Il Tirreno

Toscana

L'intervista

Mostro di Firenze, una nuova pista parte dall'omicidio di una prostituta: «Ecco i tre elementi che possono collegare i casi»

di Federico Lazzotti

	Il delitto di Scopeti del 1985, la scena dell'ultimo massacro attribuito al Mostro. A dx Mattia Alfano, l’avvocato che ha presentato l’esposto in Procura
Il delitto di Scopeti del 1985, la scena dell'ultimo massacro attribuito al Mostro. A dx Mattia Alfano, l’avvocato che ha presentato l’esposto in Procura

La ricostruzione L’avvocato Mattia Alfano ha presentato un esposto alla procura di Firenze: «Il killer di Clelia Cuscito è vivo. Il movente? Il mondo della pornografia è la chiave di tutto»

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Il numero di telefono di Clelia Cuscito, prostituta uccisa con 15 coltellate il 14 dicembre 1983, trovato in tasca a Stefano Baldi, ammazzato il 22 ottobre del 1981 con la fidanzata Susanna Cambi in uno dei delitti (quello di Travalle di Calenzano) attribuiti al Mostro di Firenze. E ancora un fazzoletto intriso di sangue sulla scena del crimine agli Scopeti, altro delitto del Mostro, uguale al gruppo sanguigno («molto raro») rinvenuto su un reperto che Clelia aveva in mano quando è stata trovata nella sua abitazione in via Gian Paolo Orsini.

Sono questi due degli elementi che collegherebbero il delitto irrisolto di 43 anni fa con il più grande mistero della cronaca nera italiana. Ne è convinto l’avvocato Mattia Alfano, a tal punto da presentare giovedì un esposto alla Procura di Firenze, suggerendo una serie di accertamenti da fare sulla base di quella che è la teoria a cui Alfano è arrivato insieme al giornalista Matteo Calì e al consulente Loris Bonacci Martinelli. «Nel leggere le carte dell’omicidio di Clelia, abbiamo trovato forti assonanze con almeno due degli omicidi attribuiti al Mostro – spiega l’avvocato – La soluzione del caso proposta potrebbe gettare nuova luce sui delitti del Mostro».

Il delitto di Cuscito fa parte di una serie di quattro casi irrisolti di prostitute uccise a Firenze tra il 1982 e il 1984: si tratta di Giuliana Monciatti, ex ballerina di 40 anni, uccisa con una trentina di coltellate in via dell’Anconella; Giuseppina Bassi, 55 anni, ex modella trovata strangolata in una casa vicino alla stazione di Santa Maria Novella; Luisa Meoni, 42 anni, trovata uccisa nel suo appartamento di via della Chiesa. Periodo in cui il Mostro era già diventato l’incubo delle coppiette.

Avvocato possibile che per quasi 43 anni questo elemento non sia mai emerso?
«Questa persona che noi indichiamo come possibile sospettato del delitto aveva rapporti stretti con Clelia, diversamente da quello che dichiara agli inquirenti. Anche perché non viene identificato con il proprio nome ma con un alias».

Quindi avete pensato anche a un possibile movente?
«La nostra ipotesi è che i delitti siamo legati dall’elemento della pornografia. In quegli anni era vietata la produzione. A casa di Clelia vennero trovate 46 cassette pornografiche e tre video registratori».

Un po’ poco per collegare questo delitto al mostro.
«Noi abbiamo dato delle indicazioni alla Procura a cui spettano gli accertamenti. Però c’è un elemento interessante. A casa di Clelia c’erano 14 milioni di lire in contanti che l’assassino non toccò, portando via solo due pagine di un’agenda».

Per il delitto di Clelia è mai stato indagato qualcuno?
«Giancarlo Lotti (uno dei “compagni di merende” insieme a Pietro Pacciani e Mario Vanni, ndr) ma la sua posizione fu archiviata dopo la sua morte».

Quindi l’assassino di Clelia che sarebbe anche il Mostro ed è ancora vivo?
«Nell’esposto abbiamo fatto il nome, all’epoca aveva una quarantina di anni e abitava nel Fiorentino. È evidente che ci sia un filo che collega queste vittime. Che si tratti di collegamento occasionale o diretto spetta agli inquirenti dirlo. Io mi auguro che venga quantomeno fatta giustizia per Clelia facendo quegli accertamenti che non sono stati fatti allora».

Però il delitto di Clelia è avvenuto con un coltello mentre gli omicidi del Mostro sarebbero collegati alla famosa Beretta calibro 22.
«Il male ha tante metodologie. In ogni caso il medico legale che fece l’autopsia su Clelia disse che la tipologia di forza era compatibile col Mostro».

Ha visto la serie su Netflix? In quel caso è la pista sarda l’ipotesi principale.
«Certo che l’ho vista. A mio avviso la serie non sbaglia a individuare una serie di soggetti con una perversione che è il filo conduttore di questa ipotesi investigativa».

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