Il Tirreno

Versilia

Gli imprenditori del marmo «Le cave non deturperanno il Monte Procinto»

Tiziano Baldi Galleni
Gli imprenditori del marmo «Le cave non deturperanno il Monte Procinto»

I soci delle due aziende interessate ad aprire nuove attività replicano agli ambientalisti: «Noi amiamo questo posto» 

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le interviste

«Dove sarà possibile, faremo prevalentemente coltivazione in galleria» assicurano gli imprenditori della Pietra del Cardoso di Stazzema. «Ma bisogna specificare che non deturperemo il monte Procinto, perché l’area estrattiva si trova nel fondo valle, a circa 600 metri dal rifugio Forte dei Marmi». I soci della Da. Vi Srl e della Cardoso Cave Srl si difendono, dopo gli allarmi lanciati dalle varie sezioni del Cai, da Legambiente Toscana e alcuni residenti e un albergatore di Stazzema.

Rispondono punto per punto, spiegando che l’estrazione non inibirà il turismo, gli appassionati di montagna e l’economia alternativa. «Intanto siamo nella legalità: quell’area è riconosciuta estrattiva dal 2009, una superficie di 28 ettari. Con l’approvazione del piano di bacino diminuirà del 40%-50% (fra 10 anni poi il piano sarà ridiscusso). Parlare perciò di ampliamento è raccontare delle frottole. In questi anni chiunque avrebbe potuto chiedere di aprire cave lì: adesso non si può cadere dal pero». Al momento due siti della Da. Vi occupano circa 2 ettari, e liberi erano quasi 26. Dopo l’approvazione del piano di bacino Ficaio ne saranno a disposizione circa 13. Di cui solo su tre porzioni di terreni è prevista l’apertura di tre nuovi siti. «La nostra – spiega Marco Viviani, della Da. Vi – sarà una sostituzione: si attiva una nuova cava, e l’altra sarà restituita al patrimonio».

I cinque imprenditori non ci stanno ad essere criticati da chi «non vive il territorio»: loro sono tutti residenti nel paese e ribattono anche a quelli che sono dei luoghi comuni sull’estrazione. «Noi conosciamo davvero il territorio, qui ci abitiamo. I boschi dove saranno aperte le cave sono incolti e con decine di alberi caduti. Le nostre attività hanno una ricaduta sul territorio». Così come l’avrà la Cardoso Cave Srl, di Corrado Bresciani. «Non ci siamo mai tirati indietro a contribuire per il nostro paese». I fratelli Gherardi, ad esempio, hanno reinvestito nella casa Museo di Filadelfo Simi e in una struttura ricettiva in corso di costruzione. Viviani invece sottolinea che la sua azienda ogni anno versa al comune dalle 70 alle 100 mila euro di tassa marmo e ha un indotto a cui va circa 1, 5 milioni l’anno. «E che non dicano che non siamo controllati: la scorsa settimana nella mia cava sono venuti quattro volte fra l’Asl e il Comune». —

Tiziano Baldi Galleni

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