Riforma porti, non solo lavoro per Assiterminal
L’associazione dei terminalisti prepara il pacchetto di proposte da presentare entro il prossimo 28 luglio alla Commissione Trasporti della Camera. Oltre ai temi riguardanti il lavoro, anche il nodo legato alle concessioni demaniali
Non solo lavoro il lavoro, come precedentemente annunciato, nel pacchetto di proposte emendative su cui Assiterminal, l’associazione dei terminalisti, sta lavorando e che entro il prossimo 28 luglio dovranno essere inviate alla Commissione Trasporti della Camera per la discussione sull’iter parlamentare del disegno di legge di riforma della portualità.
Il secondo ambito di proposte, quindi, oltre a quello già comunicato sui temi del lavoro, si concentrerà su alcuni aspetti che l’associazione aveva già posto nel corso dei cicli di audizione al Cipom e che non sono stati recepiti nel famoso Piano del Mare, nelle sue successive edizioni. “Partiamo ovviamente dall’annoso tema degli indici su cui si dovrebbero calcolare le quote fisse deicanoni concessori - anticipa il presidente, Tomaso Cognolato - e su cui, nonostante una sentenza del Consiglio di Stato di due anni fa e una recente del TAR Lazio, né il Ministero, né, tantomeno, le Adsp si sono mossi per compensare i maggiori canoni pagati dai terminalisti in base a un errato calcolo degli indici del 2023 che ci trasciniamo ancora oggi”.
Il tema dei canoni concessori, si inserisce in una più complessa riconsiderazione e conseguente attuazione del principio generale di riequilibrio, tema che l’Associazione ha più volte sollevato come cardine della relazione tra concedente e concessionario, anche verso alcuni presupposti, molto criticati, delle linee guida ministeriali successivamente ancor più irrigiditi dalle delibere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti.
Assiterminal articola poi alcune altre questioni su cui chiederà attenzione al Parlamento. Uno degli ambiti riguarda la circostanza in cui il terminalista voglia fare investimenti infrastrutturali all’interno di aree ZES o ZLS potendo utilizzare crediti di imposta che ad oggi sono solo appannaggio di investimenti in beni strumentali.
“In un’ottica di partnership pubblico–privato e di carenza di risorse pubbliche scrive l’associazione in una nota - riteniamo che incentivare gli investimenti su infrastrutture demaniali, che quindi rimangono allo Stato, attraverso meccanismi che in altri paesi UE sono già attuati, possa essere uno strumento molto efficace, così come favorire la costituzione di consorzi per l’autoproduzione di energia elettrica utile al fabbisogno dei terminal ma anche, perché no, se in surplus, al cold ironing”.
Una delle proposte di Assiterminal sarà infine dedicata a fissare gli obiettivi di traffico ferroviario, anche differenziati per ciascun ambito portuale, nonché l’entità, i criteri e le modalità di determinazione dello sconto sul canone di concessione riconosciuto a quanti incrementano il traffico ferroviario in origine o destinazione dai porti. “Questo – concludono il presidente Cognolato e il direttore generale, Alessandro Ferrari - per dare finalmente avvio, come succede solo in alcuni porti, a una valorizzazione reale e misurabile di incentivi sull’incremento dell’intermodalità ferroviaria”.
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