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Toscana, perché la giunta si sta spaccando sui rifiuti? Il caos 5 Stelle e la pazza idea di Giani che porta...a Roma
La decisione sull’ossicombustore ha aperto una faglia profonda nei partiti della maggioranza: tra la giravolta dei 5 Stelle, le tensioni nel Pd e le ambizioni nazionali del presidente Giani, la giunta toscana si ritrova a gestire uno scontro che va oltre il tema dei rifiuti e ridisegna gli equilibri del Campo Largo
Ci vorranno anni prima che l’ossicombustore di Peccioli cominci a lavorare a pieno regime ma i suoi effetti sono visibili già nei primi tre giorni dalla sua approvazione da parte della giunta regionale. Effetti tutti politici: il disappunto di Eugenio Giani nei confronti dell’assessora Alessandra Nardini per la sua assenza durante il voto, lo sconcerto del Pd per le parole del presidente su un suo possibile ruolo a Roma e il terremoto interno ai 5 Stelle per il sì all’impianto dell’assessore David Barontini nonostante la contrarietà di dirigenti locali e base militante.
Il caso Barontini e la posizione dei 5 Stelle
La comunità politica dei 5 Stelle è quella che al momento sta pagando il prezzo più alto. Barontini è entrato in giunta con una posizione contraria all’ossicombustore ed è uscito con un voto favorevole. Una giravolta che ha stupito, e non poco, i compagni di partito, ma che in realtà non è stata affatto un’alzata d’ingegno improvvisa. Il nazionale sapeva, ha avallato e coperto la scelta. Anzi, dentro al Movimento si dice di più: «L’hanno voluto loro». Il perché è più difficile comprenderlo, soprattutto dopo un’estate in cui il leader del Movimento, Giuseppe Conte, non ha perso occasione per prendere le distanze dal Pd e dalla sua segretaria Elly Schlein, con una serie di uscite pubbliche che hanno fatto traballare il Campo Largo.
La “presa d’atto” e la natura politica del voto
L’assessore Barontini e il coordinatore regionale Tommaso Pierazzi, unico intervenuto a difenderlo, hanno parlato di un atto dovuto. Per usare le parole dello stesso Pierazzi, della «presa d'atto dovuta di un iter amministrativo concluso e iniziato nel 2023». Come dire: «Abbiamo semplicemente portato a compimento un passaggio tecnico». In realtà si tratta di una scelta politica – legittima – e dunque non “obbligata”. E non solo per la banale ragione che ogni voto è, di fatto, una scelta politica. Lo attesta anche la legge regionale, per la precisione la numero 10 del febbraio 2010, quella che regola le “Norme in materia di valutazione ambientale strategica , di valutazione di impatto ambientale , di autorizzazione integrata ambientale e di autorizzazione unica ambientale”. Che all’articolo 5 recita: “Nel caso di procedimenti di competenza regionale, la giunta, nell’esercizio della propria discrezionalità politica e amministrativa, si esprime in ordine alla compatibilità ambientale del progetto e adotta contestualmente la determinazione motivata di conclusione della conferenza di servizi”. Come si capisce, sta tutto in quella “discrezionalità politica”.
Le reazioni interne al Movimento 5 Stelle
Punto che non sfugge nemmeno all’interno dei 5 Stelle. Da Cascina, l’assessore M5s Fausto Bosco rivendica il «no» all’ossicombustore e prende le distanze dalla scelta di Barontini di votare a favore. «Su certi temi identitari la coerenza viene prima di ogni altra cosa», sottolinea Bosco, contestando la giustificazione secondo cui la giunta regionale avrebbe dovuto limitarsi a una presa d’atto: «La giunta ha un ruolo politico, non è un mero ufficio tecnico». Per Bosco, dunque, il voto favorevole di Barontini non era un atto dovuto, ma una scelta politica.
Le tensioni nel Pd e il caso Nardini
Nel Pd la crisi di nervi è meno marcata, ma non mancano gli scossoni. Il presidente Giani ha fatto trasparire tutto il suo disappunto nei confronti di Nardini, che viene accusata, dicono in ambienti vicini allo stesso Giani, di «mancanza di cultura di governo». L’assessora pisana ha fatto la precisa scelta di essere assente e diversi amministratori locali, anche di aree politiche diverse da quella (schleiniana) di Nardini, fanno sapere (in privato) di avere apprezzato il suo posizionamento. Nardini non si è mai espressa pubblicamente sulla vicenda, ma incassa la fiducia della segreteria nazionale, testimoniata dal fatto di essere l’unica rappresentante della giunta toscana invitata alla Festa nazionale dell’Unità in corso in questi giorni a Reggio Emilia.
L’autocandidatura di Giani e gli scenari futuri
Nei dem toscani qualche perplessità c’è anche per l’autocandidatura di Giani per un futuro ruolo romano. Il presidente, sul Corriere Fiorentino, ha detto che «una delle grandi mancanze della Toscana è la sua modesta rappresentazione a Roma». Dichiarazioni non apprezzatissime dai delegati toscani nella capitale. Difficile però, se non impossibile, pensare che voglia candidarsi il prossimo anno, mandando la Toscana a elezioni anticipate. Tra i corridoi si rincorre la (pazza?) idea che voglia proporsi come ministro della Cultura o dello Sport del prossimo governo del Campo Largo. Più realistico invece che Giani pensi a un suo ruolo come front runner per il Senato al giro successivo, nell’ottica del ridisegno dei collegi dovuto alla legge elettorale. L’idea, per nulla peregrina, è che nessuno più di lui gode di una riconoscibilità diffusa su tutte le province del territorio, con la capacità di portare un bottino importante di preferenze. Un orizzonte lungo: per ora c’è da pensare alla tenuta dell’alleanza toscana, al momento piuttosto provata.
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