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La spiegazione

Peccioli, cos’è l’ossicombustore? Tutti i dettagli del gigante dei rifiuti da 130 milioni – A cosa serve e dove potrebbe sorgere

di Luca Cinotti

	Il rendering dell'ossicombustore di Peccioli 
Il rendering dell'ossicombustore di Peccioli 

Dal brevetto della “ossidazione termica senza fiamma” alle sinergie con la discarica di Legoli, il progetto Novotosc racconta come Peccioli stia provando a trasformare gli scarti non recuperabili in energia, materiali riutilizzabili e nuove filiere industriali, tra autorizzazioni già ottenute e critiche che parlano di un salto nel buio

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PECCIOLI. Alla fine dai rifiuti possono nascere anche le perle e non soltanto i fiori, con buona pace di De André. Beninteso, le perle in questione non sono quelle che adornano colli e lobi delle orecchie ma quelle, più prosaiche, di vetro che vengono utilizzate soprattutto nell’edilizia e che sono uno dei prodotti finali dell’ossicombustore di Peccioli. Un impianto che utilizza una tecnologia innovativa, la cosiddetta “ossidazione termica senza fiamma”: in sostanza, il materiale viene bruciato senza una fiamma visibile con emissioni ridotte e alta efficienza termica. Il materiale in questione, nel caso di Peccioli, sono ovviamente i rifiuti. In particolari quelli che non possono essere inviati al recupero e che dovrebbero finire in discarica o inceneriti.

Come nasce

Il progetto dell’ossicombustore entra di prepotenza nel dibattito a seguito dell’avviso pubblico della Regione Toscana che, nel marzo 2021, invitò a presentare manifestazioni di interesse per impianti di recupero e riciclo dei rifiuti. In quell’occasione Retiambiente presentò il progetto di un ossicombustore, da realizzare a Peccioli nell’area della Belvedere, la società che con il trattamento e il recupero dei rifiuti ha trasformato il volto di un pezzo di Valdera. Un progetto che cammina sulle gambe di una società ad hoc, la Novotosc, le cui quote sono possedute all’85% da Belvedere e al 15% da Oxoco, azienda barese che possiede il brevetto della tecnologia di ossicombustione. Belvedere, poi, si è impegnata a cedere il 34% delle quote a Retiambiente. Il valore dell’investimento è calcolato in circa 130 milioni di euro.

La strategia

La collocazione all’interno del complesso della Belvedere non è casuale. Secondo quanto si legge nelle relazioni che accompagnano il progetto, infatti, si punta a sinergie sia in ingresso che in uscita. Sul primo versante, i rifiuti che si prevede di trattare sono gli stessi destinati alla discarica di Legoli. Inoltre il processo di ossicombustione si basa sulla creazione dello slurry che mischia il rifiuto solido e quello liquido: per quest’ultimo il progetto è di usare il percolato prodotto sempre dalla discarica di Legoli. Potrà essere inoltre utilizzato il biogas prodotto nei due impianti limitrofi. Nel dettaglio, la richiesta di autorizzazione avanzata alla Regione prevede un quantitativo massimo di 177mila tonnellate di rifiuti solidi e di 75mila di percolato. Per quanto riguarda quello che uscirà dal nuovo stabilimento, si prevede che l’acqua generata dal processo possa essere utilizzata per gli impianti e la manutenzione del verde del polo della Belvedere.

I prodotti

Dall’ossicombustore, però, non esce soltanto acqua. Ci sarà infatti la produzione di anidride carbonica per usi industriale, oltre a 13 MW di energia elettrica, dei quali sette saranno ceduti in rete. Ma, soprattutto, i rifiuti si trasformeranno in perline di vetro, che hanno il loro utilizzo principale come componenti per realizzare inerti per l’edilizia. Dal punto dell’economia circolare, le perle di vetro vengono considerate “end of waste”, cioè materiale che ha perso la caratteristica di rifiuto e può essere riutilizzato.

Il percorso

Novotosc ha avviato la richiesta di Provvedimento autorizzatorio unico regionale il 27 giugno dello scorso anno. Un anno dopo, il 19 giugno scorso è arrivato l’ok da parte dell’ultima Conferenza dei servizi. A stretto giro di posta il sindaco di Peccioli Renzo Macelloni ha indirizzato una lettera al presidente Eugenio Giani chiedendo che adotti il prima possibile il provvedimento della giunta regionale per il via libera definitivo. D’altro canto c’è anche da perfezionare l’ingresso dell’impianto all’interno del piano industriale di Retiambiente. Un passaggio non indolore, visto che il nuovo impianto ha anche diversi detrattori. Che fanno notare soprattutto come si tratti di una novità assoluta nel trattamento di grandi quantitativi di rifiuti. O, detto altrimenti con parole più crude, di «un salto nel buio».

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