Spesa sempre più cara, in Toscana il 16% delle famiglie rinuncia ai beni di prima necessità – La mappa dei rincari
Allarme di Federconsumatori Toscana: il caro spesa costa oltre 700 euro l’anno. Aumenti diffusi dall’ortofrutta a carne e uova, con i pomodorini che in alcuni casi hanno registrato rincari fino al 50%. La presidente Grandi: «Occorrono scelte politiche coraggiose e un piano d’emergenza»
Anche i più distratti tra gli scaffali devono fare i conti alla cassa con uno scontrino che non torna più. È il prezzo collettivo di una crisi che sta colpendo solo gli anelli più deboli della filiera: dal caro energia e carburante al carrello della spesa. Ma il rincaro del costo della vita colpisce in modo disomogeneo sul territorio: i fiorentini si confermano i più esposti mentre pistoiesi e grossetani i meno tartassati. A stimare il fenomeno, in cui la massima distanza tra territori è di 108 euro, è Federconsumatori Toscana sulla base dei dati dell’Osservatorio nazionale dell’associazione.
Apparecchiare la tavola costa sempre di più. Comprare frutta e verdura fresca è diventato ormai un lusso proibitivo per migliaia di famiglie toscane rilevano dal quartier generale di Federconsumatori Toscana, «costrette quotidianamente a fare i conti con un carovita insostenibile che intacca direttamente il diritto a un’alimentazione sana e dignitosa». I dati tracciano un quadro drammatico: nell’ultimo anno i prezzi dell’ortofrutta sono schizzati verso l’alto di dodici punti percentuali, seguiti a ruota da carne e uova, fino al caso emblematico dei pomodorini che hanno visto il proprio costo aumentare di oltre il cinquanta per cento.
La dinamica
C’è una dinamica che non si stanca di segnalare la presidente di Coldiretti Toscana Letizia Cesani. La dimensione la dà l’analisi dei listini tra dicembre 2021 e lo stesso mese del 2025, senza contare tutto ciò che si è aggiunto nei tre trimestri del 2026. «In cinque anni i prezzi dei generi alimentari che compongono la lista della spesa hanno continuato a crescere, palesando ciò che da tempo denunciamo – afferma la presidente di Coldiretti Toscana –. Fenomeni speculativi, distorsioni, guerre e cambiamenti climatici hanno ampliato e in qualche modo giustificato la distanza sempre più ampia tra gli attori della filiera, penalizzando gli anelli più deboli: chi produce, gli agricoltori, e chi acquista, i consumatori».
Insomma, questa impennata incontrollata non è frutto del caso. Da una parte pesa la dipendenza da un sistema di trasporto merci quasi interamente su gomma, schiacciato dai continui rincari dei carburanti; dall’altra soffrono i campi della nostra regione, colpiti dalle ondate di calore anomale e da una cronica carenza d’acqua che sta riducendo al minimo le rese agricole e mettendo in ginocchio i produttori. Il risultato secondo Federconsumatori Toscana è sotto gli occhi di tutti: «Banchi dei mercati e scaffali dei supermercati toscani con prodotti spesso visibilmente danneggiati dal sole o di qualità inferiore, quando non del tutto introvabili a causa dei raccolti distrutti dalla crisi climatica».
I controlli
Che ci sia dell’altro, qualcosa che non torna, lo ha rilevato anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), che da mesi ha avviato un’indagine conoscitiva sul ruolo svolto dalla grande distribuzione organizzata nell’ambito della filiera agroalimentare. Alla base del sospetto c’è la distanza tra due numeri: tra ottobre 2021 e lo stesso mese del 2025, sulla base dei dati Istat, i prezzi dei beni alimentari hanno fatto registrare un incremento del 24,9 per cento, superiore di quasi otto punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo, che si è attestato al 17,3 per cento.
Il carrello
Negli ultimi anni il carrello della spesa ha subito una trasformazione evidente. I rincari hanno inciso in modo diretto sul portafoglio delle famiglie. Dall’energia alle materie prime, passando per le tensioni internazionali e le difficoltà della filiera agroalimentare, i prezzi dei beni di consumo quotidiano hanno continuato a salire. A fronte di questa deriva, la risposta delle famiglie è fatta di tagli dolorosi e rinunce forzate. «Oltre il sedici per cento dei nuclei familiari ha già ridotto l’acquisto di generi di prima necessità come carne e pesce, ripiegando su tagli di minor valore o rifugiandosi nei discount per far quadrare i conti – rileva la presidente Federconsumatori Toscana, Laura Grandi –. Le stime dell’Istat sull’apparente tenuta della spesa nascondono una realtà ben più amara: le famiglie spendono lo stesso ammontare di risorse, ma portano a casa molto meno, perché il valore reale degli acquisti è letteralmente divorato dall’inflazione e dai rincari del comparto alimentare, che viaggiano a velocità tripla rispetto ai redditi».
Le proposte
La presidente Federconsumatori Toscana denuncia con forza «la distrazione della politica, sia a livello nazionale che regionale, di fronte a quella che è ormai una vera e propria emergenza sociale ed economica. È tempo che le istituzioni smettano di rincorrere dibattiti secondari e tornino a occuparsi delle priorità reali delle persone. Servono interventi politici immediati e incisivi per restituire potere d’acquisto ai lavoratori e ai pensionati, a partire da un taglio strutturale e non propagandistico delle accise sui carburanti, fino alla rideterminazione dell’Iva sui beni di prima necessità, una misura che da sola garantirebbe un sollievo economico di oltre seicento euro all’anno a famiglia». Occorre inoltre varare, prosegue Grandi, «un Fondo straordinario di contrasto alla povertà energetica e alimentare, intensificare i controlli della filiera per punire severamente ogni forma di speculazione e varare una vera riforma fiscale progressiva che redistribuisca la ricchezza a favore dei redditi bassi e medi». Che conclude: «Non è più rinviabile neppure una tassazione profonda sui super-profitti dei colossi energetici e finanziari, le cui risorse devono servire a finanziare il rilancio del territorio e la modernizzazione delle infrastrutture idriche toscane. Solo mettendo in sicurezza le reti d’acqua e sostenendo la transizione ecologica dell’agricoltura locale sarà possibile mettere al riparo il patrimonio produttivo della Toscana e contenere gli shock sui prezzi nel lungo periodo».
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