La mossa di Intesa SanPaolo, Unicredit e Generali: è iniziata la partita decisiva
3 MINUTI DI LETTURA
(Adnkronos) - Intesa SanPaolo ha fatto la mossa che aveva rimandato finora, aprendo la resa dei conti nel risiko bancario. Unicredit, ormai molto vicina a conquistare definitivamente Commerzbank, difficilmente resterà a guardare. E sarà, come sempre è stato, il controllo delle Generali il vero terreno del confronto. La banca di sistema, quella guidata da Carlo Messina che ha atteso il momento giusto per muovere, e la banca internazionale, quella che Andrea Orcel ha schierato nel risiko bacario con maggiore aggressività negli ultimi due anni. Lo schema proposto è complesso. L’Offerta di Intesa Sanpaolo su Mps segue la proposta di Banco Bpm di un matrimonio alla pari proprio con Mps. Nell’operazione Intesa c’è anche Unipol, che acquisirebbe 635 filiali del Monte e delle sue attività centrali, da fondere poi in Bper. Intesa terrebbe per sé 625 filiali e Mediobanca. Nessuno poteva conoscere nel dettaglio le intenzioni di Messina, che le ha ovviamente coperte fino al cda decisivo, ma negli ultimi mesi qualunque ragionamento sull'evoluzione del risiko bancario non poteva che finire con la stessa indicazione, in una commistione tra logica e cautela: vedremo però cosa vorra fare veramente Intesa. Bene, Ca' de Sass dice oggi alla finanza e alla politica, parlando al mercato, che non solo vuole rinsaldare il suo ruolo di prima banca italiana ma che vuole giocare fino in fondo il ruolo che negli anni ha sempre rivendicato: fare la banca di sistema. Cosa vuol dire? Prima di tutto, percorrere la strada migliore per arrivare a mettere definitivamente (si fa per dire, la finanza non ha mai per definizione un equilibrio definitivo) in sicurezza il Leone di Trieste. Inutile ricordare quanto Generali sia sempre stata considerata il fulcro della finanza italiana, prima quando ancora esisteva il 'salotto buono' dove i più importanti investitori volevano avere una quota per contare e poi quando è diventata più contendibile, quando è caduto il fortino di Mediobanca. E' ancora Piazzetta Cuccia, con il suo 13,2% di Generali, il pezzo pregiato di Mps che l'opas appena annunciata vuole portare in dote a Intesa Sp. Ci sono molte ragioni industriali e strategiche, che oggi hanno superato qualsiasi cautela, a spiegare la scelta di Carlo Messina. Ma per comprenderle tutte è necessario partire da una considerazione di fondo. L'operazione condotta da Mps su Mediobanca, con il piano di Lovaglio, il sostegno di azionisti di peso come Caltagirone e Delfin e la 'benedizione' del governo, non è arrivata dove i soggetti coinvolti avevano previsto. Gli ultimi sei mesi hanno progressivamente cambiato l'ordine dei fattori, le alleanze e la combinazione degli interessi. Con il risultato di tornare in una situazione pienamente contendibile. Ora c'è sul tavolo un'offerta di Banco Bpm su Mps, con il peso ingombrante di Credit Agricole salito al 23% della banca guidata da Giuseppe Castagna, che garantirebbe la nascita del terzo polo bancario, prospettiva più volte auspicata anche dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ma che con il ruolo diverso dei francesi potrebbe diventare un problema anche per Palazzo Chigi. L'operazione di Intesa SanPaolo punta invece a una schema completamente diverso. La fusione tra Unipol e Bper consentirebbe di creare il secondo polo bancario in Italia e con la conquista di Mediobanca e Generali di fare della banca di Carlo Messina un'inattaccabile architrave del sistema. C'è però un altro attore, altrettanto forte, da tenere in considerazione: Unicredit. Il ceo Andrea Orcel, grande stratega del mercato M&A, potrebbe tornare prepotentemente in gioco dopo aver visto il golden power fermare l'operazione su Banco Bpm in Italia ma forte degli ultimi favorevoli sviluppi su Commerzbank. Come? Potrebbe farlo rimettendo al centro del risiko i protagonisti indiscussi degli ultimi anni: Caltagirone e Delfin. Per ragioni diverse, sono le loro quote a poter diventare l'ago della bilancia nella resa dei conti che si è aperta tra Intesa e Unicredit, che si giocheranno non solo l'egemonia in Italia ma anche una buona fetta del sistema bancario europeo. (Di Fabio Insenga)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google