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La battaglia del Cpr: è scontro fra Regione e Governo sul centro per rimpatri in Lunigiana – I motivi

di Barbara Antoni
(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

Il presidente Eugenio Giani guida il fronte dei contrari: «Penalizza il territorio e Pallerone è il luogo meno adatto a ospitarne uno»

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AULLA. Ci è andato di persona, il presidente della Regione Eugenio Giani, a vedere il luogo in Toscana in cui il governo ha intenzione di realizzare un centro di permanenza per il rimpatrio (forse ormai più conosciuto con l’acronimo di Cpr), struttura di detenzione amministrativa in cui vengono trattenuti, fino a diciotto mesi, cittadini extracomunitari privi di documenti regolari o gravati da provvedimento di espulsione in attesa dell'allontanamento dal territorio italiano.

Il luogo individuato per la struttura che andrebbe a sommarsi alle dieci analoghe già presenti in Italia è nel cuore della Lunigiana, a ridosso della zona industriale di Pallerone (comune di Aulla, provincia di Massa Carrara), sulla direttrice che porta al medievale castello di Ponzanello a Fosdinovo, luogo magico – come i tanti altri castelli lunigianesi, del resto – e amatissimo da visitatori italiani e di oltreconfine.

«Proprio qui – spiega Giani – abbiamo pensato uno sviluppo turistico, come Regione insieme ai Comuni della zona. Quando ho visto dove dovrebbe sorgere il Cpr, mi sono cascate le braccia. Inutile che la Regione abbia investito sul miglioramento di questi luoghi, della loro vocazione culturale, sul miglioramento di scuole, palestre, sulla prossima nascita ad Aulla di un auditorium da quattrocento persone che potrà essere centrale per tutta la Lunigiana: progetti ai quali abbiamo destinato risorse regionali. La sensazione che ho provato era condivisa dai sindaci presenti al sopralluogo (tra cui Roberto Valettini, sindaco di Aulla, e Camilla Bianchi, prima cittadina di Fosdinovo, ndr): costruire un Cpr qui significherebbe andare in direzione completamente opposta ai progetti avviati, da parte di tutti c’è un assoluto fastidio».

Non ci sarà accettazione passiva però verso l’ulteriore stoccata sulla Toscana venuta dall’Esecutivo attraverso il ministero dell’Interno. Il presidente della Regione lo dice a chiare lettere: «I nostri uffici legali stanno studiando quale sarà la nostra reazione».

“Cpr no” su tutta la linea o “Cpr no” in Toscana? Il dibattito politico, si è diviso fra più visioni da quando – poche settimane fa – il ministero ha comunicato le sue intenzioni.

La prima è la versione più affine al centrosinistra: no ai Cpr senza se e senza ma perché sono di fatto strutture detentive (qualcuno le ha definite anche “lager”); la seconda, quella fatta propria da una parte di centrodestra: no al Cpr in Toscana perché è la nostra regione che non ha le caratteristiche per sostenerlo. Sì al Cpr in Toscana, invece, per un’altra parte di centrodestra, quella riconducibile a Fratelli d’Italia, più vicina al governo Meloni.

Divisioni emerse in consiglio regionale come in un recente consiglio comunale ad Aulla, assai movimentato, in cui il sindaco, avvocato Valettini, eletto quattro anni fa dai suoi concittadini con una maggioranza di centrosinistra e poi migrato verso il centrodestra che lo ha sostenuto per l’elezione, lo scorso dicembre, a presidente della Provincia di Massa Carrara, ha sposato la linea del «buon amministratore», come ha dichiarato. «Farò di tutto per impedire che il Cpr sia costruito ad Aulla», ha sentenziato Valettini, sindaco presidente che ha già avuto interlocuzioni col ministero e altre ne avrà a breve.

E Giani? «Sono contrario ai Cpr – risponde a domanda diretta il presidente della Regione –, a meno che non vengano riformati. A meno che a strutture di questo tipo non venga assegnato personale adeguato, lo stesso che lavora nei luoghi di detenzione. Non si può pensare che in una località come Pallerone possano stazionare persone che attraggono delinquenza, persone destinate a restare per mesi in un luogo simile, che nei piani del governo dovrebbe essere gestito attraverso cooperative che ottengono gli appalti al massimo ribasso. I luoghi detentivi per legge devono essere gestiti dal ministero della Giustizia. Così come è, la formula del Cpr deve essere assolutamente riformata. Rincaro la dose: questo di Pallerone è in assoluto il luogo meno adatto a ospitarne uno. Sulla Lunigiana, la Regione Toscana punta per riqualificare territorio e servizi».

Tempi precisi sulla realizzazione del Cpr in Toscana, non ce ne sarebbero, almeno al momento. E anche secondo il governatore toscano. «Del progetto ministeriale sono stato informato con una comunicazione sintetica, una mezza paginetta», rivela.

«No, non sono d'accordo – conclude Giani –: come presidente della Toscana, mi opporrò con tutti i mezzi possibili a una scelta così nefasta. La Lunigiana va valorizzata, non penalizzata».

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