Vespa compie 80 anni: noi a Sassetta, il borgo che incanta tra marmo rosso e gargoil da film fantasy – Video
Tutto il borgo è puntellato di statue di animali fantastici e personaggi onirici. Qui dal 2009 si svolge il “Simposio di scultura in marmo rosso di Sassetta” e le sculture sono il lascito al Comune
Per arrivare a Sassetta si può salire dal mare (Donoratico e dintorni) inerpicandosi per curve ed “irti colli”; subito prima si incontra Castagneto Carducci, nella cui frazione (oggi nota anche per il vino) Bolgheri abitò, da bambino, Giosuè Carducci. Abbiamo però incontrato le indicazioni per Sassetta anche scendendo da Montecastelli Pisano (la “tappa” pubblicata su Il Tirreno domenica scorsa e che trovate ancora online) mentre andavamo in direzione di Venturina Terme. Però Sassetta ha una cifra antropologica e geografica tutta sua, guai a definirla per ciò che ha intorno, non solo perché sarebbe poco carino, ma anche perché gli abitanti di Sassetta si definiscono orgogliosamente sassettiani.
Gli abitanti di questi borghi e castelli che stiamo visitando con la nostra Vespa e che controllavano territori strategici della Toscana medioevale hanno tutti infatti sviluppato un grande senso di appartenenza: essendo territori di presidio sono sopra elevati da tutto e quindi chi li abita ha sviluppato, da secoli, un legame fortissimo ai “suoi” luoghi. «Qualcosa c’è, qualcosa manca, si sta tranquilli, a volte un po’ troppo, ma a Sassetta si sta bene», ci dicono sia giovani che anziani del luogo. A Sassetta c’è una farmacia, ma non la banca (c’è solo lo sportello bancomat), il benzinaio è chiuso, ma hanno installato le colonnine per i veicoli elettrici, le poste aprono a giorni alterni, la scuola elementare regge anche se i due giovani con cui abbiamo chiacchierato ci dicono che «in classe noi si era solo in 5» (ci dice lui), e «noi invece si era prima in tre, poi in due!» (ci dice lei un po’ più giovane). Non vogliono il nome sul giornale, ma fa invece piacere a entrambi raccontarci la loro storia scolastica elementare. Li abbiamo incontrati in tempi diversi, ma si conoscevano perché «nel borgo ci si conosce tutti» ci dicono entrambi senza essersi messi d’accordo.
Le scuole elementari sono rimaste aperte «grazie agli stranieri che fanno più figli di noi!», ci dice sorridendo lui. Qui la presenza di stranieri è vissuta bene, siano essi migranti da zone difficile del mondo che arrivano in Italia in cerca un futuro migliore oppure turisti che vengono a godersi la Toscana. È bello che questi ragazzi appena maggiorenni parlino di “stranieri” in senso neutro, persone che “semplicemente“ vengono da un altro paese e soprattutto è bello che non facciamo distinzioni alcuna fra «il ricco turista e il povero migrante». Qui né il tema migratorio, né quello dell’overtourism fa discutere. I migranti hanno permesso di tenere aperta la scuola elementare e «qualche turista in più ci vorrebbe» ci dicono in tanti.
A Sassetta si respira, davvero, serenità, c’è consapevolezza anche delle problematicità, ma «stare in mezzo al verde ed in questa pace non ha prezzo» ci dicono tutti coloro con cui abbiamo parlato. «D’inverno è un po’ peggio» ci dicono alcuni, «la sera pare ci sia il coprifuoco, ma del resto è così in tutti i piccoli borghi».
Il primo ospedale è quello di Cecina (a 30 km), ma è presente la farmacia, il presidio ASL col medico di base e poi «in paese c’è la pubblica assistenza, ed a Castagneto e a Monteverdi ci sono le Misericordie, con le ambulanze, in caso di emergenza, sono qui in 5 minuti» ci raccontano. Sassetta, nonostante i poco più di 500 abitanti, fa comune, ha varie frazioni, e ci sono pure le terme ed un albergo diffuso. Sul Municipio sventolano le bandiere dell’Italia e dell’Europa, ma anche quelle della Pace e della Palestina. Nella frazione Fornaci, subito prima del borgo, c’è un angolo con una fontana, l’ombra del bosco e una panchina perfetta per sedersi ad «ascoltare il silenzio».
Quell’angolo, ci ricorda l’atmosfera magico-onirica dei film di Guillermo del Toro e non ci stupiremmo troppo se si sedesse accanto a noi uno degli strani e dolcissimi personaggi nati dalla mente del geniale regista messicano. Del resto tutto il borgo è puntellato di statue di animali fantastici e personaggi onirici: dal 2009 a Sassetta si svolge il “Simposio di scultura in marmo rosso di Sassetta” e la statue sono il lascito dei Simposi al comune. Ci sono figure antropomorfe, civette e tanti draghi. Leggenda vuole infatti che a Sassetta abitasse un drago sputafuoco che fu ucciso da Nanni degli Orlandi, signori di Sassetta per molti decenni prima che arrivasse la famiglia spagnola dei Ramirez di Montalvo (quando il borgo divenne territori de’ Medici).
Si entra nel borgo da un arco antico accanto, al Palazzo, appunto, Ramirez de Montalvo e nella zona denominata “borgo di mezzo” si trovano 3 statue del Simposio ed anche una alcova con un uovo gigante, naturalmente “di drago”. La targa recita che “anticamente i draghi volavano nei cieli di Sassetta” e che "torneranno a volare quando saremo pronti a vederli”. Chiaramente siamo nel campo della mitopoiesi e qualcuno potrebbe pensare alla trama della famosa ed intrigante serie hollywoodiana “il Trono di Spade”, ma non fate questo errore cronologico. Non è Sassetta che si ispira ad una serie americana semmai il contrario: quando a Sassetta si raccontavano storie di draghi, Hollywood non esisteva. Insomma per vivere dal vivo storie di draghi e borghi magici, spengete la Tv, uscite dal mondo digitale e fate come abbiamo fatto noi, vivete davvero i luoghi e venite, per esempio, a Sassetta.
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