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Toscana

Il caso

Dopo il video delle fave sui social Vannacci chiede i danni ai toscani – Decine di raccomandate per i commenti offensivi

di Paolo Nencioni

	A sx un frame del video postato da Roberto Vannacci il 28 marzo 2026
A sx un frame del video postato da Roberto Vannacci il 28 marzo 2026

Il post risale al 28 marzo 2026, giorno dell’inaugurazione della sede fiorentina di Futuro Nazionale. In campo nove avvocati

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FIRENZE. In questi giorni nelle cassette della posta di decine di fiorentini, ma non solo, stanno arrivando raccomandate tutte uguali che fanno sgranare gli occhi ai destinatari perché il mittente, oltre a essere un personaggio di caratura nazionale, a molti fa anche paura. È il generale Roberto Vannacci che batte cassa.

Il leader di Futuro Nazionale ha dato mandato a una batteria di nove avvocati di chiedere i danni a molti di quelli che hanno pubblicato sui social network commenti ritenuti offensivi in calce a un suo post Facebook dello scorso 28 marzo.

Il video

Quel giorno a Firenze veniva inaugurata la prima sede di Futuro Nazionale in piazza Tanucci e il generale, prevedendo contestazioni, mise in rete un breve video nel quale lo si vede sgranare baccelli. «Bella giornata. Oggi fave, chissà quante ne troveremo a Firenze a contestare…» dice sorridendo.

Ora, tutti sanno che le fave, per i fiorentini e i toscani in generale, sono sì i baccelli, ma sono anche un modo per apostrofare, spesso in tono scherzoso ma comunque vagamente denigratorio, chi ci si trova davanti. Il video è evidentemente provocatorio e ha ottenuto l’effetto prevedibile, forse voluto. Sotto a quel post di Facebook sono fioriti migliaia di commenti, in gran parte critici, spesso offensivi. Nulla di strano nel mondo senza sfumature dei social.

Passati tre mesi, Vannacci ha presentato il conto. Le raccomandate (sicuramente decine, ma forse centinaia) indirizzate ai commentatori arrivano dalla Talento Company srl, una società specializzata in diritti di immagine. Formalmente sono atti di diffida e messa in mora, che fanno riferimento agli articoli 2043 e 2059 del Codice civile (danno ingiusto e danno non patrimoniale) e al 595 del Codice penale (diffamazione).

Scuse e risarcimenti

Ai destinatari si chiedono intanto due cose: rimuovere il commento ritenuto offensivo e inviare una lettera di scuse. Ma si avverte che questo non basterà per definire in maniera bonaria la faccenda. Si invita dunque a contattare entro dieci giorni uno studio legale romano “per avviare un confronto” con l’avvocato incaricato della gestione della pratica. In altre parole, per trovare un accordo su una possibile transazione economica.

Molti destinatari delle richieste danni non hanno chiamato quel numero di Roma e forse hanno fatto bene. Molti altri, intimoriti dal tono della missiva o meno consapevoli delle dinamiche legali, certamente hanno chiamato.

Nel mirino anche altri commenti

«La richiesta danni la facciamo solo nei casi estremi – sostiene l’avvocato Luca Guffetti Casadei del foro di Bologna, uno dei nove messi in campo da Vannacci –. Prima di spedire le raccomandate valutiamo il tenore del post del generale e poi, se ci rendiamo conto che il destinatario è una persona non abbiente, ci accontentiamo della rimozione del commento e della lettera di scuse». Da questo si capisce che le richieste del generale non riguardano solo quel post di fine marzo, ma anche altri in calce ai quali sono stati pubblicati commenti ritenuti offensivi.

Iniziativa formalmente lecita, ma che moralmente si presta a qualche dubbio. Il sospetto è di essere di fronte a una sorta di “pesca a strascico” che potrebbe lucrare sul timore dei commentatori, magari di quelli meno avveduti: pur di togliersi dalla testa la spada di Damocle di una denuncia per diffamazione o di una formale richiesta danni, ancor prima di affrontare un processo sarebbero disposti a transare con mille euro, duemila o forse più.

Non lo fa soltanto Vannacci. Nell’ambiente si dice che ci siano molti studi legali sparsi per l’Italia che campano di questo, cioè delle transazioni che riescono a ottenere minacciando azioni penali o civili per commenti sui social ritenuti offensivi.
 

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