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Versilia

Del Dotto contro la Sanità toscana «Giusto riformare per migliorare»

Alessandro Del Dotto
Del Dotto contro la Sanità toscana «Giusto riformare per migliorare»

Il sindaco di Camaiore sollecita la Regione e Giani a intervenire sull’organizzazione del servizio che non funziona 

30 agosto 2021
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L’intervento

È ora di compiere una riflessione (non brevissima ma veritiera) sulla sanità toscana. La riforma sanitaria varata dalla legislatura di Enrico Rossi va rivista e cambiata, in modo profondo e deciso: non ha dato i frutti promessi (salvo risparmi economici) e, anzi, ha dimostrato limiti e criticità incompatibili con quello che deve essere un servizio pubblico essenziale. Lo dico chiaro: non funziona.

Continuiamo a sentirci dire che la nostra sia fra le migliori sanità regionali, ma la verità è che i margini di miglioramento e di progresso sono diventati enormi e vanno percorsi, abbandonando scelte politiche che appartengono a tempi ormai lontani, sbiaditi dal periodo che stiamo vivendo (dove si parla di grandi investimenti pubblici, e non più di tagli orizzontali a tutto il settore) e che hanno reso anche la nostra Regione poco lungimirante.

Centralizzazione bulgara; assenza di visione; mancati investimenti sul personale; catene di comando infinite e dispersive; decisioni calate dall’alto senza confronto con i territori; direzioni generali e staff burocratici lontani da strutture, da territori, dalla programmazione, da lavoratrici e lavoratori, dai servizi richiesti e persino dai sindaci: a distanza di più di un lustro, si avverte la fatica di garantire servizi, tempestività, prestigio e risposte alla comunità. Se c’è un motivo per cui non sempre i problemi emergono né si appesantiscono, è perché il personale - dagli operatori socio-sanitari di strutture e territorio ai primari, passando da amministrativi, infermieri e medici - si da da fare e, con grande abnegazione, dispendio di energie e con fatica (evitabili, che si potrebbero investire altrove) rende meno inadeguata l’odierna strutturale regionale del servizio sanitario.

Il parametro delle economie di scala è un criterio con cui ti viene sbattuto in faccia il diniego a qualsiasi richiesta di prossimità che tu presenti per la comunità: ecco, a questo criterio va tolta la centralità politica che lo ha voluto unico cuore algido e spietato di un servizio che, per il proprio carattere di universalità, non può tollerare che qualcuno resti indietro, soffra, stia solo.

E la politica degli ospedali va completamente rivista, riconoscendo dignità e autonomia ai distretti e ai presidi ospedalieri, per valorizzare in modo esplicito la territorialità e la prossimità alla gente, che il Covid-19 e la pandemia globale ha inevitabilmente svelato essere la più importante lacuna (creata volutamente?) della riforma Rossi.

Il fatto che questa riforma l’abbia fatta un governo regionale di centrosinistra non significa che, dinanzi a così pesanti criticità, lo stesso centrosinistra che oggi governa con Eugenio Giani la Regione Toscana non possa rimetterci mano: non è questione semplicemente politica, ma pratica, perché se una cosa non va e addirittura produce effetti negativi, là la politica ha l’obbligo di intervenire.

Non può esserci pregiudizio né difesa a prescindere, perché non siamo bambini che rivendicano un giocattolo, bensì politici che hanno compiti e obblighi alti e importanti, a partire dal mettere avanti a tutto (anche alle appartenenze politiche) il bene della nostra gente, i diritti fondamentali e la giustizia sociale.

Territorio, persone, tempestività, lavoro, autonomia siano di nuovo le parole chiave della sanità toscana, che è stata e può tornare a essere modello dell’assistenza sanitaria pubblica e universale, in Italia e nel mondo.

Alessandro Del Dotto

Sindaco di Camaiore

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