Isee, scattano i controlli automatizzati: cosa rischia chi sbaglia la compilazione
Inps e Agenzia delle Entrate ora dialogano in tempo reale, incrociando informazioni che fino a pochi anni fa richiedevano controlli manuali o verifiche a campione
Dal 2026 cambia radicalmente il modo in cui viene verificato l’Isee. Con l’avvio della Piattaforma Digitale Nazionale Dati, Inps e Agenzia delle Entrate dialogano in tempo reale, incrociando informazioni che fino a pochi anni fa richiedevano controlli manuali o verifiche a campione. Il risultato è un sistema che individua immediatamente incongruenze, omissioni e dichiarazioni non corrette.
Controlli immediati sulla Dsu
Quando un cittadino presenta la Dichiarazione Sostitutiva Unica, il documento non resta più in attesa di verifiche successive: il sistema digitale confronta all’istante quanto dichiarato con i dati fiscali, patrimoniali e anagrafici già presenti nelle banche dati pubbliche. La Dsu precompilata, inoltre, attinge automaticamente alle informazioni fiscali e finanziarie disponibili, riducendo la possibilità di errori ma anche di “dimenticanze” strategiche.
Come funziona la nuova piattaforma
La Piattaforma Digitale Nazionale Dati consente a Inps, Agenzia delle Entrate e anagrafi comunali di condividere informazioni senza richiedere documenti aggiuntivi ai cittadini. Scuole, università, Comuni ed enti che erogano prestazioni possono accedere ai dati necessari per verificare l’Isee in modo immediato, senza passaggi intermedi.
Incroci tra anagrafe, fisco e rapporti finanziari
Il nuovo sistema non si limita a controllare redditi e patrimoni dichiarati.
Le informazioni vengono confrontate con:
- l’Anagrafe nazionale della popolazione residente, per individuare nuclei familiari reali e smascherare residenze o separazioni fittizie
- l’Agenzia delle Entrate, che monitora redditi, conti correnti e rapporti finanziari
- i registri del Pra e dell’Aci, per verificare la presenza di auto di lusso, moto di grossa cilindrata o imbarcazioni
Dal 2026 entrano nel calcolo anche criptoattività e valute virtuali, che diventano parte integrante del patrimonio mobiliare da dichiarare.
Patrimoni all’estero e scambio di informazioni
Il nuovo quadro normativo consente controlli immediati anche sui beni detenuti fuori dall’Italia, grazie alla cooperazione tra amministrazioni fiscali dei diversi Paesi. Un patrimonio non dichiarato all’estero può essere individuato con la stessa rapidità di un conto corrente nazionale.
Dichiarazioni infedeli: rischi e conseguenze
Con un sistema di verifica così capillare, omettere un reddito o un bene diventa molto più rischioso. Se l’Isee risulta non veritiero, il Fisco può recuperare le somme indebitamente percepite entro cinque anni dalla presentazione della Dsu. Nei casi più gravi, quando l’irregolarità configura un comportamento fraudolento, può scattare anche l’ipotesi di truffa ai danni dello Stato, con tempi di prescrizione che arrivano fino a sette anni.
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