11 settembre, 25 anni dopo. La figlia nell’inferno del grattacielo: «In tv vidi un aereo che tagliava la torre come burro. Lei era lì, andai fuori di me». Poi la telefonata: «Mamma, sto bene»
La telefonata da New York a Magliano in Toscana: la figlia, 43enne manager della Deutsche Bank, fino a pochi minuti prima era dentro a uno dei grattacieli. La chiamata con i familiari e il racconto della mamma, oggi ultranovantenne
GROSSETO. «Mamma, sto bene, non ti preoccupare». La telefonata da New York a Magliano in Toscana (provincia di Grosseto) vale due vite: quella di Sandra, 43enne manager della Deutsche Bank che fino a pochi minuti prima era dentro uno dei grattacieli, e della madre Rossella. Ce lo racconta lei stessa, oggi ultranovantenne, chiedendoci la cortesia: «Niente cognomi, per rispetto a chi non ce l’ha fatta: sono solo la mamma di una brava ragazza».
Cosa faceva lei quel giorno?
«Tornavo in sala dalla cucina e con la coda dell’occhio vidi Emilio Fede in tv, era sempre in doppiopetto ma quel giorno aveva un giubbetto scamosciato: capii che era successo qualcosa di grave. Mi sedetti e vidi un aereo che tagliava la torre come una fetta di burro. Sapevo che mia figlia era lì e io andai fuori di me, mio marito corse dentro temendo che mi fossi fatta male».
Cosa le disse sua figlia?
«Mi raccontò che tutti correvano verso il fiume con la polizia che diceva loro di non guardarsi indietro, che sull’altra sponda furono accolti in una caserma dei vigili del fuoco dove lei poté lavarsi e le dettero un’uniforme per cambiarsi; e che nonostante quello fosse un quartiere povero c’era un viavai continuo di persone comuni che portavano aiuti e generi di prima necessità. Ci risentimmo intorno alla mezzanotte, ora italiana. Mio genero mi dette il numero dell’albergo dove l’avevano alloggiata, io non parlo inglese ma riuscii a farmi capire con la reception e me la passarono. Le avevano dato una camera al 35° piano ma lei l’aveva rifiutata: non poteva dormire così in alto, non quel giorno, e si era fatta spostare. Non disse molto altro, quasi per rispetto per chi non era riuscito a salvarsi: non ne ha mai parlato volentieri, tante cose le ho scoperte dopo».
Per esempio?
«Che prima fece uscire tutti gli altri, lei fu l’ultima, che poi rientrò per prendere borsa e telefono (le ho chiesto tante volte perché ma fu provvidenziale, perché poi le linee andarono in tilt), che cercando aiuto sbatteva una banconota da 100 dollari alle vetrine dei negozi ma nessuno le aprì perché in quei primi momenti si temeva fosse scoppiata una guerra. Che era convinta che i morti fossero molti di più di quelli che si diceva. Che tornata a Manhattan volle uno psicologo per i suoi dipendenti, che però erano quasi tutti riservisti e ben presto dovettero partire, e che ogni volta che sentivano un rumore tutti scattavano sul chi vive. E che una volta, seduta su una panchina in un parco, fu avvicinata da un uomo: era il padre di uno dei suoi impiegati che l’aveva riconosciuta e volle ringraziarla per aver salvato la vita di suo figlio. Ancora oggi questa cosa mi riempie d’orgoglio».
Quando vi siete riviste?
«Riuscì a tornare a Londra la domenica successiva, viveva a Francoforte. Ci riabbracciammo per la prima volta qui tempo dopo, e lei si mise a curare l’orto».
Poi cosa successe?
«Non capirò mai come ma un “cacciatore di teste” (un ricercatore e selezionatore di personale qualificato, ndr) riuscì a trovarla e lei ripartì. Era sempre stata così, me lo aveva detto: la vita in campagna non faceva per lei, sapeva di essere destinata a qualcos’altro. Ha lavorato fino a che non è andata in pensione due anni fa. Ma spesso torna per trascorrere qui un periodo lontano da tutto».
Cosa rimane di quel giorno a un quarto di secolo di distanza?
«La gente del paese può non ricordare cosa quel giorno ha voluto dire per la nostra famiglia e le nuove generazioni magari non sanno di cosa si parla. Ma lei conserva ancora quella uniforme da vigile del fuoco dentro una busta di nylon. Io, invece, ho un cassetto pieno di giornali dell’epoca. Un cassetto che oggi dev’essere svuotato, gliel’ho detto ma lei non se la sente ancora».
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