Addio a Bianca Pieri che non fuggì mai dal luogo dell’eccidio
Risparmiata da un soldato tedesco, ha trascorso tutta la vita nella piazza della chiesa di Sant'Anna di Stazzema dove nel 1965 aprì una bottega
STAZZEMA. Il profumo del pane che sfornava Bianca risvegliava ogni giorno la piccola comunità di Sant’Anna. Bianca Pieri, superstite della strage nazifascista e titolare del negozio di alimentari sulla piazza della chiesa, è scomparsa la mattina di ferragosto all’età di 91 anni. Era l’unica testimone che aveva deciso di restare a Sant’Anna e di non fuggire dall’orrore. Anzi, di questa piccola frazione di Stazzema, era diventata un punto di riferimento con la sua bottega che si affaccia proprio davanti alla piazza dell’eccidio.
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Nonostante la violenza, il terrore e i brutti ricordi, Bianca ha vissuto la sua quasi secolare esistenza nel paese natio. Nella strage perse la sorella Ilva di sette mesi, Palmina - l’altra sorella - che morì di setticemia qualche giorno dopo - con suo marito; perse tanti amici e altri parenti. Ma Bianca era una ragazza forte, figlia di una famiglia di contadini: il suo animo si era forgiato con la terra scura di Sant’Anna. Così non perse la speranza, e nel 1965, quando arrivò la prima strada nella frazione, aprì la bottega insieme al marito, Carlo Gamba.
«Negli anni sessanta erano rimaste dodici persone originarie di Sant’Anna, tra cui lei, suo marito, e la figlia Carla» racconta un altro superstite, Enio Mancini, che conosceva bene Bianca Pieri. «Lei - aggiunge - seguiva ogni cosa che succedeva a Sant’Anna. Con la sua bottega è stata un punto di riferimento e un servizio essenziale per questo luogo».
Qualche santannino e gli addetti al Museo della Resistenza si ricordano ancora di quando «faceva il pane nel forno al Pero e poi, con una lunga e pesante tavola di legno in equilibrio sulla testa, lo portava alla bottega».
Mentre negli anni più recenti, Bianca passava le sue giornate nel negozio di alimentari, seduta a leggere, a ricamare, commuovendosi quando qualcuno, entrando, le chiedeva di raccontare la sua storia.
Bianca, come Enio Mancini - che abitava vicino a lei a Sennari di Sant’Anna – sopravvisse all’eccidio per miracolo, come quei pochi bambini che vennero risparmiati dalla furia nazista che sterminò in poche ore centinaia di civili inermi. Quella mattina del 12 agosto del 1944 scappò con la mamma, Margherita Bertelli, e si nascose in una grotta insieme ad altre persone. Ma furono scoperte e incolonnate per essere condotti sulla piazza della chiesa, e da lì verso Valdicastello.
Bianca era insieme alla madre, che soffriva di disturbi cardiaci, e stentava a camminare, così lentamente si separarono dagli altri. Ed ecco il miracolo: un soldato tedesco se ne accorse e le fece scappare.
«La dimensione di testimone della strage – scrivono gli addetti del Museo della Resistenza, insieme all’amministrazione comunale di Stazzema - si fondeva con quella di abitante a Sant’Anna di Stazzema e si capiva, ascoltandola, quanto la storia della vita della comunità fosse legata a quella della strage. Una presenza quotidiana, quella della Bianca, delicata e discreta; un’umanità semplice, quanto straordinaria. Custode di tante ricette, di novelle, di stornelli, di tante storie vissute all'ombra di quei platani che assistettero alla strage ma che esistevano anche prima del 12 agosto 1944. Come Bianca, che ha vissuto a Sant'Anna i suoi 91 anni. Che mancherà tanto, a tutti».
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