Il Tirreno

Save the Children, lavoro minorile nega i diritti fondamentali

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Roma, 12 giu. (Adnkronos) - “Lo sfruttamento del lavoro minorile costituisce una violazione intollerabile dei diritti dei bambini e continua a incidere in modo profondo e duraturo sulle loro vite, compromettendone la crescita, la salute e l’equilibrio psicologico. Milioni di bambine e bambini nel mondo vengono privati dell’infanzia, esposti a condizioni che ne mettono a rischio l’integrità fisica e negano loro l’accesso all’istruzione e alle opportunità di sviluppo. Anche in Italia persistono situazioni di sfruttamento spesso sommerse, che colpiscono i più piccoli, ostacolandone lo sviluppo armonico e limitandone fortemente il futuro, in palese contrasto con i principi fondamentali di tutela e protezione dell’infanzia”. Lo dichiara Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children, in occasione della Giornata internazionale contro il lavoro minorile, che si celebra oggi in tutto il mondo. Secondo le stime della ricerca “Non è un gioco” - condotta da Save the Children in collaborazione con la Fondazione Di Vittorio nel 2023, ma i cui dati sono ancora oggi gli unici a tracciare il fenomeno del lavoro precoce - in Italia quasi un minore su 15 tra i 7 e i 15 anni (il 6,8%) svolgeva o aveva svolto l’anno prima una attività lavorativa, ma la percentuale cresce tra i 14-15enni. In questa fascia d’età un adolescente su 5 (il 20%) svolgeva o aveva svolto l’anno prima un’attività lavorativa e poco più di un 14-15enne su 4 (il 27,8%, circa 58mila adolescenti) era stato impegnato in lavori particolarmente dannosi per i percorsi educativi e il benessere psicofisico perché svolti in maniera continuativa durante il periodo scolastico, oppure in orari notturni o comunque percepiti da loro stessi come pericolosi. I settori in cui è maggiore l’incidenza del lavoro minorile sono la ristorazione (25,9%) e la vendita al dettaglio nei negozi e in attività commerciali (16,2%), ma i minori lavorano anche in campagna (9,1%) o nei cantieri (7,8%) e dal rapporto emergono anche forme di lavoro online (5,7%). Dati che si collegano a quanto emerge dalla ricerca “Domani (Im)possibili” , pubblicata dall’Organizzazione nel 2024, la quale ha evidenziato che il 43,7% degli adolescenti tra i 15 e i 16 anni intervistati aiutasse la famiglia ad affrontare le spese in diversi modi: tra questi, il 18,6% aveva svolto o svolgeva qualche attività lavorativa per coprire le proprie spese senza pesare sulla famiglia e il 12,3% per contribuire alle spese della famiglia. “I minori che lavorano precocemente hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola o di frequentarla in modo discontinuo, aumentando il rischio di avere in futuro un lavoro a basso reddito oppure di rimanere intrappolati nella condizione di NEET - sottolinea D’Errico – Per prevenire e contrastare davvero il lavoro minorile servono misure concrete che agiscano su più fronti: dati solidi e aggiornati per rendere visibile il fenomeno, interventi di contrasto alla povertà economica delle famiglie e azioni strutturali contro la dispersione scolastica, garantendo percorsi efficaci di inserimento, reinserimento e riorientamento scolastico. È inoltre fondamentale potenziare un sistema di presa in carico a livello territoriale dei minori che subiscono lo sfruttamento lavorativo e del loro nucleo familiare, con un raccordo tra servizi pubblici e terzo settore per garantire un percorso di protezione e reinserimento; promuovere l’introduzione di piani di sostegno personalizzati per i ragazzi e le ragazze che rischiano di interrompere gli studi anticipatamente e assicurare un sistema capillare di controlli sul territorio”. Save the Children è impegnata dal 2022 nel progetto Liberi dall’invisibilità, implementato nella “fascia trasformata” in provincia di Ragusa, un contesto legato allo sfruttamento del lavoro agricolo, in partenariato con l’associazione I tetti colorati Onlus e la Caritas diocesana di Ragusa. Il progetto realizza attività per minori e famiglie che vivono in condizioni di vita disagiate, spesso in stato di isolamento e marginalizzazione. Liberi dall’invisibilità, attraverso il quale sono state supportate dal 2022 a fine 2025 665 persone, di cui 309 adulti e 356 minori - vuole rimuovere gli ostacoli che impediscono a bambine/i e ragazze/i e alle loro famiglie di raggiungere una migliore condizione di vita e l'accesso a diritti ed opportunità di crescita sana.

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