Il Tirreno

Versilia

L’incertezza

Bagni, aste per la Bolkestein. Il governo non dà indicazioni ai comuni

di Matteo Tuccini
Bagni, aste per la Bolkestein. Il governo non dà indicazioni ai comuni

Bergamini (FI) in Parlamento: servono più certezze a una categoria che ha subìto danni per il malte

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Tempi duri per chi sta al Governo e ha sul tavolo tanti dossier che scottano. Uno di questi è la direttiva Bolkestein, con i balneari - popolo tradizionalmente di centrodestra - arrabbiati per i danni delle mareggiate che devono affrontare senza sapere se la prossima estate saranno loro a guidare gli stabilimenti.

Le concessioni delle spiagge scadono il 31 dicembre, tra meno di due mesi (a meno che non scatti la proroga al 31 dicembre 2024, prevista anche da Draghi): per chi in questo momento sta con gli stivali nelle sabbie mobili, e deve programmare lavori di ristrutturazione degli stabilimenti danneggiati, è una scadenza inaccettabile.

«Fossi nel Governo, farei scorta di Maalox», dice un esponente versiliese di Forza Italia, a proposito dei rappresentanti dell’Esecutivo che devono dare tante risposte. Proprio uno di loro, il sottosegretario ai Trasporti Tullio Ferrante, è stato chiamato ieri a rispondere all’interpellanza parlamentare "urgente" della deputata forzista Deborah Bergamini. Una risposta che non ha convinto la stessa Bergamini, figuriamoci la "pancia" della categoria. Anche se il sindacato Sib Confcommercio ufficialmente si dice soddisfatto di quanto emerso alla Camera dei deputati.

A Montecitorio Bergamini ha chiesto di dare «certezze a una categoria che in questo momento affronta le problematiche della mareggiata con la scadenza vicina delle concessioni». Lo dice da versiliese, che conosce le imprese balneari e ritiene che sia motivo di sconcerto la possibilità che vengano sostituite da altre imprese, magari multinazionali. Che il rischio sia reale o no - una multinazionale dovrebbe forse concorrere per gestire più stabilimenti, non uno solo - la questione delle "aste", o gare pubbliche, delle spiagge è di massima urgenza per territori come la costa apuana e versiliese. La stessa Bergamini sottolinea, con onestà, che sui balneari ci sono «opinioni contrastanti». Ma è un fatto che parliamo «di centinaia di piccole imprese familiari», di cui decine sono state interessate dalla mareggiata, e che hanno un destino appeso a un filo.

La risposta del sottosegretario Ferrante in aula è stata molto parca di rassicurazioni. In un preambolo abbastanza lungo, si fa capire che la situazione è stata compromessa dalle sentenze del Consiglio di Stato e della Corte di giustizia europea. È la verità: oggi la Bolkestein si gioca su un campo troppo definito giuridicamente, perché si possa tornare al calcio d’inizio. È praticamente impossibile ristabilire il sistema precedente, nonostante le richieste della parte più intransigente della categoria: rinnovi automatici e proroghe delle concessioni non sono più tollerati in un quadro di norme europee che prevalgono su quelle nazionali, almeno fino a quando il nostro Paese rimarrà nell’Unione. E allora? Ferrante fa un passaggio brevissimo e non chiarissimo sulla possibilità di rinviare la scadenza dei titoli, e poi ricorda «il lavoro fatto con il Tavolo tecnico istituito alla Presidenza del Consiglio dei ministri, per accertare la non scarsità della risorsa». Qui bisogna ricordare che secondo un’interpretazione della direttiva Bolkestein, se le spiagge non sono considerate risorsa scarsa - e quindi da assegnare con procedura di gara pubblica - allora le "aste" non si fanno. «Sulla base dei dati disponibili ad oggi - dice il sottosegretario Ferrante - il documento ha attestato che la quota di aree occupate equivale al 33% delle aree disponibili». Tante spiagge ancora a disposizione vorrebbe dire che si può evitare l’applicazione della Bolkestein. Una certezza che non viene condivisa da altri esperti e giuristi. Non a caso la deputata Bergamini, nella controrisposta, manifesta approvazione per il Tavolo tecnico, tornando però a battere sulla questione irrisolta delle concessioni in scadenza. «Se il Governo non dice ai Comuni cosa devono fare - ricorda la parlamentare - c’è la possibilità che qualcuno vada per conto suo, preparando e dando il via ai bandi di gara. Con il rischio di ricorsi dei balneari che portino i Comuni a possibili procedimenti per danno erariale». E poi, il Governo non potrà disapplicare la Bolkestein con una semplice relazione di un Tavolo tecnico: bisognerà andare a trattare con l’Unione Europea, perché accetti una riforma che non riforma. Su questo incombe la posizione del ministro Raffaele Fitto: quando esplose il caso Bolkestein, all’epoca dell’ultimo governo Berlusconi, Fitto c’era già e propose ai balneari "aste" con criteri premianti per l’esperienza acquisita. Si scatenò una mezza rivolta e tutto fu archiviato. La sua posizione, dicono i bene informati, non è cambiata negli ultimi dieci anni: dato che è un peso massimo di Fratelli d’Italia, il partito più forte, è un bel problema per i balneari. Però nel partito di Giorgia Meloni c’è anche il deputato versiliese Riccardo Zucconi, che assicura: «La mia posizione sul tema non è cambiata di una virgola, credo che il sottosegretario Ferrante abbia indicato la strada. E comunque segnatevi la data di giovedì 16: sarà uno spartiacque definitivo, in un senso o nell’altro».

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