pure una serata in musica in cui scatenarsi. Aprendo dovutamente il portafoglio, ovvio. «Il cambiamento è evidente – spiega Daddio dopo le dimissioni da presidente dei balneari lidesi – e, dal nostro punto di vista, non è in meglio. Le imprese familiari sono già state rimpiazzate in vari casi da grandi gruppi imprenditoriali, che utilizzano lo stabilimento non come fine, ma come mezzo per le proprie strategie pubblicitarie e di marketing». Il bagno in Versilia diviene così uno strumento di comunicazione di uno stile di vita improntato al divertimento, ma soprattutto – dicono i “vecchi” balneari – «all’esclusività e al lusso. I prezzi stanno già aumentando, e non a caso i clienti se ne vanno». Secondo Daddio, ma anche secondo il collega Tommaso Magnani, presidente dei balneari di Viareggio che alcuni giorni fa ne aveva già parlato al Tirreno, il rischio è che si crei «un turismo balneare elitario, non alla portata di molti nostri concittadini e comunque della maggioranza delle persone. Perché i prezzi rincareranno, soprattutto dopo gli investimenti messi sul piatto da queste importanti realtà economiche. E non tutti potranno adeguarsi».

Multinazionali al posto delle famiglie storiche

Il caso di attualità è quello del Tala Beach, il progetto di Dimitri Kunz che è il compagno dell’ex ministro Daniela Santanchè: una volta acquistati due stabilimenti balneari a Marina di Pietrasanta, di cui uno (il Felice) della famiglia dell’ex sindaco e senatore Massimo Mallegni, Kunz ha svelato «un’idea innovativa di stabilimento balneare, visto che intendiamo fare vivere la spiaggia del Tala Beach dall’alba fino a tarda notte, dalla colazione al pranzo fino alla cena. Costo degli stagionali (i posti spiaggia per tutta la stagione turistica, ndr) tra i 10mila e i 12mila euro. Ma non sarà un Twiga-bis». Però il modello è quello, così come l’Alpemare della famiglia Bocelli e gli altri stabilimenti che a Forte dei Marmi propongono un programma di intrattenimento con feste e musica a go-go. A cui le famiglie balneari tradizionali sono avverse. Un’opposizione che comunque sta diventando minoritaria, visti i tanti passaggi di proprietà in spiaggia.

La gestione delle spiagge

Proprio a Forte è notizia ufficiale di ieri che Roberto Santini, patron dello storico bagno Piero, si è dimesso da vicepresidente dell’Unione proprietari bagni. «Motivi personali», assicura Santini. Che è uno dei più lucidi osservatori di un turismo balneare che sta cambiando il suo Dna. «Certamente le famiglie balneari tipiche, che per anni hanno accolto la clientela in spiaggia, stanno lasciando il passo ai colossi, anche multinazionali – dice Santini – Io credo che la politica debba assumersi le proprie responsabilità, cercando di governare questo fenomeno per tutelare l’interesse pubblico». Che è quello di mantenere una parte delle spiagge anche a gestione privata, ma con tariffe adeguate a una clientela media che soffre questo momento di crisi economica: «È così – concorda Santini – fermo restando che Forte ha un livello di alta qualità, di eccellenza, è necessario che le amministrazioni comunali si facciano carico dell’interesse pubblico. Garantendo arenili attrezzati alla portata di tutti». Le amministrazioni locali, però, vengono criticate dai balneari tradizionali. «Ci sono Comuni che stanno accelerando sulle gare, e questa impostazione non ci va bene – dice Daddio, facendo riferimento ai Comuni che si stanno muovendo dopo i richiami dell’Antitrust – Per quanto mi riguarda, confermo che ho deciso di lasciare la presidenza perché appartengo a una minoranza che a Lido dovrà confrontarsi con le gare, visto che quasi tutti gli altri hanno “l’atto formale” (la concessione è stata rinnovata per altri anni dietro garanzia di investimenti, ndr). Ma non ho intenzione di mollare. Anzi, stiamo già portando in tribunale la nostra battaglia». Ricorsi e controricorsi «per difendere le nostre attività: su questo tutte le associazioni balneari versiliesi sono unite – conclude Daddio – La politica finora ci ha deluso: adesso deve prendere in mano la situazione per evitare un cambiamento radicale, non in meglio, della nostra economia e del nostro territorio».

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