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Servizi segreti e centrale di spionaggio parallela, cosa c'è nell’inchiesta che travolge gli ex 007 italiani

di Redazione web

	L'inchiesta che scuote i servizi italiani
L'inchiesta che scuote i servizi italiani

Le indagini della procura di Roma ricostruiscono il ruolo della “Squadra Fiore”, il gruppo clandestino che avrebbe gestito accessi illeciti alle banche dati e dossier riservati destinati a clienti privati in tutta Italia

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Un’indagine che sembrava circoscritta a un gruppo di ex appartenenti alle forze dell’ordine si sta rivelando molto più ampia e delicata del previsto. La procura di Roma ha infatti accelerato l’inchiesta sulla cosiddetta “Squadra Fiore”, un presunto circuito clandestino che avrebbe utilizzato informazioni riservate degli apparati istituzionali per costruire dossier da vendere a imprenditori, professionisti e intermediari finanziari.

Indagato l’ex numero due del Dis

Tra gli undici indagati compare un nome di peso: Giuseppe Del Deo, già vice direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Per lui le accuse sono pesanti: peculato per circa cinque milioni di euro e accesso abusivo a sistemi informatici protetti. Nel registro degli indagati figurano anche l’imprenditore Carmine Saladino, ex vertice della società Maticmind, e Giuliano Tavaroli, già responsabile della sicurezza di Pirelli e Telecom Italia, coinvolto in passato nello scandalo Telecom‑Sismi. L’inchiesta romana nasce due anni fa, dopo la trasmissione di atti da parte della procura di Milano nell’ambito del procedimento su Equalize. Lunedì 20 aprile i carabinieri del Ros hanno eseguito perquisizioni in diverse regioni.

Dossier riservati in cambio di denaro

Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe creato un vero e proprio mercato parallelo di informazioni sensibili, ottenute violando banche dati protette e poi cedute a pagamento. I compensi, stando alle ipotesi investigative, potevano essere mensili o legati a singole operazioni. Il materiale raccolto sarebbe stato utilizzato per attività di spionaggio industriale o per monitorare persone fisiche. Le accuse contestate, a seconda delle posizioni, includono associazione per delinquere, truffa e accesso abusivo a sistemi informatici.

Il progetto: controllare il settore delle intercettazioni

Gli accertamenti avrebbero inoltre rivelato un obiettivo più ambizioso: concentrare in un’unica “holding” l’intero comparto delle aziende italiane che operano nel settore delle intercettazioni. Un disegno che, secondo gli investigatori, avrebbe permesso al gruppo di esercitare un controllo capillare su un settore strategico. Il Ros ha spiegato che le verifiche hanno fatto emergere anche la rivelazione di atti d’indagine coperti da segreto, sottratti nell’ambito di procedimenti in corso.

Le chat e il linguaggio della “Squadra Fiore”

Un tassello importante arriva dalle migliaia di chat acquisite nell’indagine milanese su Equalize. Da quei messaggi emergerebbe il tono e il metodo del gruppo. In uno dei passaggi citati dagli inquirenti, un componente scriveva: «Se rispetti le regole, i soldi non saranno un problema. Ricordati che loro sanno tutto, anche quello che non dici. Se sei leale, i problemi li risolviamo noi: il fine comune è risolvere i problemi, non crearne». Un linguaggio che, per chi indaga, confermerebbe la struttura organizzata e la consapevolezza del ruolo ricoperto dagli appartenenti alla rete.

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