Il Tirreno

Giustizia: pg Milano, 'dubito su volontà riformatrice se non si investe in risorse'

27 gennaio 2024
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Milano, 27 gen. (Adnkronos) - "Nessuna seria riforma può essere affrontata senza un concreto progetto di adeguamento delle risorse umane e materiali alle esigenze degli uffici e agli obiettivi che gli stessi uffici sono tenuti a raggiungere nei prossimi anni. Dopo molti anni di esperienza, sempre in uffici di merito, ritengo di poter seriamente dubitare della reale intenzione riformatrice di chiunque non ponga ai primi posti della sua agenda il problema del completamento degli organici e della predisposizione di adeguate forme di collaborazione". Lo sostiene la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. "Per ottenere il risultato di una concreta riduzione dei tempi processuali, occorre affrontare con coraggio e determinazione le criticità esistenti che riguardano il funzionamento dell'intero apparato giudiziario ascoltando e coinvolgendo gli operatori nella predisposizione e nella attuazione dei progetti" sottolinea la procuratrice che sul fronte della disponibilità di risorse parla di situazioni "drammatiche" con una fuga da Milano per gli alti costi della città o verso altre pubbliche amministrazioni che garantiscono stipendi maggiori. Sulla semplificazione amministrativa, alcuni recenti interventi normativi di vario livello "fanno dubitare della esistenza di una reale volontà chiarificatrice o comunque esprimono una astrattezza inconciliabile con le attuali condizioni lavorative". Un "esasperato disordine" normativo e amministrativo "produce sulla gestione del servizio giustizia effetti assai negativi", fra i quali in particolare: "la proliferazione di un eccessivo contenzioso; una cattiva utilizzazione delle scarse, spesso scarsissime, risorse materiali e umane; il manifestarsi di profonde incertezze nella interpretazione delle diverse norme da applicare, con conseguente mancato rispetto del principio della prevedibilità delle decisioni e con accentuazione dei temi procedurali a scapito di quelli di merito; una esasperante lentezza della risposta alla domanda di giustizia dei cittadini, a sua volta produttiva di spese per il bilancio pubblico in conseguenza della violazione del principio della ragionevole durata del processo" conclude Francesca Nanni.
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