All’Eredità scoperta una domanda sbagliata sulla Toscana: ma in diretta nessuno se ne è accorto
Un dettaglio sfuggito agli autori del quiz ha acceso l’attenzione degli esperti: dietro la domanda incriminata si nasconde un errore scientifico rilevante, segnalato dagli ornitologi che hanno ricostruito l’avvistamento reale e spiegato perché la distinzione tra le due specie sia tutt’altro che marginale
In occasione della puntata dell’Eredità dedicata ai campioni di venerdì 29 maggio 2026 è stata posta una domanda sbagliata a tema ornitologico. Il presentatore Marco Liorni, durante il gioco delle date tenutosi attorno alla metà del programma, ha chiesto alla concorrente Eleonora quando è stato avvistato un raro esemplare di aquila imperiale iberica (Aquila adalberti) in provincia di Pisa. Le date proposte dal quiz erano quattro: 1969, 1986, 1998 e 2017. La concorrente, dopo qualche momento di riflessione, ha detto “'69”, sbagliando apparentemente la risposta. Il presentatore, infatti, dopo aver sottolineato l'eccezionalità dell'evento e ricordato che accorsero numerosissimi fotografi naturalisti e appassionati di birdwatching per vedere l'animale «perché ci sono soltanto 400 coppie al mondo di questa specie di aquila», ha corretto Eleonora sottolineando che questo avvistamento è avvenuto nel 2017. Peccato però che quell'anno non è stata vista alcuna aquila imperiale iberica in provincia di Pisa. L’uccello rapace protagonista di questo avvistamento era infatti una ben più comune aquila imperiale (Aquila heliaca), una specie distinta.
Le differenze tra le due specie e la rarità dell’aquila iberica
Gli ornitologi hanno separato le due aquile dal punto di vista tassonomico negli anni Novanta del secolo scorso, dopo accurate indagini morfologiche e genetiche. Sebbene molto simili – l'aquila imperiale iberica è stata a lungo una sottospecie dell'imperiale – si tratta di due animali differenti, esattamente come lo sono la berta maggiore (Calonectris diomedea) che vediamo nel Mar Mediterraneo e la berta maggiore atlantica (Calonectris borealis) delle isole oceaniche, dunque simili ma “speciate” a causa della separazione geografica. L'aquila reale iberica è molto più vulnerabile e localizzata, tra la Penisola Iberica e il Marcco. Ecco perché un avvistamento in Italia è considerato raro e prezioso.
La segnalazione di EBN Italia e l’intervento di Luciano Ruggieri
La domanda errata all'Eredità, molto probabilmente, è sfuggita alla stragrande maggioranza del pubblico, ma è stata notata da chi di ornitologia se ne intende davvero, ovvero EBN Italia, la principale organizzazione di birdwatching del nostro Paese, che ha fatto notare lo sbaglio in un post su Instagram. Fanpage.it ha contattato il presidente dell'associazione, Luciano Ruggieri, che ha dato ulteriore contesto a questo evento curioso e significativo. Sin troppo spesso, infatti, gli animali vengono trattati come argomento di serie B con tutte le conseguenze del caso.
Le dichiarazioni di Ruggieri (parte da lasciare intatta)
«All’Eredità capita spesso di assistere a domande su parole rarissime, etimologie improbabili, curiosità linguistiche e nozioni così specifiche da lasciare perplessi perfino gli esperti del settore. Venerdì scorso è stata scelta dagli autori una domanda sulla prima osservazione di Aquila imperiale iberica in Italia. Si chiedeva l’anno preciso», evidenzia Ruggieri. «Fa sempre piacere vedere l’ornitologia arrivare in prima serata su Rai 1, ma in questo caso la domanda dell’Eredità contiene un errore piuttosto significativo. L’esemplare osservato in provincia di Pisa non è mai stato accertato come Aquila imperiale iberica (Aquila adalberti), specie endemica della Penisola Iberica e tra i rapaci più rari d’Europa», ha aggiunto l'esperto. «La documentazione fotografica e le successive valutazioni degli esperti – prosegue – hanno portato invece all’identificazione come Aquila imperiale (Aquila heliaca), specie diversa e ben distinta. È un dettaglio che può sembrare marginale al grande pubblico, ma per chi si occupa di ornitologia rappresenta una differenza importante sotto il profilo biogeografico e conservazionistico. Sarebbe auspicabile che, quando si trattano argomenti naturalistici così specifici, gli autori si confrontassero con fonti specialistiche o con le associazioni competenti. In un’epoca in cui si parla tanto di fake news, fa un certo effetto vedere una “fake bird news” arrivare addirittura in un quiz televisivo nazionale!».
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