L’ultima fattoria leopoldina oggi dimora estiva dei Moratti
A Villa Santa Maria, già proprietà Siemens, sono passati politici ed imprenditori scrittori e sportivi: un argine alla dilagante cafonaggine che ha travolto Forte dei Marmi
FORTE DEI MARMI. Per molti è la più bella dimora di tutta la Versilia. O comunque la più suggestiva. Perché è l’ultimo esempio di fattoria leopoldina superstite sulla riviera dai tempi delle Bonifiche del Granduca. E perché la trasformazione in villa per le vacanze la resa ancora più suggestiva.
Si trova nel cuore nobile di Forte dei Marmi, a Villa Roma Imperiale, là dove la vecchia pineta costiera lasciava appunto spazio ai campi di cereali.
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Un tempo era la tenuta Apuana, che aveva come villa padronale villa Siemens sul lungomare. Oggi un piccolo cartiglio in marmo vi segnala che si chiama Villa Santa Maria. In realtà da almeno 30 anni è Villa Moratti, perché è il buen retiro al mare di Massimo Moratti, della moglie Milly, della sorella Bedy e dei figli dell’ex patron dell’Inter.
Una dimora, dicevamo, bellissima, suggestiva. In questi anni ha ospitato politici ed imprenditori, sportivi e uomini di cultura: attori, scrittori, autori tv, satirici. Un circolo di personaggi, soprattutto del Nord Italia, che ha indubbiamente nobilitato Forte dei Marmi.
Anzi si può dire tranquillamente che la presenza – costante e anche duratura nel tempo – della famiglia di Massimo Moratti ha fatto da argine ad un certo tamarrismo e una dilagante cafonaggine che ha colpito in questi anni anche Forte dei Marmi. E ben prima che arrivassero i russi.
Le ville di Roma Imperiale – anche se formalmente la dimora dei Moratti non fa parte della lottizzazione che negli anni Trenta modificò la pineta costiera – prima dell’arrivo dei russi sono state sempre un argine. Ai cafoni ma anche alla speculazione. Tante ville, bei parchi, hotel limitatissimi a qualche bella eccezione.
Come l’Augustus, il villa Roma Imperiale, il glorioso hotel California. E frequentazioni sempre di alto livello. Dai Del Vecchio (quelli di Luxottica) ai Giulini (famosi imprenditori della moda, col marchio Liolà), dai Borromeo (le sorelline maritate Elkan e Casiraghi sono cresciute nella casa di Forte dei Marmi) ai Pacelli. Ma i nomi sono tantissimi e spesso vivono talmente appartati che è raro vederli in giro. Giusto un paio di ore in spiaggia a Forte. Come faceva fino alla scomparsa frequentando il bagno Rosina l’ultimo erede della dinastia Fabbriccotti, fino agli anni Trenta padroni di tutte le cave di Carrara e della tenuta Marinella.
Forte e tutta la Versilia si è beata delle altissime frequentazioni di quel pezzo di riviera che da via XX Settembre spingeva fino alla pineta della Versiliana. Forse gli ettari più cari di tutta la costa toscana. Con davanti i bagni dove si può girare film di qualsiasi epoca, vista la loro immutabilità nel decoro. Nomi come bagno America, il Piero, il Piemonte, Franco, Costanza, Giovanni.
E non a caso qui hanno bazzicato tutti i registi. Fin dal 1957 quando Alberto Lattuada girò a Viareggio e Forte «Guendalina», film che lanciò Jaqueline Sassard, inaugurando la famosa serie di ninfette scoperte dal regista lombardo (da Nastassia Kinsky a Barbara De Rossi, da Teresa Ann Savoy a Dalida Di Lazzaro, al tempo segretamente fidanzata con l’Avvocato).
Altri giorni, altri tempi (a proposito Jaqueline Sassard dopo un altro paio di pellicole pensò bene di accasarsi con il signor Lancia). I giorni in cui sulla spiaggia fece scalpore un malore di Marisa Allasio, una delle povere ma belle più belle del cinema italiano. Maritata Calvi di Bergolo fu assediata dai giornalisti: una semplice congestione o l’annuncio della gravidanza? Giancarlo Fusco, grande giornalista di costume, ne tirò fuori un articolo dei suoi.
L’Allasio amava il Forte, Renato Salvatori – altro povero ma bello – ci era cresciuto. E ci tornava per passare le notti al piano superiore della Capannina, si là dove si giocava. E anche forte e non sempre pulitissimo. Ma questo era il mondo.
Di quegli anni folli non esistono se non rari scatti di cosa accadeva sotto il regno dei Franceschi. Vietatissimi fotografi e cineprese. Quindi si possono giusto raccontare le serate di Carlo Ponti e Sophia Loren, che prima cenavano al Maitò dei Vietina e poi salivano in Capannina.
Poi è arrivato Sapore di mare, Jerry Calà e tutto il pipiume locale e del contado.
Per fortuna restano realtà immutabile. Come la villa dei Moratti, come la dimora degli armatori genovesi Ravano, come la villa degli Spinola, nobile famiglia romano-genovese.
Ora la vecchia villa del Serraglio è stata acquistata dai Pizzarotti, dinastia parmigiana specializzata in grandi opere (dalla Tav italiana al Metrò di Parigi). Si spera che non solo i russi investano in quella che è stata definita la più bella Città Giardino d’Italia. Dove poteva accadere di tutto, fin dagli anni Trenta, senza che nessuno sapesse niente. Certo se si esclude, fino al 1943, l’Ovra e la polizia fascista (secondo Giorgio Giannelli colpì anche la passione di Agnelli per il jazz), e dopo i nostri Servizi. Ma anche questo conferma il fascino di questa terra.
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