Hantavirus Andes, allerta globale: caccia ai contatti dei passeggeri sbarcati in anticipo. Oms: «Incubazione lunga, rischio nuovi contagi»
La nave da crociera MV Hondius in viaggio verso le Canarie. Una hostess di volo ricoverata in Olanda. Il bilancio al momento è di 8 casi segnalati e 3 morti. Il 24 aprile a Sant’Elena scesi circa 30 passeggeri. Bassetti: «Preoccupato per tre ragioni tra cui la letalità»
Cresce l’attenzione internazionale sul focolaio di hantavirus scoppiato a bordo della MV Hondius. E mentre la nave da crociera si avvicina alle Canarie sono 8 i sospetti contagiati, con 3 morti e circa 30 passeggeri che sarebbero sbarcati sull’isola di Sant’Elena dopo la morte del primo contagiato.
L’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) oggi ha confermato nuovi sviluppi e la possibilità che nelle prossime settimane possano emergere ulteriori casi.
Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha spiegato che l’Oms è «consapevole di segnalazioni di altre persone con sintomi» potenzialmente entrate in contatto con uno dei passeggeri, e che il ceppo coinvolto – l’hantavirus Andes – ha un periodo di incubazione che può arrivare fino a sei settimane, rendendo plausibile l’emersione di nuovi contagi.
Quanti sono i contagiati
Intanto si aggiorna il quadro clinico dei passeggeri già evacuati: dei tre trasferiti ieri prima che la nave riprendesse la rotta verso Tenerife, due sono ricoverati in condizioni stabili nei Paesi Bassi, mentre uno è asintomatico e si trova in Germania. L’ottavo caso confermato, segnalato ieri, riguarda un uomo sbarcato a Sant’Elena che, seguendo le indicazioni dell’operatore navale, si è presentato a Zurigo con sintomi: gli Ospedali universitari di Ginevra hanno sequenziato il virus, confermando il ceppo Andes. A bordo della nave, ha precisato l’Oms, nessun altro passeggero o membro dell’equipaggio presenta sintomi. Migliorano anche le condizioni del paziente ricoverato nei giorni scorsi in terapia intensiva in Sudafrica, come riferito da Maria Van Kerkhove, direttrice ad interim del Dipartimento per la prevenzione e la preparazione alle epidemie.
Assistente di volo ricoverata
Intanto un'assistente di volo olandese di KLM è ricoverata in ospedale ad Amsterdam con sintomi da hantavirus e si sta sottoponendo a test. Lo riferisce il ministero della Sanità olandese, citato dai media locali. L'emittente Nos spiega che la donna era entrata in contatto a Johannesburg, in Sudafrica, con la 69enne olandese che è poi deceduta a causa del virus il giorno successivo. L'assistente di volo presenta sintomi lievi ed è in isolamento. La stampa olandese riporta che la donna infetta è stata a bordo dell'aereo della KLM per un breve lasso di tempo il 25 aprile, ma si è presto deciso che stesse troppo male per volare. Voleva tornare a casa dal Sudafrica, dopo che suo marito era deceduto in precedenza durante una crociera sull'Atlantico sulla nave olandese Hondius. L'imbarcazione è partita dalla costa di Capo Verde ieri sera ed è in viaggio verso le Canarie, dove dovrebbe attraccare sabato.
Passeggeri hanno già lasciato la nave
L'operatore della nave da crociera MV Hondius, la compagnia olandese Oceanwide Expeditions, ha riferito che 29 passeggeri hanno lasciato la nave colpita dall'epidemia di hantavirus il 24 aprile, dopo il primo decesso avvenuto a bordo, sbarcando sull'isola di Sant'Elena, nell'Atlantico meridionale. In quella data è stato anche portato via dalla nave il corpo dell'uomo deceduto. In precedenza la compagnia aveva riferito solo che sull'isola di Sant'Elena era stato sbarcato il corpo della vittime e che era scesa anche la moglie, che si era poi recata in Sudafrica, dove è deceduta; finora la compagnia non aveva riconosciuto che diverse altre persone avessero lasciato la nave in quel momento. Oceanwide Expeditions riferisce che le persone che hanno lasciato la nave per tornare nei loro Paesi d'origine erano di almeno 12 nazionalità diverse; ha aggiunto che c'erano anche due persone di cui non si conosce la nazionalità. Precedentemente il ministero degli Esteri olandese aveva stimato il numero delle persone sbarcate sull'isola di Sant'Elena in circa 40; le autorità olandesi non hanno confermato dove si trovino ora gli altri passeggeri che sono sbarcati.
Oms: «Paesi informati dei passeggeri sbarcati a Sant’Elena»
«L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha informato 12 Paesi i cui cittadini sono sbarcati» dalla nave da crociera MV Hondius "a Sant'Elena. Questi 12 paesi sono: Canada, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Saint Kitts e Nevis, Singapore, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti», ha riferito il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus, oggi durante un media briefing. «Inoltre – ha aggiunto – l'Oms sta supportando le autorità sanitarie sudafricane nel rintracciare le persone che si trovavano sullo stesso volo da Sant'Elena a Johannesburg della donna deceduta in seguito» in un pronto soccorso della città sudafricana. Si tratta della donna 69enne moglie del primo passeggero deceduto quando era ancora a bordo della nave.
Il birdwatching in una discarica
Mentre si lavora per gestire il focolaio di hantavirus che ha colpito la nave da crociera MV Hondius e per prevenire l'ulteriore diffusione dell'infezione, «nel frattempo proseguono anche le indagini sulle cause dell'epidemia. Prima di imbarcarsi sulla nave, «i primi due casi» marito e moglie deceduti (lui a bordo della nave e lei all'arrivo a Johannesburg in Sudafrica), «avevano viaggiato in Argentina, Cile e Uruguay per un viaggio di birdwatching, che includeva visite a siti in cui è presente la specie di ratto nota per essere portatrice del ceppo Andes» dell'hantavirus, ha spiegato il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus. L'Oms, ha spiegato il Dg, «sta collaborando con le autorità sanitarie argentine per ricostruire gli spostamenti della coppia e ringrazio il governo argentino per la sua cooperazione, data la sua esperienza e competenza in materia di virus Andes».
L’analisi dell’infettivologo Bassetti
«È una zoonosi che ha già la capacità di trasmettersi da persona a persona», puntualizza Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale Policlinico San Martino di Genova, spiegando a LaSalute di LaPresse le tre ragioni per cui «il focolaio a bordo della nave da crociera è preoccupante e merita la massima attenzione».
«Non è un caso che tutti i quotidiani nel mondo dedichino la massima attenzione all’hantavirus. Punto primo: si tratta della variante andina, l’unica trasmissibile da uomo a uomo che aveva colpito fino ad oggi quasi esclusivamente Argentina e Cile e oggi è uscita da quelle aree», ricorda Bassetti. «La seconda preoccupazione è legata al fatto che l’infezione colpisce polmoni e reni e ha una letalità tra il 30 e il 50%: una persona colpita su due muore. Pensiamo che Covid iniziale aveva una letalità del 3%. La terza cosa che mi preoccupa, e francamente è quella che mi preoccupa di più, è che ci sono numerosi passeggeri che sono usciti da quella nave e hanno girato nel mondo, prendendo aerei, magari treni. Quante persone avranno viaggiato vicino a loro?», si chiede lo specialista. «Parliamo di un’infezione che ha un tempo di incubazione che oscilla da 2 alle 6 settimane e di persone che oggi sono chissà dove e che, magari, stanno entrando in contatto con altri» contribuendo a diffondere il patogeno. Insomma, la situazione per Bassetti è preoccupante, «anche perché le persone che hanno il virus in incubazione sono potenzialmente contagiose». «Di questo hantavirus ancora non sappiamo granché - evidenzia l'infettivologo - ma si tratta di un virus contro cui non abbiamo anticorpi e di cui di certo sentiremo parlare ancora. Insomma, l’hantavirus dovrebbe preoccupare tutti, in particolare le autorità sanitarie. C’è troppa ideologia su questi temi, ma i virus non si fermano in questo modo. E abbiamo già visto che con le pandemie cadono i governi. Insomma, la scienza deve essere lasciata libera», conclude Bassetti.
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