Riforma Porti, Assiterminal: «Proporremo modifiche in materia di lavoro»
L’associazione dei terminalisti annuncia, attraverso il presidente Cognolato e il direttore generale Ferrari, una serie di proposte che partiranno dalla richiesta di distinguere tra operazioni e servizi portuali
ROMA. Arriva il tempo delle proposte di modifica del disegno di legge di riforma della portualità, sul quale sono in corso le audizioni all’interno della competente commissione parlamentare. Tra le cosiddette parti sociali, una delle prime ad anticipare quelle che saranno le sue proposte di modifica è Assiterminal, l’associazione che raccoglie i terminalisti italiani.
«Il primo filone di proposte – premette il presidente, Tomaso Cognolato – è quello legato al lavoro e al nostro punto di vista su alcuni possibili sviluppi dell’assetto organizzativo nei porti, in vista del percorso negoziale per il rinnovo del Contratto Collettivo dei lavoratori marittimi che si riavvierà nel prossimo autunno».
Un tema che Assiterminal propone di superare è quello relativo alla distinzione, nella disciplina autorizzativa delle imprese, e quindi di conseguenza anche nell’iter concessorio per i terminalisti, tra operazioni e servizi portuali.
«Se guardiamo – riprende Cognolato – anche alla disciplina europea, ma anche alla terminologia internazionale, riteniamo che questa distinzione non abbia più senso di esistere. L’operatività in banchina e a bordo delle navi, così come quella funzionale all’interazione con tutti i mezzi di trasporto, è fatta di un insieme armonizzato di attività, una funzionale all’altra sia che siano intese come un unico “ciclo” così come parzializzate, a prescindere dal fatto che siano svolte in proprio, in appalto, per il tramite di lavoratori somministrati».
Oltre quindi a superare la distinzione e che si chiamino solo servizi o operazioni poco cambia, per l’Associazione è necessario intervenire anche sulla sussistenza dei piani di impresa. «Attualmente – aggiunge il direttore di Assiterminal, Alessandro Ferrari – le autorizzazioni vengono rilasciate anche per brevi periodi, cosa che sinceramente non può essere garanzia di tenuta finanziaria di un asset dedicato a garantire operatività sia in banchine pubbliche che affiancando un terminalista. Riteniamo quindi che un congruo arco temporale minimo per una valutazione adeguata della capacità di fare impresa, non possa essere inferiore a cinque anni».
Assiterminal ritiene che semplificare e uniformare l’approccio alle diverse attività che si possono svolgere in un porto possa agevolare anche le imprese autorizzate a somministrare lavoro temporaneo, ampliando quindi la possibilità di impiegare il proprio personale, anche magari con qualche inabilità, su ambiti più diffusi rispetto a quelli tenuti in considerazione sino ad oggi. Tali imprese, peraltro è forse necessario, dove già esistenti, che siano considerate alla stregua dei servizi di interesse generale. Per l’associazione, di fatto, l’impianto normativo già ne delinea i contorni ma forse non si è mai avuto il coraggio di dare il nome corretto e la relativa disciplina a queste realtà, garantendo peraltro una tenuta finanziaria più sotto controllo e impianti tariffari in linea con indici che ciascuna AdSP potrebbe valutare e controllare con maggiore efficacia e rispondenza ai target dei rispettivi porti.
Fondamentale viene poi giudicata la creazione del fondo per il prepensionamento dei lavoratori portuali. Per Assiterminal, è l’ultima possibilità cha ha il Governo di dare attuazione alla norma. Diversamente, secondo l’associazione, le risorse accantonate dalle aziende e dai lavoratori dovranno tornare nelle loro rispettive disponibilità, ma si sarà persa una grande occasione per agevolare il ricambio generazionale nei porti attraverso uno strumento adeguato e senza questo strumento tra qualche anno si potranno prefigurare problemi di carattere sociale sulla categoria e di tenuta competitiva.
«Diversi spunti di modifica all’attuale legge 84/94 – aggiungono i vertici di Assiterminal – andranno anche nella direzione di rendere esigibili alcune disposizioni attraverso cui le AdSP già oggi possono, ma in poche lo fanno, contribuire alla formazione dei lavoratori anche delle imprese e dei terminal, tenendo ovviamente conto di quei Piani Organico Porto che mancano ancora di una struttura di impostazione sistemica, e di un’efficacia reale. Ccrediamo sia più che normale che un’Associazione Datoriale concentri la propria attività anche sui temi del lavoro che rappresenta uno degli asset centrali delle nostre imprese, della portualità e quindi del sistema logistico del Paese. Il confronto su questi temi nell’ottica della discussione del Disegno di Legge sulla Porti d’Italia è un’occasione che non può essere sprecata».
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