Camaiore, addio a Eva Domenici: pastora e anima pura di Campo all’Orzo
Era l’ultima residente e simbolo di un mondo ormai scomparso: «Portava avanti un’esistenza di altri tempi con umiltà»
CAMAIORE. Era conosciuta come l’Eva di Campo all’Orzo (o Campallorzo, nella versione più popolare): è scomparsa a 92 anni Eva Domenici, dopo una vita vissuta nella semplicità, a contatto con la natura. Impegnandosi nell’attività di pastorizia nella frazione sopra Camaiore. Che con lei perde l’ultima residente “storica”, anche se non più effettiva.
Per problemi di salute, infatti, da anni Eva Domenici si era trasferita a Metato a casa del nipote Rossano. Ma fino a che ha potuto è rimasta a Campo all’Orzo, dove conduceva la sua vita in solitudine, quasi da eremita, e sempre per scelta. La sua è stata una vita di lavoro e sacrificio, in un modo diverso e lontano rispetto ai ritmi ormai veloci della vita moderna, che ormai ha contagiato tutti. Però Eva aveva scelto di stare in pace con se stessa, occupandosi di un gregge di pecore.
Era rimasta a lungo l’unica a vivere stabilmente in quella zona, che prende il nome dalla vasta coltivazione del cereale che veniva fatta negli ampi appezzamenti che ne contraddistinguono il territorio. Un tempo questa frazione era abitata da centinaia di persone, che poi – quanto la coltivazione di orzo e patate non era più un fattore economico per la gente del posto – hanno deciso di andarsene. Ora la zona si anima raramente, anche perché è molto in alto e raggiungibile solo a piedi, e succede solamente grazie al passaggio dei tanti escursionisti che ne attraversano i sentieri e le mulattiere facendovi tappa, invitati anche dalla visione del suggestivo panorama che la montagna offre.
Nel 2015 l’allora sindaco di Camaiore, Alessandro Del Dotto andò a fare visita a Eva come ultima residente, portando i suoi saluti a quell’anima solitaria, ma felice, che guardava dall’alto i quasi 33mila abitanti di Camaiore. È rimasta arzilla fino a quando non ha avuto dei problemi di salute che non le hanno permesso di rimanere dove aveva trovato il suo equilibrio e la sua felicità, a contatto con la natura e un mondo sano e scomparso. Penultima di cinque figli, è stata un’instancabile lavoratrice; non si era sposata. Lascia il nipote Rossano, la cognata, parenti tutti. Il funerale a cura dell’agenzia funebre Il Colosseo, è fissato oggi alle 15 nella chiesa della Badia.
«Ci ha lasciati Eva Domenici, la mitica “pastora” di Campo all’Orzo – è il ricordo del sindaco di Camaiore, Marcello Pierucci – Eva è stata una figura davvero unica, quasi fiabesca: 92 anni, molti dei quali vissuti lassù, tra le pendici delle Apuane, in un vero e proprio angolo di paradiso. È rimasta per lungo tempo l’unica abitante di un luogo lontano e ormai spopolato, forse complici la distanza dalle comodità quotidiane e i quasi mille metri di altitudine. Lei no. Lei è voluta rimanere lì, almeno finché le forze glielo hanno permesso. Credo, e come biasimarla, che non volesse privarsi del silenzio quasi magico di quel luogo, lontana dal frastuono della costa. Viveva di lavoro e semplicità, portando avanti le mansioni di un’esistenza ormai di altri tempi. Le giornate si dividevano tra agricoltura e pastorizia: niente gas né televisione, solo l’allaccio alla corrente e al telefono e una piccola radio con cui si intratteneva mentre produceva quelle forme di formaggio che profumavano di vero. Spesso, durante le mie uscite in mountain bike (ormai qualche anno fa), mi fermavo per salutarla e per fare due chiacchiere. Ricordavamo insieme la mia nonna Pia, che per tanto tempo è stata sua vicina di casa proprio lì, a Campo all’Orzo. Per me era un po’ un ritorno ai momenti belli dell’infanzia, quando ci bastava davvero poco per essere felici. Eva è stata un genuino esempio di attaccamento profondo alle proprie origini: mai le avrebbe rinnegate, per niente al mondo. Ci sentivamo un po’ più protetti sapendo che, lassù, più in alto di tutti, c’era lei a vegliare su di noi, autentica e pura, incorrotta e incontaminata dal mondo di oggi. Un’umiltà che ha nobilitato un’intera vita, incarnando e trasmettendo i valori del mondo che fu, e che a volte vorremmo che fosse ancora».
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