Malori in campo, cosa sta succedendo ai tennisti (e non solo)? Enrico Castellacci: «Il super eroe non esiste». I rischi per gli amatori
Parla l’ex medico della Nazionale di calcio italiana che si rivolge anche a chi pratica sport a livello amatoriale
C’era una volta il mito dell’atleta d’acciaio che le intemperie non potevano piegare: neve, pioggia e vento erano gli avversari; il caldo meno, quello è storia recente. Poi i malori di Jannik Sinner, Novak Djokovic e Lorenzo Musetti hanno dimostrato che anche i tennisti sono fragili, e nel frattempo la a Vuelta a España 2026 ha ridotto la lunghezza di una tappa a causa del forte caldo. Infine l’episodio di disidratazione occorso di Rosen Bozhinov ha scatenato indignazione e polemiche anche nello sport più bello del mondo.
È sceso in campo anche l’infettivologo Matteo Bassetti criticando la scelta di giocare partite di calcio alle 15 durante giornate di caldo intenso, riprendendo idealmente il monito del professor Enrico Castellacci, lucchese, presidente nazionale dei Medici Sportivi della Nazionale di calcio già responsabile medico della squadra azzurra dal 2004 al 2018 (ha vinto i Mondiali) oggi nello staff dell’Uzbekistan del ct Fabio Cannavaro. È a lui che chiediamo lumi per gli sportivi tutti, di ogni ordine e grado.
Anche gli atleti sono umani?
«Ognuno di noi ha dei limiti: siamo tutti uguali in quanto tali, ma dal punto di vista fisico e psichico siamo tutti diversi. E questo lo vediamo anche nel mondo dello sport, che spinge fino ai limiti della resistenza. Il supereroe non esiste, esiste chi è più preparato e chi ha più controllo di testa».
Sinner, Djokovic e Musetti. Sta succedendo qualcosa ai tennisti in particolare?
«Affrontano grandissimi allenamenti, poi in campo sono da soli e per ore intere sottoposti a stress che altri di atleti non hanno. Nel calcio (e lo dico da grande amante del calcio) si gioca un’ora e mezzo o poco più e insieme ai compagni, fermandosi ogni tanto. Loro, i tennisti, giocano troppo, fanno tour de force bestiali da un punto di vista fisico e di tensione mentale. Poi le condizioni meteo fanno parte del gioco, c’è chi le soffre di meno e chi di più; e si torna a capo».
Cosa si può fare?
«Controlli, controlli e ancora controlli per accertare le loro condizioni psicofisiche “in tempo reale”. E ridurre i calendari, giocare meno e spostare le gare in orari lontani da quelli esposti ad alte temperature con tassi di umidità elevatissimi, perché in pochi all’esterno si rendono conto dello sforzo fisico e mentale che richiedono. Sono cose che predico da anni ma ogni volta rimangono lettera morta perché a comandare è il business, il dio denaro».
Perché continua, allora?
«Perché me lo impone il codice deontologico ed etico. Chi svolge questa professione ha un peso da un punto di vista morale e scientifico, ma certamente non ha un peso reale su federazioni e società sportive: chi vuole che ci ascolti? Sono disilluso ma continuerò per dovere a denunciare che anche l’uomo ha dei limiti e questi limiti vanno rispettati».
Una volta gli eroi non morivano, si limitavano a scomparire all’orizzonte. Oggi li vediamo in tv e... sembrano come noi.
«Appunto. In molti si sono sottoposti a questa o a quell’altra operazione o terapia. Quando sei giovane non ci pensi, pensi di essere immortale (ed è anche giusto così). A pensare alle conseguenze è solo la parte medica. Ma gli atleti hanno anche loro problemi e subiscono le conseguenze di una vita con l’acceleratore sempre al massimo. La speranza del messaggio di cui sopra è che almeno possa arrivare alla gente comune».
E funziona?
«Il 50enne poco allenato va comunque a giocare a calcetto alle 13 perché con gli amici ha trovato il campo libero a quell’ora. Non esistono più visite obbligatorie, l’ultima rimasta è quella sportiva. Noi medici sportivi facciamo le idoneità, sempre criticate, e invece siamo l’ultimo passaporto della vita.
Quindi, di nuovo, cosa si può fare davvero?
«Buon senso e alla razionalità. Mi ricordo i mondiali in Brasile, a Manaus, ma anche gli ultimi con l’Uzbekistan: laddove non c’erano ambienti climatizzati le abbiamo provate tutte, dall’asciugamano freddo al collo ai guantoni gelati alla testa bagnata. Tutto fa, ma alla fine l’unica cosa che funziona davvero è fare sport in condizioni sopportabili».
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