Chiara e Arianna: "Il nostro amore ha portato Livia"
Nuove famiglie, la pediatra dell'ospedale “Versilia” si racconta: "La bambina è nata perché ho incontrato la mia compagna". Una gravidanza realizzata con la procreazione assistita
VIAREGGIO. Se non ci fosse stata Arianna, Livia non sarebbe nata. Le difficoltà le abbiamo affrontate tutte insieme». Il senso di una famiglia, qualunque forma abbia, sta nelle parole di Chiara. È la differenza che passa tra lo stare insieme, e vedere come va, e la condivisione di un progetto. La famiglia è come il pulmino del film “Litte miss sunshine”: è sgangherato ma tutti si danno una mano per salirci a bordo, per andare insieme verso terre sconosciute, piene di ostacoli. E senza il sogno, con l’amore a far da carburante, non si arriva da nessuna parte.
Il sogno di Chiara Centenari, 37 anni, pediatra in forza all’ospedale Versilia, e Arianna Raneri, 35, informatrice farmaceutica, ha fatto capolino nel mondo il 9 luglio scorso. Proprio nelle stesse stanze dell’ospedale dove Chiara lavora. E dove quel giorno la dottoressa è stata accudita come una paziente, quando di solito è lei a portare il camice bianco. La piccola Livia è nata al “Versilia” dopo il percorso di procreazione assistita che Chiara e Arianna hanno affrontato a Barcellona: in Italia la fecondazione con donatori esterni è vietata alle coppie gay. «È una bambina bravissima, siamo strafelici», dicono.
«Con Arianna ci siamo conosciute tre anni fa, è stato un colpo di fulmine: da lì è iniziato tutto», racconta Chiara. Che è originaria di Follonica (Grosseto), ma da anni vive a Vecchiano (Pisa) assieme alla compagna, cresciuta da quelle parti (per la precisione a San Giuliano Terme). Chiara, specializzata in gastroenterologia pediatrica, lavora in Versilia dal 2012: è stata un rinforzo importante in un momento in cui il reparto diretto dal dottor Luigi Gagliardi era in difficoltà. L’arrivo della dottoressa di Follonica è stato prezioso: in ospedale, dove si occupa anche del pronto soccorso dei bambini, è molto apprezzata da colleghi e pazienti. «Che sono sempre stati splendidi con me - dice la dottoressa - La società è molto più avanti di quello che pensiamo. Soprattutto di quello che pensano i nostri politici».
Oltre all’amore per il suo lavoro, Chiara ha coltivato quello per la compagna e il sogno di avere un bambino. «Data la professione che faccio, ma anche la predisposizione che ho sempre avuto per i bimbi - dice - per me un sentimento del genere era normale. Però devo dire che entrambe abbiamo sempre avuto un forte desiderio di maternità. E frequentando le cosiddette “famiglie arcobaleno” questo desiderio è aumentato».
Così la storia di Chiara e Arianna è arrivata all’orecchio di Real Time, il canale televisivo che segue e racconta la vita delle persone. Il programma che racconta la loro avventura, “Di fatto famiglie”, è in onda in questi giorni.
«Abbiamo fatto delle riprese sia prima che dopo la nascita di Livia - racconta Chiara - un po’ tosto, a luglio faceva un caldo tremendo e io aveva appena partorito. Comunque è stato divertente: qualcuno ci riconosce anche per strada». Perché le due ragazze non si sono mai nascoste. E non lo hanno fatto nemmeno in questi giorni, dove il dibattito sulle unioni civili e sulle adozioni per le coppie gay ha scaldato il nostro Paese.
«Noi tifiamo per il disegno di legge Cirinnà, è ovvio - dice Chiara - nella nostra vita di tutti i giorni sarebbe un passo in avanti. Oggi soltanto io, che per lo Stato sono una madre single, posso portare Livia a fare il vaccino, seguirla nelle cose di scuola o aprirle un libretto in banca. Se il legame affettivo tra me e Arianna fosse “ufficializzato”, e lei potesse adottare Livia, sarebbe tutto più semplice. E la bambina sarebbe protetta anche nel malaugurato caso che io venissi a mancare. A chi partecipa al Family day abbiamo cercato di spiegare questo, oltre al fatto che dare dei diritti a noi non significa toglierli ad altri. Per ora non ci siamo riuscite». In attesa che la legge faccia il suo corso la famiglia c’è già. Nonni compresi. «Sono incontenibili, ci danno un aiuto incredibile. E non bisogna mai dimenticarsi di mandargli i video della bimba». E quando Livia sarà grande? «Le diremo soltanto la verità: ha due mamme».
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