Il Tirreno

Toscana

L'intervista

Caro affitti e scuola, il caso del dipendente Ata: «Divido casa con un collega, ho rischiato di dormire in macchina»

di Matteo Scardigli

	Alcuni annunci di case in affitto (foto d'archivio)
Alcuni annunci di case in affitto (foto d'archivio)

L'uomo, 62 anni, si è trasferito dal Sud in provincia di Grosseto e da 6 anni ha problemi a trovare un alloggio: «È così anche per tanti colleghi, l’unica soluzione è condividere le spese»

4 MINUTI DI LETTURA





Nuova scuola, stesso problema: quella casa che non si trova, non a un prezzo ragionevole. Ogni anno da sei anni. E lui, che di anni ne ha 62 e a casa ha moglie e figli, anche in occasione di questa campanella è costretto a coabitare con un collega. Dopo aver rischiato di dormire in macchina.

Come inizia la sua storia nella Scuola?

«Sono originario del Sud e ho lavorato per molti anni in un ministero. Poi per motivi legati alla salute ho dovuto cambiare lavoro e sono diventato un Ata (personale amministrativo, tecnico e ausiliario ndr). All’inizio avevo vinto un posto qui in provincia di Grosseto e mi sono trasferito, in attesa di poter spostare la famiglia, in cerca di stabilità. Trovare un alloggio è stato lo scoglio più grande, e lo è tutt’ora. Per me così come per tantissimi colleghi».

Quali difficoltà incontra nella ricerca di un’abitazione?

«La prima volta, dopo aver cercato invano, mi ero risolto a dormire in auto; solo grazie al sindacato (sono iscritto alla Uil) riuscii ad avere un tetto, altrimenti non avrei davvero saputo come fare. Ma ogni anno è la stessa storia. Prima di tutto sembra impossibile avere un contratto d’affitto per dodici mesi, specialmente nelle località turistiche, poi le richieste dei proprietari sono molto specifiche in relazione alle referenze, e poi è difficilissimo trovare una sistemazione a un prezzo abbordabile».

Via il dente, via il dolore. Quanto guadagna?

«Io prendo 1.440 euro netti. Cerco una casa da 70-80 metri quadri, ma gli affitti che mi vengono proposti oscillano tra i 400 e i 500 euro al mese. Contando tutte le altre spese fisse (acqua, gas, luce), lo scorso anno ero arrivato a circa 800 euro al mese. Alla fine rimane ben poco. In questi anni ho dato fondo ai risparmi, circa 20mila euro».

Una provocazione: non potrebbe arrotondare?

«Non è consentito. La legge stabilisce un certo numero di ore complessive al di sotto delle quali è permesso lavorare nella Scuola e fare anche altro. Se quel limite è superato, anche se di poco, è inutile cercare un impiego collaterale».

Lei vanta credenziali solide, certamente non comuni. Non le aprono qualche porta in più quando cerca casa?

«Io il 23 di ogni mese faccio sempre il bonifico. E ho un contratto di lavoro, sono un dipendente dello Stato. Ma questo sembra non bastare; e neanche il mio passato al ministero, per quel che può valere. I proprietari che ho incontrato raramente sono stati disposti a negoziare il canone, te lo propongono e basta: prendere o lasciare. E quanto a lasciare...».

Che cosa vuol dire?

«Come ho detto, ho girato praticamente tutta la provincia. Ed è capitato (e capita ancora) che all’inquilino venga chiesto di lasciare l’abitazione entro il 15 giugno, ché devono venire i turisti. Qualcuno si spinge anche fino a metà maggio. Viceversa, quando si tratta di entrare, nonostante ci sia un contratto d’affitto firmato c’è da aspettare e sempre per lo stesso motivo: ci sono appena stati i turisti e l’agenzia deve ancora mandare qualcuno a pulire. È capitato proprio in questi giorni anche a una coppia di colleghi».

Come si è organizzato per fare fronte a queste difficoltà?

«Anche volendo tornare al Sud, lì ogni trasferimento sembra essere possibile solo per chi può beneficiare della legge 104. Alla fine ho fatto quello che facciamo un po’ tutti: “ci siamo trovati” con un collega nella mia stessa situazione e coabitiamo dividendo le spese, così si riesce ad andare avanti. Questa dell’abitare, per noi precari, è una precarietà nella precarietà, una rincorsa continua con uno stipendio da fame».

Cosa direbbe a un giovane che vuole intraprendere il percorso nella Scuola?

«Vedo giovani colleghi di 35-40 anni che di fronte a queste condizioni decidono di non mettere su famiglia: troppo rischioso. I miei figli studiano all’università, mi auguro che abbiano uno splendido futuro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
L'intervista

Caro affitti e scuola, il caso del dipendente Ata: «Divido casa con un collega, ho rischiato di dormire in macchina»

di Matteo Scardigli
Turismo: le nostre guide