Scandalo Keu, la verità dell'ex sindaca Deidda: «Cinque anni nel tritacarne, dopo il proscioglimento ho pianto»
L’ex prima cittadina di Santa Croce sull'Arno racconta le sofferenze causate dall’inchiesta da cui è stata prosciolta: «La politica rifletta: un primo cittadino è davvero garante della salute pubblica?»
Per anni ha sofferto, nel sentirsi rivolgere quelle accuse e nel vederle nei titoli di apertura dei giornali. Lo ha fatto in silenzio, all’interno delle mura familiari. Oggi, però, dopo l’avvenuto proscioglimento dall’inchiesta sui veleni da keu smaltiti in modo illecito, il silenzio non le è più richiesto. E Giulia Deidda, classe 1982, per dieci anni (2014-2024) sindaca di Santa Croce sull’Arno, si sfoga. Comprensibilmente e giustamente.
Come ha reagito alla notizia del proscioglimento? Da chi l’ha appresa?
«Mi trovavo al Palazzo di Giustizia a Novoli, nella maxi aula 32, dove era in corso l’udienza preliminare, a cui ho quasi sempre partecipato, ascoltando le difese di tutti, compresa la mia. La notizia l’ho appresa in diretta, cadendo subito in un pianto di emozione».
A chi la prima telefonata?
«L’ho fatta al mio babbo e alla mia mamma. Sono le persone che hanno sofferto quanto me, se non di più. Poi, ovviamente, ho chiamato il mio compagno Paolo».
Si è sentita con l’ex capo di gabinetto della Regione Ledo Gori? È contenta anche per il suo proscioglimento?
«Anche lui, come me, ha quasi sempre partecipato all’udienza preliminare. Alla fine ci siamo abbracciati. È stato un abbraccio, ci ho ripensato dopo, tra due persone che hanno sempre inteso la politica a servizio dei cittadini e al pensiero di essere accusati di averli traditi ci faceva sempre stare molto male».
A sua figlia, tra qualche anno, come gliela racconterà questa storia?
«Credo che Celeste sappia già tutto. Ero incinta di 5 mesi quando scoppiò l’inchiesta nell’aprile del 2021. Una delle mie più grandi preoccupazioni, se fossi stata rinviata a giudizio, era proprio quella di doverle delle spiegazioni. Credo che ormai le spiegherò tutto quando sarà più grande».
Cos’è stata, secondo lei, la vicenda keu? Come la descriverebbe a qualcuno che non ne sa niente?
«Intanto, la vicenda keu esiste ancora, non è affatto conclusa, ci sono stati dei rinvii a giudizio, anche se l’inchiesta, nel suo complesso, si è molto ridimensionata. La descriverei come un capitolo della storia di Santa Croce sull’Arno rispetto alla ricerca del complesso equilibrio tra lavoro, ambiente e salute. Da sempre questa realtà ha cercato questo equilibrio, basti pensare che in 17 chilometri quadrati insiste una delle attività industriali più inquinanti. Non mi voglio paragonare assolutamente alla grandezza di un sindaco come Adrio Puccini, ma dobbiamo ricordarci che talvolta la storia si ripete, dal momento che lui fu interdetto dai pubblici uffici per la storia del depuratore».
Che i veleni del keu siano stati smaltiti in modo illecito è comunque chiaro: che effetto le fece quando lo scoprì? L’inchiesta ha fatto luce nelle direzioni giuste?
«Da indagata, lo smaltimento del keu non mi ha mai riguardata, perché a mio carico non ci sono mai stati reati ambientali. Avrei voluto sentirlo dire cinque anni fa da qualcuno al posto mio. Purtroppo, il silenzio degli indagati ha pesato anch’esso su questa vicenda. Dovrà essere il tribunale ad accertare i fatti contestati dalla procura. Le risposte ancora non ci sono, ma dovranno esserci, anche per le legittime preoccupazioni dei cittadini. Anch’io sono tra le prime persone che vuole sapere la verità. La risposta agli interrogativi, però, può essere anche politica: siamo sicuri che un sindaco sia messo nelle condizioni di essere realmente il garante dell’ambiente e della salute dei suoi cittadini? Nessun impianto, infatti, viene autorizzato dal Comune; si partecipa alle conferenze dei servizi (a me è capitato più volte) e ci viene richiesta esclusivamente la compatibilità urbanistica di un eventuale nuovo insediamento produttivo o della modifica di questo; non ci arrivano gli esiti di sopralluoghi per qualcosa che non va dagli enti preposti. Questi sono i veri limiti di un sistema di leggi che mi auguro possa cambiare. Spero che dalla vicenda keu si possano trarre degli insegnamenti e che la politica sia obbligata a imporsi riflessioni più profonde. In tutti i documenti dell’indagine (86 faldoni per oltre centomila pagine), non c’è un solo atto firmato dalla sottoscritta».
Quali conseguenze ha avuto l’inchiesta sul distretto conciario?
«È stato un grosso danno d’immagine. Fino al 15 aprile 2021 Santa Croce era sempre portata d’esempio come città all’avanguardia per l’economia circolare e per la sostenibilità ambientale. All’improvviso è diventata la culla di un sistema basato sul malaffare. E questo, sinceramente, non se lo meritava. Ora sta alle istituzioni l’opera di ricucitura e di rilancio del nostro distretto».
Quali conseguenze, invece, ha avuto sul piano politico? Pensa che abbia influito sul ribaltone in favore del centrodestra avvenuto nei comuni di Santa Croce e Castelfranco?
«Parlo di Santa Croce. Credo che quando si perdono delle amministrative per 39 voti (in concreto venti persone che preferiscono uno schieramento anziché l’altro) non debba esistere una sola responsabilità. La strumentalizzazione politica che è stata fatta di quest’inchiesta ha influito insieme ad altri fattori, perché se fosse stata determinante, il Comune l’avremmo perso per almeno mille voti».
Ha mai nutrito dubbi sul corso della giustizia? Ha mai pensato che potesse rientrare tra i rinvii a giudizio?
«Non lo potevo escludere, non perché non fossi convinta della mia innocenza, ma perché forse per provarla talvolta c’è bisogno di passare attraverso un giudizio apportando prove e testimonianze. La variabile, per me, era solo il tempo: uscirne cioè ora, con l’udienza preliminare, oppure dopo, in seguito a un processo. Nei confronti della giustizia non ho mai avuto dubbi, nei confronti delle indagini direi invece di sì, li ho avuti. Mi spiego meglio: nelle 11-12 telefonate al centro delle intercettazioni si dicevano delle cose, ma chiaramente, estrapolate da un contesto storico e di relazioni, queste vengono alla fine fraintese. La telefonata, quella che fece scalpore, in cui mi si dice “sono venuti i carabinieri del Noe per il keu”, è stata presentata ai cittadini come una base di sostegno all’ipotesi che la sottoscritta avesse preso questo materiale e fosse andata a gettarlo dove è stato gettato. Quindi, ho nutrito dubbi sulla tipologia d’inchiesta su di me, sugli strumenti utilizzati per farmi poi iscrivere nel registro degli indagati».
La sua vicenda ha influito sul suo comportamento di voto al recente referendum?
«Ho votato convintamente No, perché credo che la riforma non potesse aggiustare i limiti enormi che ci sono nel sistema giudiziario. Ho vissuto in prima persona una giustizia che non funziona. Pensiamo ad esempio all’aula in cui poter celebrare un’udienza preliminare, che nel mio caso è durata ben due anni. Ebbene, si è aspettato così tanto perché c’è solamente un’aula in grado di ospitare così tante persone. La proposta referendaria non avrebbe inciso minimamente sui problemi della giustizia».
È cambiato il suo giudizio nei confronti dei giornalisti e degli organi di stampa dopo la vicenda che l’ha vista protagonista?
«Da sempre ho avuto un grande rispetto per i giornalisti e per gli organi di stampa. La cosa che però mi ha sconvolta è quella di sapere che gli atti, che la sottoscritta ha dovuto attendere per i tempi dell’iter processuale e pagare, erano fin da subito in mano ai giornali. Mi ricordo benissimo che a novembre 2022, in occasione della chiusura delle indagini, risposi a un giornalista che mi chiedeva un commento: “Se avessi il decreto, potrei anche rispondere. Ma non ce l’ho”. Ho aspettato e ho pagato per avere la disponibilità, insieme ai miei legali, degli atti in cui mi si accusava, mentre la stampa, già nell’aprile 2021, era in grado di riportare i testi delle intercettazioni. E questa è una vera stortura».
Che giudizio dà dell’attuale amministrazione comunale di Santa Croce?
«Mi sembra un’amministrazione ancora ossessionata dalla mia presenza. Invece di concentrarsi su di me, potrebbe risolvere tanti problemi che ci sono. Si sceglie sempre la strada più comoda, quella di dare le colpe a chi c’era prima senza provare a mettere a punto delle soluzioni. È un’amministrazione immobile, che gestisce la quotidianità. Mi sarei aspettata di più da chi diceva che era tutto facile e tutto possibile. Per fortuna, rispetto alla gestione dei servizi principali, non hanno cambiato una virgola».
E invece cosa pensa della situazione a livello nazionale? Meloni ce la farà ad evitare elezioni anticipate?
«Per la prima volta il governo è davvero in crisi. Penso che si vorranno evitare le elezioni anticipate. Quantomeno penso che prima di andare al voto, Meloni voglia arrivare a una riforma elettorale, ovviamente in suo favore».
Il campo largo sperimentato in Toscana può essere anche secondo lei il modello a cui il centrosinistra dovrebbe ispirarsi per le Politiche 2027?
«È sicuramente un modello da seguire. Ci sono numerosi esempi in cui questo ha funzionato. Nel nostro piccolo anche la storia di Santa Croce ci insegna che le coalizioni danno quel valore aggiunto che può poi portare a un buon governo».
Ha deciso cosa farà da grande? Deidda resterà definitivamente lontana dalla politica?
«La passione per la politica non può esaurirsi. Non mi vedo senza politica. Ci sono tanti modi di farla, ne ho sperimentati tanti (sia a livello politico, nel Pd, che a livello istituzionale). Cosa farò ancora non lo so, ma non mi pongo limiti. Sicuramente la politica farà sempre parte della mia vita».
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