La spiaggia sotto le Apuane che ispirava D’Annunzio
Nella fotografia di Roberto Paglianti che domani riceverete insieme al giornale lo spettacolo di un paesaggio capace di emozionare in tutte le stagioni dell’anno
ADOLFO LIPPI
La bianca spiaggia di Tonfano, tra Cinquale e Fiumetto, in antico non era lì. Era molto più dentro, lungo il porto di Motrone che, circondato da paludi ed acquitrini, già faceva stroria nel Medioevo. Poi vi furono le bonifiche dei lucchesi e dei fiorentini di Cosimo I. Il mare si ritrasse e consentì che sugli insediamenti dei primi pescatori nascessero le case, i villini, le ville splendide come “La Rebua” dove, durante l’ultima guerra, vi si insediò il comando americano che la usava per osservatorio della Linea Gotica. La spiaggia, con il mare ritirato all’attuale altezza, adesso è ben osservabile dal fortunato pontile (un po’ a gobba) che fu costruito nel 2008, amministrazione del sindaco Massimo Mallegni, su idea progetto dell’architetto star Tiziano Lera, principe del disegno e della fantasia delle più belle costruzioni di Forte dei Marmi e dintorni. Mallegni e Lera pensarono di farne una vetrina di scultura e di arte applicata poiché Tonfano, ricordiamolo, è comune di Pietrasanta, che, non a caso, si chiama la “piccola Atene della Versilia”.
Il clima a Tonfano anche nei mesi ghiacci è mitissimo. Così il luogo, che poi sono quattro strade importanti e zeppe di negozi, è frequentato di giorno e di notte. Di giorno il caffè ristorante Margherita di Settimo Giusti. Lo frequenta lo scrittore Francesco Alberoni con l’immancabile avvocato Gilberto Gattai. Alberoni ha una ricca villa in zona e predilige gli spaghetti allo scoglio. Poi si accuccia a casa e scrive bellissimi studi sull’amore e anche sugli innamorati in Versilia che di sera frequentano le due discoteche, il Faruk e il Seven Apples. Il Margherita che, perfino in inverno, dà vita e vivacità al quartiere, è prescelto anche dai giocatori della Fiorentina e del Milan che vi fanno chiassoso ritiro.
Naturalmente, dal pontile, o sulla sabbia, si possono ammirare scenari stimolanti, la marina fino a Monte Marcello là sul Magra e le Apuane che si dispiegano in ventaglio amplissimo. La gente accorre a fotografare i rossi tramonti e si fa anche, in giugno, una processione per benedire il mare tra tappeti e piogge di fiori nella chiesa dedicata a Sant’Antonio. Coi fiori in primavera, a Tonfano si svolge anche “Marina in fiore” sulla via Versilia e viale Carducci.
Negli anni Trenta a Tonfano si arrivava in tram, che collegava Viareggio con Forte dei Marmi, andava lento e faceva godere i panorami. Poi le rotaie furono tolte e le automobili sfrecciarono lungo la costa sempre più invasive.
Però la storia maiuscola accadde dall’anno mille. Lì i lucchesi fecero costruire un forte che era circondato dalle acque, il Tonfano, il Motrone, il Fiumetto e via. I lucchesi usavano Motrone per commerciare sete ed olio rinomati. Vi furono allora sanguinose battaglie coi pisani eppoi coi fiorentini. Finché con lodo storico il papa Medici decise le sorti di Pietrasanta, contado che divenne definitivamente fiorentino. Il forte fu distrutto. I lucchesi si ritirarono a Viareggio e ne fecero città portuale.
Il Tonfano non c’era. C’era Motrone ma l’intera spiaggia divenne ed è Marina di Pietrasanta, vastissima tra Lido di Camaiore e Forte dei Marmi. Antonietta Garbagnati Fossati Bellani ha scritto e pubblicato un bel volumetto che testimonia, con nostalgia, il sorgere mondano della Marina. I suoi nonni nel 1924 abitavano a Forte dei Marmi, in viale Morin. Furono informati che il marchese Clemente Origo, fiorentino e scultore, vendeva una vasta proprietà nella pineta di Motrone. Erano novanta ettari con un fronte lungomare di trecento metri.
La tenuta comprendeva la leggendaria “casina dei turchi”, cosiddetta perché nel giugno 1804 quaranta turchi sbarcarono a terra a Tonfano e devastarono la casa di un mercante, certo Gagliardo. Subito dopo, in agguato sulla strada, sequestrarono tre donne viareggine che andavano a Pietrasanta a vendere granate. Una tentò di fuggire e le spararono un’archibugiata uccidendola. Poi i turchi portandosi dietro cinque prigionieri tornarono in mare. Epperò tempo dopo vi fu una sanguinosa rappresaglia. Un vascello turco si arenò al Tonfano e i viareggini lo assalirono, presero 50 prigionieri e li tradussero in galera a Livorno. Vennero liberati poi con uno scambio di riscatto.
La villa del marchese Origo fu abitata per un certo periodo anche da Gabriele D’Annunzio (1901) ed Origo che era scultore fece una statua “La morte del cervo” tratta da una poesia del Magnifico. D’Annunzio che in quei giorni scriveva la “Francesca da Rimini” con una scaletta saliva su un platano centenario e sdraiato sui grossi rami si ispirava e componeva. Il platano ancora esiste. È tra le curiosità visitabili a Tonfano in inverno. Senza pericolo turco. —
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