Esteri
La casa doveva essere venduta, ma l’ex resta lì: quando scatta il diritto all’indennità
L’avvocato Biagio Depresbiteris spiega quando l’uso esclusivo dell’abitazione dà diritto a un’indennità: decisivi gli accordi di separazione e l’eventuale assegnazione nell’interesse dei figli.
Chi continua ad abitare da solo nella casa cointestata dopo la separazione può dover riconoscere un’indennità all’ex coniuge, ma il pagamento non è automatico. Contano gli accordi, l’eventuale assegnazione nell’interesse dei figli e il momento in cui viene meno il consenso all’uso esclusivo. L’avvocato Biagio Depresbiteris chiarisce quando e come si può chiedere un ristoro.
Domanda del lettore
Quando ci siamo separati abbiamo concordato che la casa, intestata a entrambi, sarebbe stata venduta entro un anno e che nel frattempo la mia ex moglie avrebbe continuato ad abitarci. Sono passati tre anni, lei è ancora lì e io non ho ricevuto nulla. Posso chiederle un indennizzo per tutto questo tempo?
F. P.
Risposta dell’avvocato Biagio Depresbiteris
La fine di un matrimonio non comporta necessariamente la fine della comunione sulla casa acquistata insieme. Proprio la casa comune può diventare motivo di contenzioso.
Casa cointestata dopo la separazione: il caso esaminato dalla Cassazione
La vicenda prospettata dal lettore de “Il Tirreno” richiama una recente pronuncia della Corte di Cassazione, l’ordinanza n. 26873 del 14 ottobre 2026, che ha confermato la condanna di una donna a versare all’ex marito 254.044 euro per aver continuato a occupare da sola l’abitazione cointestata.
Nel caso esaminato, i coniugi si erano separati nel 2006, stabilendo per iscritto che l’immobile sarebbe stato venduto entro il 31 dicembre 2007 e che, fino ad allora, la moglie avrebbe potuto continuare ad abitarvi. La vendita non era avvenuta e la donna era rimasta nella casa. Il marito aveva quindi chiesto lo scioglimento della comunione e il ristoro per il mancato godimento dell’immobile.
La Cassazione ha ritenuto corretta l’interpretazione dell’accordo accolta dai giudici di merito: il consenso all’uso esclusivo aveva una scadenza precisa e, una volta superata, non poteva considerarsi prorogato indefinitamente.
Uso esclusivo della casa comune: quando spetta un’indennità
Il principio si fonda sull’art. 1102 del Codice civile, secondo cui ciascun comproprietario può servirsi del bene comune purché non impedisca agli altri di farne parimenti uso. Se uno solo utilizza stabilmente l’intera abitazione, l’altro può avere diritto a un’indennità parametrata al valore locativo del bene, in proporzione alla propria quota.
Non si tratta, però, di un affitto che nasce automaticamente il giorno della separazione.
Da quando decorre l’indennità e quando serve una richiesta scritta
In assenza di una diversa previsione negli accordi, occorre che il comproprietario escluso manifesti la volontà di partecipare al godimento dell’immobile, anche chiedendone una diversa utilizzazione. Anche la domanda giudiziale può rendere manifesta questa volontà. È da tale momento che, di regola, matura il diritto ai cosiddetti frutti civili.
Nella vicenda giudicata, la scadenza pattuita per la vendita è stata interpretata come manifestazione implicita del dissenso alla prosecuzione dell’occupazione esclusiva, senza necessità di una successiva diffida.
Casa familiare assegnata per i figli: cosa cambia
È altrettanto importante distinguere questa situazione dall’assegnazione della casa familiare disposta dal giudice nell’interesse dei figli: tale provvedimento costituisce un titolo di godimento che non può essere ignorato pretendendo automaticamente un canone dall’assegnatario.
Come chiedere l’indennità e calcolare l’importo
Per il lettore, il primo passo è dunque esaminare attentamente gli accordi di separazione, verificare se esistano provvedimenti di assegnazione e accertare da quando l’uso esclusivo non sia più consentito.
In mancanza di una scadenza chiara, è prudente formalizzare per iscritto la richiesta di partecipare al godimento del bene o di concordare un’indennità.
Il relativo importo non è arbitrario: dipende dal valore di mercato della locazione e dalla quota di proprietà, spesso da accertare mediante una perizia. Resta inoltre possibile chiedere la divisione della comunione, senza confondere l’indennità con le questioni relative a mutuo, imposte e spese dell’immobile.
📧 Sportellolegale@iltirreno.it: è l’indirizzo mail a disposizione dei lettori per richieste di consigli e chiarimenti rispetto al riconoscimento dei propri diritti.
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