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Cartello sul cibo in spiaggia a Forte dei Marmi, divieto illegittimo: «Portarselo da casa? Un diritto». E ora spunta anche una circolare – Cosa succede

di Angelo Petri

	Il cartello
Il cartello

Il Comune e i balneari: è inaccettabile vietare al cliente di servirsi di una borsa frigo. Poi la precisazione: «Trasformare l’arenile in un’affollata area picnic è un’altra cosa...»

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FORTE DEI MARMI. Non c’è pace sotto il sole della Versilia. La polemica è esplosa sui social e a far saltare i nervi, nel weekend pasquale, è stato un cartello apparso alla spiaggia comunale di Levante. Poche righe che vietavano l’introduzione di cibi e bevande dall’esterno, adducendo e motivazioni legate alla “sicurezza alimentare” e alla “tracciabilità”.

Il risultato? Un polverone mediatico che ha sollevato più sabbia di un libeccio settembrino, trasformando un tranquillo inizio di stagione in un caso politico-gastronomico.

Il punto dell’Unione proprietari bagni

Stefano Giannotti, presidente dell’Unione proprietari bagni, mastica amaro ma commenta con il consueto pragmatismo. «Forse i cartelli andrebbero scritti con maggiore cautela», spiega riferendosi alla formulazione del divieto, ma la sostanza, per lui, è più profonda della sintassi. «Ci vuole buon senso da entrambe le parti, quella del gestore e quella del cliente – prosegue Giannotti –, nulla vieta di mangiarsi sotto l’ombrellone una focaccia farcita comprata dal fornaio. L’importante è il decoro: non bisogna trasformare la spiaggia in un’area picnic selvaggia».

Giannotti traccia poi una linea netta tra la “vecchia guardia” e i nuovi investitori: «I balneari storici hanno probabilmente più tolleranza. Le nuove gestioni, spesso orientate a trasformare il bagno in un club d’élite, comprensibilmente mal digeriscono certi comportamenti». Il presidente dell’Upb solleva anche un paradosso fiscale spesso dimenticato: il rischio che un controllo della Finanza possa scambiare una bibita portata da casa per una vendita “al nero” del gestore. «È successo l’anno scorso: un cliente con una bottiglietta d’acqua ha rischiato di mettere nei guai un collega perché privo di scontrino. Si è risolto tutto solo perché il bagno non vendeva quella marca».

Per evitare nuovi equivoci, l’Unione invierà una circolare ai soci: mangiare sotto la tenda è lecito, purché fatto con garbo.

Sindaco e vice

Il sindaco Bruno Murzi per parte sua è intervenuto a gamba tesa, definendo l’accaduto un potenziale «abuso». Non esistono, infatti, regolamenti comunali che impediscano il consumo di un pasto frugale portato da casa. Il mandato agli uffici comunque è stato perentorio: verificare che non vi siano “sceriffi della focaccia” pronti a perquisire le borse dei turisti.

Ancora più netto il vicesindaco Andrea Mazzoni: «Stiamo scrivendo ufficialmente alla gestione del bagno comunale. Non possono assolutamente vietare l’uso delle borse frigo. Se nei bagni privati qualcuno può storcere il naso, in una struttura pubblica certe uscite sono inaccettabili». In conclusione, tra club d’élite e nuove gestioni rigorose, il Comune mette il veto sui divieti: portarsi qualcosa da mangiare da casa resta un diritto del bagnante. La focaccina resta la regina incontrastata dell’estate, a patto di non apparecchiare per dodici con tanto di pasta al forno fumante.

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