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Maxi investimenti sui bagni della Versilia “griffata”: «Vi spiego perché qui le aste non contano»

di Luca Basile

	Il bagno Franco Mare di Fiumetto
Il bagno Franco Mare di Fiumetto

La nostra intervista a Francesco Verona (balneari) sull’affare di mister Luxottica a Fiumetto

13 aprile 2024
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PIETRASANTA. La Versilia, griffata e esclusiva, non nasce e sfiorisce nel solo perimetro nobile di Forte dei Marmi. L’investimento, a più zeri, sul Bagno Franco Mare di Fiumetto a firma del gruppo Triple Sea Food, che vede come primo referente Leonardo Maria Del Vecchio uno degli eredi del patron di Luxottica, apre infatti a scenari poco immaginabili solo qualche anno fa.

Forte, con i suoi stabilimenti balneari saldamente nelle mani delle famiglie Berlusconi, Barilla, Giacometti, Bocelli giusto per citarne alcuni, resta ovviamente la location da copertina, ma è evidente che l’interesse dei grandi investitori si stia “allargando” ad altre zone.

«Marina di Pietrasanta propone realtà di grande prestigio: ci sono infatti stabilimenti balneari di assoluto livello. Certo, non siamo Forte dei Marmi, ma la qualità e la bellezza delle nostre attività è nota. Proprio per questi motivi l’ investimento da parte di una società collegata a Del Vecchio di Luxottica: non mi sorprende: parliamo del resto di un bagno, come il Franco Mare, di riconosciuto valore. E, come detto, non è il solo sulla nostra costa» le parole di Francesco Verona, presidente del Consorzio Mare Versilia.

Il quale, in questi giorni è a Bruxelles, alla guida di una delegazione di concessionari di zona per fare il punto con i parlamentari europei sulla direttiva Bolkestein. «Il tempo stringe, le aste sono fissate per fine anno. Si stanno aprendo alcuni fronti interessanti a tutela delle giuste aspettative dei concessionari: abbiamo infatti riscontrato disponibilità a più livelli, ma tutto, da adesso in poi, si deve tradurre in fatti concreti. Se siamo preoccupati? Si, certo», le parole di Verona.

È proprio l’orizzonte, sempre più nitido, della Bolkestein a innescare il punto di domanda: perché investire oggi denaro, tanto denaro, in uno stabilimento balneare quando alle porte ci sono le aste per le spiagge?

«Per un grande gruppo, come quello che si è interessato al Franco Mare, aste o non aste cambia poco: parliamo – le parole di Verona – di investitori con enormi disponibilità che non avranno alcun problema a partecipare appunto alle aste in questione e ad aggiudicarsi la concessione. Diverso è il discorso per gli stabilimenti che si reggono sull’impresa familiare e che rischiano di dovere cedere il passo a queste società con patrimoni assolutamente non concorrenziali», così il pensiero di Verona. Che a nome della categoria aggiunge: «Da un lato l’investimento di queste società, a Marina, è un importante attestato di considerazione che valorizza tutto il nostro territorio e ci rende orgogliosi, dall’altro però fa ben comprendere a tutti che, nel caso di aste, le imprese locali, di fronte a certi colossi economici, sono destinate a soccombere. Con quello che ne potrebbe conseguire per tutta l’economia locale, visto il volume dell’indotto sviluppato grazie anche alle nostre attività».


 

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