Il sistema portuale secondo Assiterminal
Il presidente dell’associazione dei terminalisti è intervenuto a Genova all’evento sul ruolo del mare nella crescita economica e occupazionale nel Paese
«I terminal portuali sono l’anello di congiunzione tra due mondi, la nave e le attività logistiche a terra e rendono possibile il passaggio dall’acqua alla terra di tutto ciò che è necessario per sopravvivere, garantendo ogni giorno il funzionamento del sistema economico, la movimentazione di merci e di passeggeri», così Tomaso Cognolato, Presidente di Assiterminal e referente dei porti nel GT Economia del mare di Confindustria coordinato da Mario Zanetti, all’evento: “Genova e Liguria: Capitali del Mare 2026-Il Motore blu della crescita economica e occupazionale”.
Nel suo intervento, Cognolato ha richiamato tre priorità fondamentali per il sistema portuale italiano: meno frammentazione, più chiarezza normativa e una governance condivisa sono le condizioni essenziali per rafforzare la competitività del sistema portuale italiano, a partire dalla tutela del lavoro e della formazione. «Servono regole chiare, uniformi e non interpretabili – ha aggiunto – e oggi, a fronte di 16 Autorità di Sistema Portuale e 58 porti, esistono di fatto 58 modelli regolatori diversi su varie materie, tra cui ad esempio il riferimento di GNL».
«Questa frammentazione – ha proseguito il presidente di Assiterminal - rallenta i processi e riduce l’efficienza. È su questo che dobbiamo intervenire: serve un quadro regolatorio unico, condiviso, che valga per tutti. Non significa uniformare le performance economiche o le specificità operative dei singoli scali, ma definire regole chiare, stabili e non interpretabili. Le norme devono essere applicate, non reinterpretate ogni volta».
Il massimo esponente dell’associazione dei terminalisti ha poi rimarcato che, nonostante sia stata più volte sottolineata dal Governo la centralità strategica delle economie del mare, il percorso avviato sulla riforma della governance portuale non sembra aver seguito fino in fondo questa logica di condivisione, con un provvedimento impostato senza un pieno coinvolgimento degli attori del settore e, a quanto risulta, non ha ancora completato il proprio iter presso la Ragioneria dello Stato.
Per Assiterminal, questa situazione ha di fatto determinato un rallentamento, se non un blocco, di molte iniziative e processi operativi delle Autorità di Sistema Portuale, che si trovano oggi in una fase di attesa e incertezza. Per questo, l’associazione ritiene fondamentale riaprire un confronto strutturato e concreto a livello nazionale, attivando un tavolo di collaborazione che consenta di allineare visione strategica, strumenti normativi e capacità attuativa.
«Condividiamo pienamente – ha aggiunto Cognolato – gli obiettivi indicati dal Governo: rafforzare il ruolo del sistema portuale, renderlo più efficiente e competitivo, e dotarlo di una governance più solida. Ma proprio per questo è necessario che il percorso sia costruito e gestito in modo realmente partecipato. Abbiamo bisogno di una regia centrale forte, ma anche di un impianto che sia condiviso, stabile e immediatamente operativo. Altrimenti, il rischio è quello che stiamo già vedendo oggi: una condizione di incertezza che rallenta le decisioni e indebolisce l’intero sistema».
Riguardo il tema del lavoro è stato poi sottolineato come il percorso di formazione, inserimento e avvio al lavoro sia strutturato e regolato e che in Italia questo sistema si fonda su un pilastro preciso, quello del contratto di lavoro del settore portuale, condiviso tra imprese e organizzazioni sindacali, che nel tempo ha garantito equilibrio, stabilità e continuità operativa.
«Fino a pochi mesi fa, pur nel confronto fisiologico tra le parti sociali – ha spiegato il presidente di Assiterminal – il sistema funzionava: si negoziava, si trovavano accordi e si operava all’interno di un quadro certo. Oggi, però, si è aperta una criticità rilevante, come denunciamo ormai da mesi. Alcuni orientamenti sulla retribuzione feriale drvanti da decisioni in ambito europeo – recepiti progressivamente anche dalla giurisprudenza italiana – stanno producendo effetti che vanno ben oltre i casi specifici per cui erano stati originariamente pensati. Il rischio concreto è che questi indirizzi vengano estesi anche a contesti diversi, andando a incidere su contratti di lavoro strutturati e stabili, come quelli del sistema portuale. Le conseguenze potrebbero essere molto significative, anche in termini economici, con impatti potenziali nell’ordine di centinaia di milioni di euro per il sistema».
«Ma soprattutto – ha concluso Cognolato - viene meno un elemento essenziale: la certezza del diritto. Se un contratto collettivo, legittimamente sottoscritto tra le parti, può essere rimesso in discussione ex post, diventa difficile programmare, investire e garantire continuità operativa. Per questo è necessario un intervento di chiarimento. Serve una posizione unitaria, sia da parte delle organizzazioni sindacali sia da parte del Governo, che ribadisca la validità del contratto e ne tuteli l’impianto. Il punto è semplice: o si riconosce pienamente il valore del contratto collettivo sottoscritto, oppure si apre formalmente un percorso per ridefinirlo. Ma non si può lasciare il sistema in una zona grigia di incertezza».
