Primo maggio in Toscana, l'operaia della Piaggio dà voce ai lavoratori: «In fabbrica tra orgoglio e riconoscenza»
Pamela Vanni ha ricostruito il suo percorso professionale, comune a quello di tanti colleghi, in occasione della visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella
PONTEDERA. Chissà se all’epoca come ieri le parole si sono incrinate dalla stessa emozione. L’operaia Pamela Vanni i cancelli della Piaggio li ha varcati per la prima volta più di trent’anni fa. E ieri ha portare la voce dei suoi colleghi alla platea che accoglie la visita allo stabilimento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della Festa del Lavoro.
«Ricordo ancora il mio primo giorno quando ho varcato i cancelli e sono rimasta colpita dalle dimensioni dello stabilimento – dice Vanni –, dal numero di persone e da tutto quello che c’era da imparare. È stato l’inizio di una nuova vita, avere l’opportunità per me giovane donna di costruirmi un futuro con serietà e dignità». Racconta di essere entrata in azienda molto giovane. «Era la mia prima esperienza in un grande stabilimento industriale. Però questa azienda la conoscevo già, ne sentivo parlare in famiglia ogni giorno soprattutto da mio padre che ci ha lavorato per tanti anni».
La piaggista, così sono chiamati i dipendenti dello stabilimento pontederese, è certa di interpretare il pensiero di tantissimi suoi colleghi. «Qui ho trovato non solo un lavoro stabile, ma soprattutto i valori che mio padre aveva vissuto in Piaggio e avevo respirato in famiglia: serietà, impegno, rispetto e senso del dovere – sottolinea –. In questa azienda non ho trovato solo un lavoro, ma una parte importante della mia vita. Ancora oggi sono soddisfatta e orgogliosa di lavorare in questa fabbrica».
L’icona di questa appartenenza ha le forme della Vespa. «Questa è la fabbrica dove è nata la Vespa, un prodotto che è entrato nella storia di tutti noi – afferma –. La Vespa è cambiata nel tempo, si è rinnovata, ma non ha mai perso la sua dignità. E soprattutto non ha mai perso quella sensazione che ci trasmette quando la vediamo sulle strade: di appartenere a tutti noi. E possiamo dire che è anche il frutto del nostro lavoro. Un lavoro di squadra, che negli anni è cambiato. Siamo orgogliosi anche di come l’azienda sia cresciuta e di come si sia sviluppata, come abbia valorizzato altri marchi storici italiani, Aprilia e Moto Guzzi, e di come abbia acquisito una dimensione internazionale mantenendo un legame con l’Italia e con il nostro territorio».
Vanni non nasconde le difficoltà, ma lo fa indicando il metodo per affrontarle. «In questi anni abbiamo attraversato anche periodi non facili, momenti di crisi e anche di emergenza, com’è avvenuto con la gestione del Covid. È grazie al contributo delle organizzazioni sindacali e dei miei colleghi Rsu, e dal confronto con l’azienda, che sono state trovate soluzioni capaci di risolvere i problemi tutelando e rispettando sempre il lavoro delle persone».
La misura del tutto sta in un sentimento. «Mi sento di esprimere riconoscenza per l’opportunità di crescita che ci è stata data, per la soddisfazione che proviamo nel contribuire a costruire qualcosa di importante, per il lavorare in un gruppo internazionale che ha saputo mantenere un forte legame con l’Italia e con il nostro paese».
