Il Tirreno

Versilia

Quel monumento a Senna che continua a richiamare migliaia di persone

L.B.
Quel monumento a Senna che continua a richiamare migliaia di persone

L’artista versiliese Stefano Pierotti ha impresso nel bronzo i tormenti del grande campione morto venticinque anni fa 

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IL RICORDO

Venticinque anni dopo l’affetto e l’ammirazione per Ayrton Senna restano intatti. Immutabile nel divenire inesorabile del tempo: 25 anni dopo l’incidente mortale alla curva del Tamburello di quel drammatico primo maggio 1994 a Imola, c’è chi, da solo o con la famiglia al seguito, si reca in quello stesso autodromo e una volta all’interno del parco delle Acque naturali si avvicina alla statua che raffigura il pilota brasiliano. Un rituale che sconfina quasi nella devozione: religiosa o laica questo sta solo al percepire altrui.

Ecco, quella statua, che esalta in modo esaustivo e ideale l’inquietudine del pilota, è stata realizzata da un pietrasantino dalla mano geniale e dall’ispirazione anch’essa tormentata come Stefano Pierotti. «Nessuno mi chiese di farlo quel monumento, nessuno me lo aveva commissionato. Fu una mia decisione: l’incidente di Senna, alla pari di molte altre persone, mi aveva colpito profondamente. Era un campione di infinita statura, forse il più grande di tutti, ma era stato l’aspetto umano a destare la mia curiosità: le sue parole, i suoi pensieri, quell’approccio con il mondo alla ricerca di un qualcosa che, alla fine, sfugge ad ognuno di noi. Non nascondo che quando cominciai a lavorare spesso mi fermavo perché a prevalere era l’emozione. E in quel periodo non avevo minimamente preso in considerazione tutto il resto. E per il resto intendo l’inaugurazione dell’opera nel 1997, le paginate sui giornali, il clamore in scia al monumento» ricorda Pierotti che aggiunge: «Nel 1995 incontrai la mamma di Senna: mi disse che nel volto della statua aveva ritrovato l’essenza del figlio: parole che sono rimaste impresse nella mia mente. Per questo non mi ha sorpreso vedere due giorni fa, a Imola, una fiumana di anime andare in processione fino alla scultura dedicata a Senna: chi sventolando una bandiera brasiliana, chi per scattare una foto, chi per scrivere due parole o sussurrarne altre. Perché la presenza-assenza di questo uomo è custodita nell’immaginario collettivo».

C’è una frase, a chiosa del monumento, pronunciata a suo tempo proprio da Ayrton Senna ed è una frase che induce alla riflessione più amara e che forse spiega l’inquietudine stessa del campione. «Credo di essere molto lontano da una maniera di vivere che mi piacerebbe». Parole che raccontano l’uomo. Così come Pierotti che, grazie alla sua straordinaria manualità, ha tradotto nel bronzo i tormenti di Senna inchiostrandoli nell’eternità. — L.B.

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