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Infortuni nel calcio, l'allarme dei medici parte dalla Toscana: «Si gioca troppo e si rovinano le carriere. E in provincia non va meglio»

Infortuni nel calcio, l'allarme dei medici parte dalla Toscana: «Si gioca troppo e si rovinano le carriere. E in provincia non va meglio»

Castellacci, ex medico della Nazionale di calcio: «Le lesioni al crociato sono diventate molto più frequenti, bisogna intervenire sul calendario»

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VIAREGGIO. Il grido di allarme è forte. E dalla sala dell’hotel Esplanade, nel cuore di Viareggio, rimbalza in tutta Italia fino ai tavoli della Figc, della Fifa e della Uefa, ovvero le massime autorità quando si tratta dell’organizzazione di eventi calcistici nazionali e internazionali. «Si giocano troppe partite, troppi tornei e troppi eventi nel calcio odierno. Così non potranno che esserci sempre più infortuni, a volte con conseguenze molto gravi e impattanti sulla salute stessa dei giocatori sia nel breve periodo che anche dopo la fine delle loro carriere».

A parlare è il dottor Enrico Castellacci: ex medico della Nazionale azzurra, direttore del dipartimento di medicina dello sport, fisioterapia e medicina rigenerativa del San Rossore Sport Village di Pisa (oltre che responsabile del reparto di ortopedia e traumatologia della casa di cura San Rossore), nel corso del 30esimo congresso nazionale della Libera associazione medici italiani del calcio (LamiCa), che si è tenuto negli ultimi due giorni a Viareggio, è stato rieletto presidente per altri quattro anni. Con un mandato chiaro che si regge su tre pilastri: difendere la salute dei calciatori, attestare la credibilità e la professionalità dei medici sociali nel calcio (e nello sport, più in generale) e migliorare la prevenzione degli infortuni, sia sui campi professionistici che in quelli di provincia «dove a volte – conferma Castellacci – si vivono, specialmente a livello amatoriale, situazioni al limite, dove non è prevista nemmeno l’ambulanza e dove purtroppo avvengono per questo anche tragedie che non possono che scuotere, a livello mediatico, le coscienze di tutti quanti noi».

Un calendario infernale

Le parole del dottor Castellacci sembrano delineare un quadro drammatico. Ma a dargli ragione ci sono i dati che sono sotto gli occhi di ogni tifoso di calcio italiano: basta guardare all’attuale serie A per vedere che, sulle 20 squadre che compongono la massima categoria nazionale, si contano ad oggi ben 88 giocatori infortunati. Alcuni con acciacchi “di routine”, altri per i quali la stagione si può purtroppo già definire chiusa: eclatanti i casi di Zapata (lesione del crociato anteriore, del menisco mediale e di quello laterale per il giocatore del Torino) e il più recente del difensore della Juventus Bremer (lesione del crociato per lui, probabile rientro per giugno 2025).

«Il nostro timore – dichiara Castellacci – è che aumentino sempre più se non si decide di rivedere il calendario e ridimensionare gli impegni a cui i giocatori vengono sottoposti. Ormai – commenta l’ex medico della Nazionale – si gioca praticamente ogni giorno tra campionato, coppe nazionali, coppe continentali, mondiali per club e impegni con le squadre nazionali. È un ritmo insostenibile per chiunque». Soprattutto, questo calendario forsennato «riduce drasticamente i tempi dedicati agli allenamenti, e quindi peggiora la tenuta fisica dei giocatori che sono più predisposti ad infortunarsi, e a infortunarsi in maniera più grave. Ad esempio – spiega Castellacci – una ricerca statistica tra le squadre di serie A conferma che ogni due anni ciascuna squadra della massima categoria ha almeno un giocatore con una lesione al crociato, molto più rara anche nel recente passato».

Il business comanda

Ma Castellacci non si fa illusioni. «Il mio, e quello di tutti i miei colleghi, è un appello destinato a cadere nel vuoto – commenta – perché il business che muove il calcio viene anteposto dalle stesse autorità internazionali alla salute dei giocatori. Non per questo però – dichiara – smetteremo di lottare su questo punto: già lo scorso anno, con il presidente dell’associazione italiana calciatori Umberto Calcagno, abbiamo firmato un documento per tutelare i calciatori e chiedere un ridimensionamento del calendario e anche all’estero, ad esempio in Premier League, ci sono calciatori di peso che hanno iniziato a manifestare il loro disappunto per questi ritmi a cui sono sottoposti. Inoltre questo – annuncia – sarà anche uno dei punti principali su cui baserò il mio nuovo mandato quadriennale come presidente dei medici sportivi del calcio».

I controlli in provincia

Ma il calcio non è solo club di prima fascia e stadi platinati. «Ci sono anche i campi di provincia – dichiara Castellacci – dove la prevenzione si fa sempre più importante. Se nei club di serie A i reparti medici hanno tutti gli strumenti per garantire la dovuta prevenzione ai loro atleti, nei dilettanti si ha a volte solo il certificato di idoneità medico-sportiva a tutelare i calciatori. Ed è già un elemento fondamentale – ricorda il presidente della LamiCa – ma servono maggiore attenzione e controlli per monitorare queste situazioni e prevenirle. In Italia fortunatamente abbiamo protocolli molto rigidi che impediscono a giocatori con problemi cardiaci di scendere in campo – conclude – purtroppo all’estero non è così: un giocatore come Eriksen, che gioca con un defibrillatore sottocutaneo dopo l’arresto cardiaco subito agli Europei del 2021 in Italia non potrebbe farlo. Bisognerebbe unificare questi protocolli per evitare che i giocatori escano dai nostri confini, rischiando poi la vita sui campi». l


 

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