Panchine in Passeggiata E così arrivò la decadenza
La storia di quando le panchine chiusero un’epoca gloriosa sul lungomare E oggi? Il compromesso raggiunto sulle verande non aiuterà i commercianti
di CORRADO BENZIO
Nel dopoguerra l’allora assessore Sem De Ranieri - personaggio mitico di quella Viareggio – arrivo col camion e sistemò le panchine in Passeggiata.
«Sono proprio contento – esclamò il proprietario del Kursal (esisteva ancora) – così quando chiuderò il mio locale per mancanza di clienti saprò dove andare a passare le giornate».
Può sembrare strano ma le panchine in Passeggiata erano sinonimo di decadenza e massificazione del turismo. Il motivo era semplice: in Passeggiata ci si sedeva ai tavolini di bar e pasticceria. La panchina gratis non era concepita nell’idea di lungomare che c’era a Viareggio.
Questo per dire come le cose cambino e come le visuali possano essere differenti. L’episodio, peraltro è raccontato da Giancarlo Fusco, il grande giornalista nato a Spezia e cresciuto nella disordinata ma viva Viareggio del dopoguerra.
Prima che diventasse firma di punta dell’Europeo, Fusco si esibiva fra i tavolini di Fappani. Lo ricordava alle prese con racconti orali incredibili il grande Manlio Cancogni.
La memoria corre e gli anedotti si sprecano. La Passeggiata a Viareggio era Cancogni ad ascoltare Fusco, ma anche Giorgio Gaber e Luporini che scrivono al bar Casablanca.
Ai tavolini si passavano le giornate, quando la temperatura lo permetteva. L’inverno di stava al coperto, magari per giocare a carta, tradizione finita. C’erano i vitelloni, raccontati poi da un nostalgico ma caustico Adolfo Lippi. Un mondo finito? Non è detto. C’è chi va ancora a Saint Germain des Pres per respirare l’aria degli Esistenzialisti, da Sartre a Juliette Greco, da Boris Vian a Yves Montand.
E allora perché la Passeggiata non può tornare ad essere luogo di flaneur, di perdigiorno, di belliricchiedannati . Come Ronny Bonelli che caricava sulla sua Rolls le più belle donne della Versilia e si fermava a whisky corner’s del Manetti (e chi laveva mai visto, in Italia, un bar dove ti davano degli single malt in un paese fermo allo Strega e al Maraschino?).
Questi erano i tempi. Ancora negli anni Ottanta la Passeggiata annoverava Tito del Molo, Il Margherita, Patriarca e Montecatini. E le prime griffe monomarca: Emporio Armani, Valentino, Gianni Versace.
Tutto questo per fare nostalgia? No per venire, anche se preso da lontano, all’argomento verande. Per molti quella perfetta è la nuova sistemazione di Fappani: sedie, tavoli e ombrelloni. Stop, con la massima visibilità del locale. A Pietrasanta Massimo Mallegni agì come avrebbe voluto fare Del Ghingaro. In piazza Duomo solo sedie da regista o di paglia e grandi ombrelloni. Ci furono mugugni e proteste, ma oggi piazza Duomo è un gioiello.
La Passeggiata, purtroppo, ha bisogno di idee, anche nuove. Non di compromessi. È chiaro che il problema è solo economico. Ma lo può essere nei due sensi. Verande chiuse per vendere risotti di mare Surgital e guadagnare quattro lire per andare avanti, restando magari indietro di mesi con l’affitto ?
Oppure una Passeggiata dove il villeggiante sia spinto a spendere anche qualcosa di più in cambio di una maggiore qualità?
Galliano resta Galliano perchè fai i budini più buoni della Toscana. Una celebre gelateria (non facciamo i nomi, per carità) non molto lontana ha chiuso. Per tanti motivi, ma anche perchè il gelato – di cui faceva vanto la vecchia gloriosa gestione – non era più buono come un tempo.
Certo poi c’è il grande Barnum, quello del circo omonimo certo, la cui più grande massima era: «Nessuno è mai fallito scommettendo sul cattivo gusto del pubblico». Come dire, a fare qualità non si guadagna. È vero, ma oggi che gli outlet ti succhiano anche il sangue (nel senso clienti) rubati, o la Passeggiata torna ad essere la Croisette italiana, oppure siamo perdenti anche col Lido.
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