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Mario Adinolfi portato in carcere

di Redazione web

	Mario Adinolfi 
Mario Adinolfi 

Usava i social dai domiciliari nonostante il divieto: le verifiche avrebbero evidenziato una serie di accessi e attività ritenute incompatibili con la misura cautelare, portando il giudice a ritenere necessario un irrigidimento della risposta giudiziaria

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Mario Adinolfi lascia gli arresti domiciliari e viene trasferito in carcere. La decisione arriva dal gip di Roma, dopo che gli investigatori della guardia di finanza hanno documentato un comportamento ritenuto incompatibile con le prescrizioni imposte nei mesi scorsi. L’esponente politico, che ha anticipato la notizia sui propri profili social parlando di un provvedimento legato alla sua attività online, era sottoposto a una misura che gli vietava l’utilizzo di telefoni, computer e piattaforme digitali, salvo contatti con il suo legale. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Adinolfi avrebbe continuato a pubblicare contenuti e interagire sui social network nonostante il divieto. Le verifiche avrebbero evidenziato una serie di accessi e attività ritenute incompatibili con la misura cautelare, portando il giudice a ritenere necessario un irrigidimento della risposta giudiziaria. La violazione ripetuta delle prescrizioni, spiegano fonti investigative, ha fatto emergere il rischio che la condotta potesse proseguire e che potesse incidere sull’inchiesta in corso.

L’indagine sul “Betting Group”

Adinolfi era ai domiciliari da luglio 2026, nell’ambito di un procedimento nato da diverse denunce. L’indagine riguarda un presunto sistema di raccolta di denaro presentato come una sorta di gruppo di scommesse collettive promosso online. Alcune persone avrebbero consegnato somme consistenti convinte di partecipare a un progetto di investimento, ma sostengono di non aver ricevuto né i guadagni promessi né la restituzione del denaro. Le contestazioni a suo carico sono pesanti: truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, violazioni in materia finanziaria e omessa dichiarazione dei redditi. Quando venne disposta la misura dei domiciliari, gli investigatori eseguirono anche un sequestro preventivo di oltre 400mila euro, ritenuto collegato alle attività oggetto dell’indagine.

Perché scatta il carcere

La nuova ordinanza arriva dopo che gli accertamenti hanno mostrato un quadro di violazioni considerate sistematiche. Per il gip, la reiterazione dell’uso dei social nonostante il divieto rappresenta un elemento sufficiente a ritenere la misura precedente non più adeguata. Da qui la decisione di disporre la detenzione in carcere, ritenuta necessaria per evitare ulteriori comportamenti in contrasto con le prescrizioni e per tutelare l’integrità dell’indagine.

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