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Toscana al voto, sfida infuocata nei capoluoghi: centrosinistra diviso, la destra fiuta il sorpasso – Nomi, previsioni e scenari

di Libero Red Dolce

	La mappa del voto in Toscana 
La mappa del voto in Toscana 

Una certa litigiosità pervade ancora il Campo Largo e lo stesso Pd. Mentre la destra - non esente da divisioni e screzi - vuole provare un paio di colpi grossi per riprendere il lungo cammino verso la grande ossessione: strappare al prossimo giro la Regione agli eterni “rossi”

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È un turno elettorale di un certo peso quello che si giocherà alle amministrative in Toscana il 24 e 25 maggio: tre capoluoghi di provincia (Prato, Pistoia e Arezzo), due comuni di rilievo (Viareggio e Cascina) e altri quindici comuni chiamati a rinnovare le amministrazioni. Un giro di giostra nel quale il centrosinistra, a guardare i numeri delle sindacature uscenti, ha più da perdere degli avversari. Che sono «leggermente avanti per la prima volta nella storia», come sussurrano quasi increduli. Una certa litigiosità pervade ancora il Campo Largo e lo stesso Pd. Mentre la destra - non esente da divisioni e screzi - vuole provare un paio di colpi grossi per riprendere il lungo cammino verso la grande ossessione: strappare al prossimo giro la Regione agli eterni “rossi”.

Biffoni e lo stallo pratese

La partita più golosa e numericamente significativa si giocherà a Prato. Nel secondo comune più popoloso della Toscana, commissariato dopo il coinvolgimento della ex sindaca Pd Ilaria Bugetti in una vischiosa inchiesta di corruzione, tutto ruota intorno a un nome: Matteo Biffoni. Il campionissimo di preferenze delle ultime elezioni regionali ha ancora il dente avvelenato per l’esclusione da ogni incarico di rilievo nella giunta Giani bis. Ma in città è un talismano: «Con lui si vince», «contro di lui si perde» sono le frasi che rimbalzano. Solo che Biffoni nicchia, tentenna, fa parlare Giani per lui – «serve una novità» – smarcandosi un po’. Lo descrivono come tentato, ma non troppo sicuro di “imbrigliarsi” a un terzo mandato dopo i due consecutivi in città. E con le Politiche alle porte c’è da capire quali sono le intenzioni. Altri nomi ci sarebbero, ma niente che scaldi troppo i cuori (e le urne). Prato è emblematica di una situazione generale del Pd in Toscana. Il partito è diviso da faide antiche, solcate da una divisione lungo la linea schleiniani-riformisti. Biffoni, che di questi ultimi è esponente di spicco, sarebbe una garanzia in termini elettorali ma la sua parte non accetterebbe una segreteria provinciale a trazione Schlein. Il centrodestra spera di approfittare dell’impasse, con molti che vorrebbero mettersi nelle mani di Chiara La Porta, già salvatrice della patria accettando la candidatura in consiglio regionale rinunciando allo scranno romano. Con buona probabilità l’indicazione del partito qui spetterà al suo partito, Fratelli d’Italia, ma sia la Lega che Forza Italia hanno i loro nomi: rispettivamente Claudio Stanasel e Rita Pieri.

Il vantaggio della destra

Il centrodestra ha un vantaggio: ha definito la situazione di Pistoia, dove il partito di Meloni ha fatto un passo indietro lasciando spazio alla forzista Anna Maria Celesti. A quel punto uno almeno (o forse entrambi) gli altri capoluoghi andranno a Fratelli d’Italia e per chiudere un comune alla Lega (tra le piazze contese non vanno dimenticate Viareggio e Cascina). A sinistra risponderanno, forse, con Giovanni Capecchi, docente universitario e profilo di sinistra. Gli ex sindaci di area dem però non hanno molto apprezzato il nome e spingono per candidare una donna, Simona Laing. Anche qui, niente unanimismo. Nell’ultimo capoluogo, Arezzo, è invece il Pd ad aver giocato d’anticipo. Il nome scelto è forte, quello dell’ex assessore regionale Vincenzo Ceccarelli. E l’umore è alto per una reconquista del comune. Sulla città ha aspirazioni la Lega (con Mario Agnelli), anche se si lavora anche su un’ipotesi con il sindaco uscente, il forzista Alessandro Ghinelli. E poi c’è Viareggio, la grande polveriera. Il Pd ha deciso di ignorare la candidatura spontanea dell’ex sindaco di Camaiore, Alessandro Del Dotto, e punta dritto su Federica Maineri. Si andrà alle primarie, perché la coalizione ha altri nomi e quello di Maineri crea qualche mal di pancia interno. La destra è lo specchio riflesso: metà degli appartenenti ai tre partiti vorrebbero andare con il progetto civico lanciato dall’attuale sindaco Giorgio Del Ghingaro, l’altra metà no. Ogni partito è diviso in due e la quadra sarà complicata. Anche perché in città, Vannacci e il suo partito hanno creato più caos che altrove.

La tendenza a dividersi

A Cascina il Pd riconferma Michelangelo Betti, la destra invece avrebbe trovato la quadra su un nome, ancora non divulgato. Mentre tra le Apuane, a Montignoso, c’è meno tranquillità, perché il Pd ha deciso di negare le primarie alla coalizione (Avs le vorrebbe) e andare con un suo candidato. La vittoria dovrebbe essere a portata di mano, ma il Campo Largo dimostra di essere a tenuta alterna. A dimostrarlo è Sesto Fiorentino, la “Stalingrado di Toscana”, dove la lista di Avs incoronò Lorenzo Falchi sindaco (ora consigliere regionale) con percentuali bulgare. Damiano Sforzi, assessore uscente della Lista X Sesto, al momento non ha un sostegno compatto nella coalizione. Se una parte di Sinistra Italiana lo appoggia, nel partito non mancano esitazioni sull’ipotesi di primarie, mentre gli ecologisti di Ecolò - altra componente di Avs - chiedono di poter esprimere un proprio candidato e di aprire il confronto. Anche nel Pd il clima è tutt’altro che sereno: una quota significativa degli iscritti spinge per la vicesindaca uscente Claudia Pecchioli, ma la proposta non convince i vertici cittadini. Difficile che possano perdere anche qui, ma la tentazione di scindersi in “migliaia di microscopici partiti comunisti indistinguibili che cambiano continuamente nome e forma”, come nell’indimenticabile imitazione di Fausto Bertinotti di Corrado Guzzanti, è sempre presente. La destra soffre meno questo virus e, seppur con una Lega azzoppata, guarda e si organizza. Si parte da un 9-6 per il centrosinistra (al netto dei civici). A maggio il pallottoliere si aggiornerà.

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