Il Tirreno

Toscana

L’intervista

Fa male svapare? Ecco cosa c'è davvero dentro le sigarette elettroniche: «Aerosol pericoloso per i polmoni»

di Martina Trivigno

	A destra il prof. Danieli
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A destra il prof. Danieli

A lanciare l’allarme è Roberto Danieli, primario della Pediatria dell’ospedale di Livorno, che invita famiglie e scuole a non sottovalutare un fenomeno alimentato anche dai social network e dalla percezione, diffusa tra i ragazzi, che svapare sia innocuo

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LIVORNO. Sono dispositivi colorati, alla moda, hanno aromi alla frutta e confezioni accattivanti. Ma non per questo sono meno pericolosi. Lo svapo tra i giovanissimi preoccupa: il primo tiro può arrivare già tra gli 11 e i 13 anni, mentre nell’adolescenza la sigaretta elettronica è diventata spesso la porta d’ingresso al consumo di nicotina. A lanciare l’allarme è Roberto Danieli, primario della Pediatria dell’ospedale di Livorno, che invita famiglie e scuole a non sottovalutare un fenomeno alimentato anche dai social network e dalla percezione, diffusa tra i ragazzi, che svapare sia innocuo. «Il rischio maggiore è proprio questo: pensare che non faccia male. La curiosità può essere il punto di partenza, ma la dipendenza può diventare il punto di arrivo. Il nostro compito è intervenire prima che accada», sottolinea il primario.

Dottor Danieli, quanto è diffuso oggi lo svapo?

«Lo svapo tra gli adolescenti non è più un fenomeno marginale, e l’età di inizio merita particolare attenzione. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità relativi al 2026, negli ultimi 30 giorni la prevalenza di consumatori di prodotti contenenti tabacco o nicotina (sigarette tradizionali, dispositivi a tabacco riscaldato e sigarette elettroniche, ndr) risulta essere del 5,9 per cento nella fascia di età 11-13 anni e del 37,1 per cento tra i 14 e i 17 anni. E in questa fascia di età il primo dispositivo provato per iniziare a fumare risulta essere la sigaretta elettronica (51,6 per cento), seguito dalla sigaretta tradizionale (26,6 per cento) e dai dispositivi a tabacco riscaldato (17 per cento)».

Quindi, in sintesi?

«Facendo riferimento all’uso continuativo negli ultimi 30 giorni sia nella fascia di età 11-13 anni che in quella 14-17 prevale l’utilizzo della sigaretta elettronica sulle sigarette tradizionali e sui prodotti a tabacco riscaldato, ma in ogni caso è in aumento l’utilizzo combinato di tutti e tre i prodotti».

Quali sono i rischi principali per la salute dei più giovani?

«Il rischio principale è pensare che lo svapo sia innocuo. Il primo problema è la nicotina: il cervello continua a svilupparsi fino alla prima età adulta, indicativamente intorno ai 25 anni. L’esposizione alla nicotina durante l’adolescenza può interferire con i circuiti cerebrali coinvolti nell’attenzione, nell’apprendimento, nella regolazione delle emozioni e nel controllo degli impulsi. Inoltre, la nicotina può creare dipendenza. Il secondo aspetto riguarda i polmoni. Quello che viene inalato non è semplice vapore acqueo: è un aerosol che può contenere particelle ultrafini, sostanze irritanti, composti organici volatili e metalli, come nichel e piombo».

Che tipo di conseguenze possono avere?

«Queste sostanze possono irritare le vie respiratorie e sono oggetto di studio per i loro possibili effetti sulla funzione polmonare e sulle patologie respiratorie, compresa l’asma. Inoltre sono oggetto di studio le eventuali proprietà cancerogene nel lungo termine. E anche le sigarette elettroniche senza nicotina non possono essere considerate innocue: togliere la nicotina non trasforma una sigaretta elettronica in aria pulita. I polmoni dei nostri ragazzi non sono fatti per inalare aerosol chimici. Non tutti i prodotti dichiarati senza nicotina, poi, ne sono realmente privi. Il messaggio per genitori e ragazzi è semplice: senza nicotina non significa senza rischi».

Quali segnali dovrebbero mettere in allarme i genitori?

«Ci sono alcuni segnali ai quali i genitori dovrebbero prestare attenzione, anche se nessuno, preso singolarmente, dimostra che un ragazzo stia svapando».

Quali?

«Possono comparire tosse persistente, irritazione della gola, secchezza della bocca, mal di testa o talvolta nausea e capogiri. In alcuni casi si possono notare un peggioramento dei disturbi respiratori o una ridotta tolleranza allo sforzo».

Ma ci sono anche possibili segnali comportamentali?

«Un ragazzo che sviluppa una dipendenza da nicotina può diventare più irritabile, agitato o ansioso quando non riesce a svapare; può avere difficoltà a concentrarsi, disturbi del sonno o un bisogno insistente di utilizzare il dispositivo. Può anche cercare occasioni per allontanarsi durante la giornata o mostrare una crescente preoccupazione per la disponibilità del prodotto. Il consiglio che darei alle famiglie è di non partire dall'accusa o dalla punizione, ma dal dialogo».

Quando si può parlare di dipendenza clinicamente significativa?

«Può insorgere anche dopo un uso sporadico e di breve durata, spesso prima che gli adolescenti stessi si riconoscano come consumatori. Nei giovani i primi sintomi della dipendenza si mostrano già in chi fuma due sigarette alla settimana. Tutto questo anche in relazione al fatto che i dispositivi elettronici possono contenere concentrazioni di nicotina molto elevate, specialmente quelli contenenti sali di nicotina, e possono superare più di dieci volte il contenuto di nicotina di una sigaretta tradizionale».

Che ruolo hanno social network, pubblicità e aromi accattivanti?

«Il loro ruolo è importante, perché nell’adolescenza contano anche il desiderio di appartenenza, l’imitazione e il modo in cui un prodotto viene presentato. E i social possono contribuire a normalizzare lo svapo: quando i ragazzi vedono ripetutamente video, immagini o contenuti di influencer che utilizzano sigarette elettroniche, possono arrivare a percepirle come un comportamento comune, moderno e socialmente accettato. Il problema è che spesso questi contenuti mostrano l'aspetto estetico e ricreativo del prodotto, mentre i rischi per la salute rimangono sullo sfondo. A questo si aggiunge la pressione del gruppo: se gli amici svapano, può diventare più difficile dire di no, soprattutto quando il comportamento viene presentato come una moda o un modo per sentirsi parte della compagnia».

Ma quindi cosa possono fare famiglie e scuole per prevenire questo fenomeno?

«La prevenzione inizia molto prima che un ragazzo inizi a svapare, e deve essere una responsabilità condivisa tra famiglia, scuola, sanità e istituzioni. I genitori dovrebbero informarsi, ascoltare le ragioni dei figli e aiutarli a riconoscere la pressione del gruppo e i messaggi fuorvianti che possono incontrare sui social network. Il divieto e la punizione, da soli, non sono sufficienti se non sono accompagnati da consapevolezza e fiducia. La scuola ha un ruolo altrettanto importante: non basta organizzare una lezione occasionale sui danni del fumo. Servono percorsi continuativi di educazione alla salute».

Se un genitore scopre che il figlio svapa già regolarmente, cosa deve fare?

«Bisogna parlarne con calma, cercare di capire da quanto tempo utilizza il dispositivo, con quale frequenza e se contiene nicotina. È importante valutare se ci siano già segnali di dipendenza. Il primo riferimento può essere il pediatra o il medico di famiglia, che può valutare la situazione e indirizzare verso i servizi appropriati. E, ora più che mai, sarebbe opportuno uno screening negli ambulatori pediatrici già a partire dagli 11 anni». 

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