Prato, morto nel “residence dei delitti”: ferito l’amico, ipotesi omicidio. Nello stesso hotel venne uccisa Denisa
I due da tre settimane abitavano nel residence. Il decesso risalirebbe a un paio di giorni prima. Sequestrati due biglietti
PRATO. Adesso sarà inevitabile ribattezzarlo il “residence dei delitti”: due cadaveri in poco più di due mesi, un omicidio conclamato e un altro che ancora non lo è ufficialmente ma gli assomiglia molto. Il Residence Ferrucci di Prato, nell’omonima via, è tornato sotto i riflettori nel primo pomeriggio di oggi, quando in una stanza al primo piano dello stabile è stato trovato il corpo senza vita di Maurizio Drovandi, pratese di 51 anni, impiegato di banca morto forse da un paio di giorni, con numerose ferite da arma da taglio. Nella stessa stanza c’era il suo amato Teo, un rottweiler di grossa taglia, e un altro uomo in stato confusionale, anche lui con ferite da arma da taglio ma abbastanza superficiali.
Sarà lui, Marco Vitali, 55 anni, a raccontare che cosa è successo quando sarà interrogato dal sostituto procuratore Carolina Dini, titolare delle indagini.
È il “residence dei delitti”, quello di via Ferrucci, perché sempre lì, nella stanza proprio davanti a quella in cui ieri hanno fatto irruzione i poliziotti della squadra mobile, nella notte tra il 15 e il 16 maggio il romeno Vasile Frumuzache ha ucciso Maria Denisa Paun, l’escort romena di 30 anni il cui corpo senza vita, decapitato, sarà trovato il 4 giugno accanto a un casolare disabitato in località Panteraie a Montecatini. Lo stesso Frumuzache che l’anno scorso aveva ucciso un’altra escort sua connazionale, Ana Maria Andrei, il cui cadavere è stato trovato il giorno dopo a pochi metri da quello di Denisa.
Due fatti di sangue che non hanno alcun collegamento l’uno con l’altro, se non di essere accaduti a distanza di pochi metri l’uno dall’altro, in quel corridoio anonimo dove spesso alloggiano le escort in trasferta o chi cerca un po’di intimità al riparo da sguardi indiscreti. Questo probabilmente cercavano Marco e Maurizio. Agli inquirenti risulta che i due uomini avessero preso alloggio nella stanza al primo piano del residence da una ventina di giorni, all’inizio di luglio. Non si sa che cosa abbiano fatto in queste tre settimane, ma sembra che all’interno della stanza sia stata trovata un po’di droga.
Non è stato per niente facile entrarci, però. Testimoni raccontano che la polizia era sul retro del residence Ferrucci prima delle 11. Gli impiegati che lavorano ai piani superiori dello stabile avevano avvertito un odore pungente che non faceva presagire niente di buono. Si è poi capito che all’interno della stanza da dove arrivava l’odore c’era un rottweiler parecchio agitato. Così è stato necessario far arrivare sul posto un veterinario che ha provato a calmare l’animale sedandolo. Le operazioni sono andate avanti a lungo fino a quando finalmente il cane è stato fatto uscire dalla stanza e davanti agli occhi dei poliziotti si è aperta una scena splatter: il corpo senza vita di Maurizio Drovandi, sangue sui muri, escrementi, Marco Vitali in stato confusionale, un coltello sporco di sangue, Nel registro del 118 i soccorsi sono registrati alle 14. 02, tre ore dopo l’arrivo dei primi poliziotti in via Ferrucci. Per Drovandi non c’era più nulla da fare da tempo. Il decesso potrebbe risalire a un paio di giorni prima, quando dal suo telefono cellulare è partito l’ultimo messaggio.
Al momento la Procura non esclude alcuna ipotesi, dall’omicidio seguito da un tentato suicidio a un tentativo di doppio suicidio che è riuscito solo a metà, a un malore seguito da un tentato suicidio. Sembra che nella stanza siano stati trovati anche due biglietti, forse indirizzati ai familiari dei due uomini, ma scritti con la stessa calligrafia. Potrebbe averli scritti Marco Vitali dopo la morte di Drovandi, ma non è sicuro.
Una donna che vive al piano di sopra dice di aver sentito un tonfo in corrispondenza della stanza al piano di sotto intorno alle 7 di ieri mattina, quando il suo cane ha iniziato ad abbaiare, ma non gli ha dato eccessivo peso. Poi solo silenzio, nessun urlo, nessun rumore di colluttazione. Quasi certamente la tragedia si era già consumata.
L’ipotesi del malore però sembra quella più debole, perché nessuna richiesta di aiuto è arrivata dalla stanza davanti a quella dove a maggio Maria Denisa Paun ha passato la sua ultima notte.
L’addetto alla reception del residence, di nuovo alle prese coi poliziotti dopo le difficili giornate tra maggio e giugno, si allontana infastidito in sella alla sua moto e nel corridoio al primo piano restano i poliziotti della Mobile e quelli della Scientifica, impegnati a raccogliere tutti gli elementi utili per chiarire il caso. Ma la verità la sa soltanto il cinquantenne ora ricoverato in ospedale.
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