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Inps, in pensione si va più tardi: l’età media ora sale a 64,8 anni

Inps, in pensione si va più tardi: l’età media ora sale a 64,8 anni<br type="_moz" />

Presentato il report annuale alla Camera. Fava: «Il sistema è solido»

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Roma La nuova quota 103 – 62 anni e 41 di contributi – ma anche gli incentivi per restare al lavoro e la possibilità dello smart working per alcune categorie spingono in alto l’età media per la pensione, un balzo da 64,2 a 64,8 anni in un anno, secondo i calcoli dei ricercatori dell’Inps, mentre l’età media di uscita in pensione di vecchiaia è di 67, 2 anni e quella per l’anticipata è di 61, 6 anni. Nel 2024, lo stock di pensioni è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2023. I pensionati in Italia sono circa 16, 3 milioni, di cui 15, 7 pensionati Inps, il 51% donne, l’importo lordo della spesa pensionistica era di circa 364 miliardi di euro, di cui 355 miliardi di euro per pensioni erogate dall’Inps. È la fotografia del sistema pensionistico italiano che emerge dal Rapporto annuale Inps, presentato alla Camera. «Un sistema solido», secondo il presidente Gabriele Fava, che però deve fare i conti con «la transizione demografica in corso e richiede scelte coraggiose capaci di contrastare e governare il graduale invecchiamento della forza lavoro e la contrazione di circa 5 milioni di persone in età lavorativa entro il 2040». Un sistema che negli anni è stato modificato più volte dai governi di turno ed è destinato a cambiare ancora. Al momento il governo sembra intenzionato a congelare un nuovo aumento di 3 mesi che potrebbe scattare per effetto dell’aumento delle aspettative di vita e nel caso sarà uno dei temi della prossima manovra. «Facciamo e faremo una valutazione su tutti quelli che sono i parametri di tenuta del sistema – spiega la ministra del Lavoro Marina Calderone – . Al momento non abbiamo una determinazione di dare corso all’innalzamento dell’età pensionabile».

Sebbene rappresentino la quota maggioritaria sul totale dei pensionati (il 51%) , le donne percepiscono il 44% dei redditi pensionistici, ovvero 161 miliardi di euro contro i 204 miliardi degli uomini: l’importo medio lordo mensile è aumentato del 4,4%, 2.180,93 per i gli uomini, 1.610,36 per le donne. L’8,5% dei pensionati a un anno dall’uscita lavora ancora, come emerge da una indagine a campione dell’Inps: il 21,6% tra i pensionati del settore agricolo, il 19,2% tra gli ex artigiani e commercianti e il 27,4% tra i pensionati di altri enti e gestioni previdenziali. Per quanto riguarda i salari, i numeri evidenziano come le retribuzioni contrattuali non seguano l’aumento dei prezzi: c’è un «vistoso disallineamento con l’inflazione», si legge nel Rapporto, con una distanza calcolata in oltre 9 punti in 5 anni. Sono 27 milioni i lavoratori, dipendenti e indipendenti, obbligati ai versamenti previdenziali, con un incremento di circa 400mila unità rispetto al 2023 (+1,5%) e di circa 1,5 milioni rispetto al 2019 (+5,9%) , con «una perdurante e vigorosa ripresa dell’occupazione, accompagnata da segnali di crescita anche sul fronte retributivo», si legge nel Rapporto, ma «nonostante questi sviluppi positivi, l’Italia continua a registrare valori al di sotto della media europea, soprattutto per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile».l

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