Il Tirreno

Toscana

L’inchiesta

Il business delle truffe agli anziani, sei indagati per un giro da milioni di euro. “Vittime” anche in Toscana – Come funzionava

di Redazione web

	(foto archivio)
(foto archivio)

Secondo gli investigatori, il gruppo convinceva le vittime a firmare contratti per prodotti casalinghi dal valore gonfiato fino all’800%, finanziati con prestiti al consumo. Avrebbero messo nel mirino soprattutto anziane sole

3 MINUTI DI LETTURA





I militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Padova hanno concluso le indagini nei confronti dei componenti di un’associazione a delinquere radicata nel padovano, ma attiva in numerose località del territorio nazionale, finalizzata a commettere una serie indefinita di estorsioni e truffe a donne anziane, nel settore delle vendite “porta a porta”, consentendo alla locale Procura della Repubblica di chiedere il rinvio a giudizio dei sei soggetti ritenuti responsabili di aver truffato 1.200 donne anziane.

Il provvedimento fa seguito alle misure cautelari disposte dal Gip di Padova che aveva ordinato, nei confronti dei capi e dei promotori dell’organizzazione, cinque misure cautelari, di cui una in carcere e due degli arresti domiciliari, e il sequestro preventivo di 2,5 milioni di euro ritenuti provento di reato. Sono stati sequestrati beni di lusso quali orologi, gioielli, capi d’abbigliamento e accessori, nonché disponibilità finanziarie e altri beni mobili e immobili.

Le indagini

Le indagini avevano avuto origine dall’ordinario controllo economico del territorio, durante il quale era stato osservato, per diversi mesi, come alcuni soggetti padovani frequentassero abitualmente locali esclusivi della movida padovana a bordo di auto di lusso. Le testimonianze raccolte da alcune di esse, sfociate anche in denunce, avevano delineato il modo d’agire degli indagati che, avvalendosi di una rete di agenti di vendita, battevano, in modalità “porta a porta” già consapevoli di trovare, in alcune abitazioni, anziani, casalinghe, pensionati e persone “sole”.

Con grande abilità di persuasione riuscivano ad accedere alle abitazioni private e, qui, spiegavano alle vittime che, in virtù di un contratto di acquisto stipulato anni prima anche con altre imprese di vendite a domicilio, erano obbligate ad acquistare articoli casalinghi, come ferri da stiro, set di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili, dispositivi elettromedicali di magnetoterapia, tutti prodotti presentati come di ottima qualità, ma in realtà di scarso valore.

L’acquisto dei casalinghi, ad un prezzo compreso tra 5.000 e 7.000 euro, tenendo conto che molte anziane vivevano in difficili condizioni economiche e, in numerosi casi, solo con la pensione minima, doveva prevalentemente avvenire con l’accensione di un finanziamento presso primarie società di credito al consumo. In alcuni casi, i venditori porta a porta, diversi di loro già gravati da precedenti, si sono ripresentati a distanza di alcuni mesi a casa delle vittime più vulnerabili e più facili da convincere, costringendole a ordinare ulteriori articoli per la casa e rimodulare il finanziamento già attivato in precedenza che aumentava cosi nell'importo delle rate e nella durata.

In caso di rifiuto o resistenze da parte delle anziane, gli indagati minacciavano di adire le vie legali, sostenendo che il contratto di acquisto sottoscritto negli anni precedenti comportava, a loro avviso, ancora l'obbligo di ulteriori acquisti: da qui la contestata condotta di estorsione.

Numeri e zone

Più di 1200 sono risultate le vittime residenti non solo a Padova, ma anche in altre province, tra cui, principalmente, Alessandria, Ancona, Arezzo, Asti, Belluno, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Como, Cremona, Cuneo, Ferrara, Firenze, Forlì Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Lecco, Lodi, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Monza-Brianza, Novara, Parma, Pavia, Perugia, Pesaro-Urbino, Piacenza, Pordenone, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Vercelli, Verona, Vicenza.

I profitti delle condotte criminali, derivanti da ricarichi fino all'800% sui prodotti venduti e dalle provvigioni riconosciute dalle società di finanziamento per ogni singola concessione di credito al consumo, avevano consentito ai principali indagati del sodalizio di condurre uno stile di vita sfarzoso con vacanze da sogno, frequentazione di raffinati ristoranti, acquisti di abbigliamento ed accessori presso le più famose maison di alta moda, noleggio di autovetture di lusso quali Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
L’inchiesta

Il business delle truffe agli anziani, sei indagati per un giro da milioni di euro. “Vittime” anche in Toscana – Come funzionava

di Redazione web
80 Vespa