Il Tirreno

Toscana

Lucca

Ammazzato a calci, il beagle Toby è morto dopo 48 ore di agonia. I sospetti dei proprietari

di Luca Tronchetti

	Il cane ucciso a Lucca
Il cane ucciso a Lucca

Denuncia della famiglia che cerca testimoni: «Forse si è imbattuto in cacciatori senza scrupoli»

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LUCCA. Uno o più calci sferrati con una violenza e una cattiveria inaudita hanno ucciso un “bracchetto” di piccola taglia diventato la mascotte dei cacciatori della Piana di Lucca: Toby, 10 anni, un festoso beagle che non aveva mai fatto del male a una mosca. Ogni domenica mattina, nel corso dell’attività venatoria, il cagnolino faceva il giro dei capanni del bosco che si trova tra i comuni di Altopascio e Porcari. Scodinzolava, come per salutare, ricevendo da tutti il meritato biscotto per poi tornarsene nella casa padronale. Domenica Toby sul suo cammino ha incontrato uno o più sconosciuti che con un’inconcepibile crudeltà e ferocia con la punta di una scarpa o più verosimilmente di uno stivale gli hanno provocato la rottura dell’intestino e danni irreversibili a un rene. La povera bestiola – operata da un veterinario di Lucca – è morta 72 ore quell’azione barbara.

Caccia ai responsabili

Proprio ieri (mercoledì ) la proprietaria del piccolo bracco ha presentato un esposto-denuncia contro ignoti ai carabinieri di Capannori. Il dolore per la perdita dell’animale è stato forte, ma ciò che preme maggiormente a Claudia Petri è cercare cacciatori-testimoni che quella domenica mattina dalle 8 alle 9,30 si trovavano nel bosco del Padule di Porcari – al confine con Badia Pozzeveri frazione di Altopascio – e possono aver visto persone aggirarsi tra le frasche non per cacciare tordi, colombacci, sasselli e quaglie. Ma per dare uccidere esemplari di conigli selvatici che lì proliferano in abbondanza. «È l’unica spiegazione che riesco a darmi. – dice Claudia Petri – Possiedo cinque cani, ma Toby era l’unico che lasciavo libero perché in tanti anni non ha mai creato problemi. Un cagnolino tranquillo, docile e mansueto, amico di tutti i cacciatori che possiedono un capanno in questa area. Certo, come tutti i beagle rincorreva i piccoli animaletti che pullulano in questa zona e in particolare i conigli selvatici. Toby deve aver puntato qualche minilepre, averla inseguita ed essersi imbattuto in cacciatori senza scrupoli a cui magari ha abbaiato. É stata la sua fine». Una denuncia che deve servire da monito per maggiori controlli: «Gli spari arrivano a 50 metri da casa. C’è il rischio che per errore qualche colpo attinga i miei familiari. Da anni nessuno controlla: vorrei che la zona venisse monitorata».

Una lunga agonia

Toby, dopo i calci ricevuti, ha avuto la forza di tornare nella sua cuccia: «La sera abbiamo visto che non mangiava e abbiamo creduto nel bosco avesse trovato qualche carcassa di animale e non avesse fame. Lunedì mattina mi sono resa conto che stava male. L’ho caricato in auto e l’ho portato a uno studio veterinario a S. Anna. L’ecografia ha confermato che doveva essere operato d’urgenza. Dopo un’ora mi hanno chiamato dicendomi che gli ematomi prodotti erano relativi alla rottura dell’ansa intestinale e anche i reni avevano subito danni. E non si trattava di traumi da schiacciamento causati da una macchina che l’aveva investito. Qualcuno lo aveva colpito in maniera pesante con un calcio al fianco. Le flebo si sono rivelate inutile: in 48 ore Toby è spirato». 


 

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