Il Tirreno

Livorno

La protesta

Treni bloccati sulla Tirrenica, rimborso beffa per i viaggiatori lasciati per 12 ore sotto la pioggia

di Martina Trivigno

	Alcuni passeggeri sotto la pioggia fuori dalla stazione di Santa Severa
Alcuni passeggeri sotto la pioggia fuori dalla stazione di Santa Severa

L’ira dei passeggeri livornesi: «Abbandonati tutta la notte, daremo battaglia». Trenitalia fa sapere di aver già provveduto a rimborsare la metà del biglietto come previsto dalla legge

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LIVORNO. Non si accontentano dei 6,30 o dei 15 euro di rimborso previsti dalla legge. Non dopo ore di attesa sotto la pioggia, con valigie e bambini al seguito, fuori dalla stazione, sull’Aurelia, senza alcun riparo. Così ora un gruppo di passeggeri livornesi è pronto a dare battaglia a Trenitalia. Il motivo? Tra domenica e lunedì scorsi sono rimasti bloccati a Santa Severa, vicino Civitavecchia, per le conseguenze dello stop alla circolazione dei treni imposto dalle verifiche sulla spalletta di un ponte crollata.

La società ferroviaria fa sapere di aver già avviato le procedure per corrispondere i rimborsi dei biglietti, come previsto dalla normativa vigente in caso di ritardi e disservizi. Ma per chi ha vissuto quella giornata, spiegano, non è una questione che si possa chiudere con poche decine di euro.

Il viaggio di rientro verso Livorno si è trasformato in un’odissea. Il treno fermo, le informazioni frammentarie, le ore che passano senza certezze. Fino alla decisione di salire su uno dei bus sostitutivi partiti da Santa Severa, che hanno portato i passeggeri prima a Civitavecchia e poi, solo dopo ulteriori attese, verso casa. Molte ore dopo l’orario previsto. E, come raccontato dal Tirreno, un bambino di dieci anni è andato in ipotermia.

«Intanto stiamo chiedendo una consulenza a un’associazione di consumatori e anche a un legale – spiegano i passeggeri – perché 6,30 euro o 15 euro non possono essere considerati sufficienti. Non si tratta solo del biglietto: c’è stato un disagio reale, pesante, che ha inciso sulle nostre vite». C’è chi aveva impegni di lavoro, chi una coincidenza da rispettare, chi familiari ad aspettare. E soprattutto la sensazione, raccontano, di essere rimasti sospesi, senza assistenza adeguata e senza risposte chiare. «Non è solo una questione economica – aggiungono – ma di rispetto».

Benedetto Tuci, presidente regionale del Movimento consumatori della Toscana, spiega quali potrebbero essere i prossimi passi. «Innanzitutto è fondamentale valutare se c’è stato un danno effettivo. Non parliamo soltanto del rimborso automatico previsto dalla normativa europea sui ritardi, ma di eventuali ulteriori danni subiti dai passeggeri – sottolinea – . A quel punto possiamo attivare i canali di conciliazione oppure rivolgerci al giudice».

Non solo. «Un altro strumento da valutare – aggiunge Tuci – è quello della class action, qualora si ravvisino i presupposti. Se il disagio ha coinvolto un numero significativo di persone e vi sono elementi comuni, si può ipotizzare un’azione collettiva».

Per ora Trenitalia ribadisce di aver agito nel rispetto delle regole, avviando i rimborsi previsti. Ma la partita, per i viaggiatori livornesi, è tutt’altro che chiusa.

«Non vogliamo fare polemica a tutti i costi – concludono – ma non possiamo far finta che sia stato solo un ritardo qualsiasi. È stata una giornata che non dimenticheremo facilmente».

E adesso, tra carte, richieste formali e valutazioni legali, la disavventura dei passeggeri bloccati a Santa Severa potrebbe trasformarsi in un caso destinato a far discutere. Perché a volte il prezzo di un biglietto non racconta fino in fondo il costo di un viaggio.

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